Roma, tra "Affittopoli" e l'arrivo delle spoglie di Padre Pio

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Guardian, Handelsblatt, Financial Times, Les Echos, Abc
Roma, tra "Affittopoli" e l'arrivo delle spoglie di Padre Pio

Appartamenti del Comune di Roma affittati a pochi euro al mese

Londra, 3 feb - (Agenzia Nova) - Da una ricerca sui quartieri centrali di Roma, riferiscono i quotidiani britannici "The Guardian" e "The Telegraph", è emerso che 574 appartamenti di proprietà del Comune sono stati dati in affitto a canoni inferiori a quelli di mercato, in alcuni casi a prezzi "ridicolmente bassi": ad esempio, meno di 25 euro al mese per un appartamento con vista sul Foro romano. Il commissario straordinario, Francesco Paolo Tronca, ha ordinato una revisione dei contratti.

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Bini Smaghi: nuova responsabilità per l'Italia

Berlino, 3 feb - (Agenzia Nova) - In un contributo per il quotidiano "Handelsblatt", l'economista e presidente della banca Societé Générale, Lorenzo Bini Smaghi, vede crescere l'importanza dell'Italia nell'eurozona. "A otto anni dall'inizio della crisi, la stabilità dell'eurozona è ancora precaria: i Paesi della moneta unica continuano a viaggiare su binari a diverse velocità". La politica monetaria, sottolinea Bini Smaghi, sembra essere l'unico strumento della politica economica, ma non nasconde i propri limiti: fatica a riportare il tasso di inflazione a livelli di normalità e trova degli ostacoli nella trasmissione del credito all'economia reale. Inoltre, il ricorso a strumenti non convenzionali di politica monetaria comporta altri rischi. L'applicazione delle regole europee "è stato problematico e asimmetrico". I risultati delle nuove governance, sottolinea l'economista, "non sono soddisfacenti": nei paesi più deboli il rapporto deficit/Pil è costantemente peggiorato; in paesi come Francia e Italia le riforme strutturali sono state adottate con una certa riluttanza; paesi come la Germania, con un surplus eccessivo della bilancia commerciale, non hanno accettato di discutere un appianamento della loro eccedenza sotto forma di investimenti. La politica italiana di bilancio, sottolinea Bini Smaghi, non può trascurare l'obiettivo di una riduzione del deficit: l'applicazione sistematica di clausole di flessibilità senza uno sguardo attento sul rapporto deficit/Pil "sarebbe un ostacolo verso il rafforzamento del processo di una ripartizione dei rischi". Dalle trattative con Bruxelles, comunque, l'Italia può trarre vantaggi su due fronti: responsabilità nazionale da una parte e maggiore coesione europea dall'altra. La combinazione tra questi due aspetti, conclude l'economista, "permetterebbe all'Italia di assumente un ruolo centrale nei negoziati in Europa".

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L'Italia batte dei record per la sua emissione di titoli a 30 anni

Parigi, 3 feb - (Agenzia Nova) - L'Italia ha fatto un gran colpo sul mercato del debito sovrano europeo: ha raccolto 9 miliardi di euro a 30 anni nel quadro di un piazzamento sindacato; e non soltanto è la prima creazione di un nuovo prodotto di tale durata in Europa in Europa negli ultimi dodici mesi, ma è anche il record assoluto di ammontare raccolto in zona euro con un'unica emissione a 30 anni. Inoltre l'operazione non ha avuto alcuna difficoltà a trovare compratori, al contrario: 350 investitori si sono fatti avanti e la domanda ha superato i 25 miliardi di euro, cioè tre volte più dell'offerta! Conseguenza di questo afflusso di compratori, il costo di questo debito per l'Italia non è stato che del 2,76 per cento, il più basso rendimento mai pagato dal paese per titoli di questa durata.

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I deboli dati sull'occupazione accrescono le preoccupazioni per la ripresa italiana

Londra, 3 feb - (Agenzia Nova) - I modesti dati sull'occupazione alimentano la preoccupazione sulla ripresa italiana, riferisce il "Financial Timems". Il tasso di disoccupazione in Italia è rimasto invariato all'11,4 per cento a dicembre, lo stesso di novembre, mentre quello complessivo dell'eurozona è sceso. Ci sono anche delle note positive, comunque: il calo della disoccupazione giovanile, al 36,5 per cento, il livello più basso da tre anni, e l'aumento dei contratti a tempo indeterminato.

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Il Vaticano si prepara ad accogliere le spoglie di Padre Pio

Madrid, 3 feb - (Agenzia Nova) - Roma si prepara ad accogliere le spoglie di Padre Pio, uno dei santi più venerati d'Italia. Il prossimo 6 febbraio papa Francesco celebrerà una giornata del giubileo in onore del Santo di Pietralcina. Tra l'8 e il 14 febbraio, i resti del frate cappuccino saranno esposti presso la Basilica di San Pietro.

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Panorama internazionale

 

Il segretario di stato americano John Kerry con il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni (foto LaPresse)


 

Il segretario di Stato Usa Kerry mette in guardia dall'espansione dello Stato islamico in Libia

Washington, 3 feb - (Agenzia Nova) - I progressi nella lotta contro lo Stato islamico (Isis) in Iraq e Siria stanno costringendo gli estremisti a ripiegare, ma questi ultimi potrebbero creare una nuova roccaforte in Libia, ha avvertito il segretario si Stato Usa John Kerry a Roma. La Capitale italiana ha ospitato ieri, per la seconda volta, un incontro ministeriale teso a fare il punto degli sforzi della coalizione internazionale a guida statunitense che si è data la missione di debellare l'Isis. “Come tutti sanno, quel paese è ricco di risorse”, ha dichiarato Kerry in riferimento alla Libia. “L'ultima cosa che vogliamo è un falso califfato in grado di accedere a miliardi di dollari in proventi petroliferi”. Sia Kerry che il suo omologo italiano, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, hanno confermato l'espansione del gruppo terroristico nel paese nordafricano, e si sono impegnati a “continuare a monitorare gli sviluppi sul campo, ed essere pronti a sostenere il governo di accordo nazionale nei suoi tentativi di garantire la pace e la sicurezza al popolo libico”. Kerry ha espluso un intervento militare statunitense in Libia a breve termine Proprio la prudenza che domina le parole di Kerry, e più in generale l'attitudine passiva di Washington e dei suoi principali alleati nei confronti della minaccia terroristica, suscitano però le critiche del quotidiano statunitense “Washington Post”. In un editoriale eloquentemente intitolato “Mentre Kerry pontifica i siriani muoiono di fame”, la direzione del quotidiano riprende le parole del segretario di Stato Usa riguardo le atrocità perpetrate in Siria ai danni dei civili, per poi puntare l'indice proprio contro l'amministrazione presidenziale di cui Kerry è esponente di primo piano: “Sfortunatamente – scrive la direzione del quotidiano – è la gestione della crisi siriana da parte dell'amministrazione Obama ha consentire che vengano perpetrati tali crimini di guerra”.

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Libia, per il momento nessun intervento militare

Parigi, 3 feb 09:34 - (Agenzia Nova) - A dispetto della crescente presenza in Libia dello Stato islamico (Isis), i 23 paesi della coalizione anti-Isis che si sono riuniti a Roma martedì 2 febbraio hanno assicurato che un intervento militare on è all'ordine del giorno. Quanto invece ai progressi della coalizione in Iraq ed in Siria, è stato fatto il punto con un certo ottimismo: mentre infatti i miliziani islamisti erano in forte espansione all'epoca dell'ultima riunione in Italia della coalizione, 10 mila raid aerei più tardi il segretario di Stato Usa John Kerry ieri ha dichiarato che da allora è stato strappato al loro controllo il 40 per cento del territorio iracheno ed il 20 per cento di quello siriano. "Nessun trionfalismo" ha tuttavia messo in guardia il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni: un cessate-il-fuoco in Siria è ancora lontano e la guerra contro l'Isis sarà ancora lunga; tantopiù che un nuovo fronte si annuncia in Libia. Lo stato islamico, che controlla la città di Sirte dal giugno del 2015, non ha smesso di rafforzarsi nel paese nordafricano: ora dispone da 3 a 5 mila combattenti ed approfitta delle difficoltà di veder nascere un governo libico di unità nazionale. Nei giorni scorsi sono circolate voci di un imminente intervento militare in Libia da parte di Francia e Regno Unito, ma sono state smentite dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius; e questo rassicura l'Italia, che desidera calmare gli "ardori interventisti. "Roma punta esclusivamente sulla carta diplomatica e gli Stati Uniti l'appoggiano per controbilanciare l'attivismo di francesi ed inglesi" spiega l'esperto di geopolitica Germano Dottori citato dal quotidiano francese "Les Echos": il motivo è che "ad ogni aumento della tensione i pozzi petroliferi gestiti in Libia dall'Eni vengono presi di mira e si assiste ad una recrudescenza dei flussi migratori". Ma Mais l'utilizzo di truppe speciali sul terreno e una campagna di bombardamenti aerei in Libia sul modello di quella condotta in Iraq e Siria resta un'opzione per la coalizione internazionale, nonostante le smentite di Fabius e di Kerry. "L'Italia allora non potrebbe sfilarsi, soprattutto nel caso che un tale intervento avvenga in un quadro di legalità internazionale" afferma Dottori; e si è già preparata allo scenario peggiore trasferendo a Trapani, in Sicilia, 4 cacciabombardieri Amx.

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Francia, si estende la radicalizzazione islamica

Parigi, 3 feb - (Agenzia Nova) - Sale la febbre della radicalizzazione islamica che ha colpito la Francia: secondo l'ultimo bilancio ufficiale stabilito alla fine della scorsa settimana e rivelato in esclusiva oggi mercoledì 3 febbraio dal quotidiano conservatore "Le Figaro", ben 8.250 persone sono state segnalate come "radicalizzate" su tutto il territorio nazionale contro le 4.015 del marzo scorso. Insomma in meno di un anno sono raddoppiate le persone segnalate dal loro stesso entourage, dalle forze dell'ordine (polizia e gendarmeria) e dagli istituti scolastici a causa della loro deriva identitaria o per aver fatto apologia del terrorismo o ancora per aver manifestato ostilità alle istituzioni democratiche. La sola piattaforma del "numero verde anti-jihad", creata dal ministero dell'Interno nell'aprile 2014 per arginare l'emorragia delle partenze di giovani francesi verso la Siria e l'Iraq, nell'ultimo anno ha permesso di individuare 4.590 profili "inquietanti", con un'esplosione del 48 per cento in undici mesi: nel marzo del 2015 aveva raccolto la segnalazione di 3.100 casi. Tra le persone che nel periodo considerato hanno abbracciato l'ideologia islamista i minorenni sono circa il 20 per cento, cioè 1.632 giovani con meno di 18 anni: e circa la metà sono ragazze, ben 867. Del resto, secondo servizi segreti francesi, 218 donne adulte e 51 minorenni in questi anni hanno raggiunto le fila dello Stato islamico in Iraq e Siria (Isis), attratte dalle prospettive da "Mille e Una Notte" fatte balenare dalla propaganda jihadista e che invece una volta sul posto si trovano di fronte ad una condizione di schiavitù sessuale, raggruppate in falansteri femminili o date in spose ai combattenti. L'allarme causato da questi dati è alla base del progetto di prolungamento per altri tre mesi dello stato di emergenza, che il governo francese discuterà oggi: "Ci troviamo di fronte ad un vivaio di jihadisti di cui non conosciamo affatto l'estensione" spiega infatti una "fonte ministeriale" citata anonimamente dal "Figaro".

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I negoziatori di Usa e Ue raggiungono un accordo per la protezione dei dati dei cittadini

Washington, 3 feb - (Agenzia Nova) - Stati Uniti e Commissione europea hanno raggiunto un accordo sul trasferimento dei dati con l'obiettivo di “proteggere efficacemente i diritti dei cittadini europei”. Lo ha annunciato il commissario alla Giustizia dell'Unione Europea, Vera Jurova, che ha illustrato i termini dell'intesa nel corso di una conferenza stampa congiunta col vice presidente della Commissione, Andrus Ansip. Il nuovo accordo segue la bocciatura del precedente accordo sul “Safe Harbor” (“approdo sicuro” dei dati, ndr) da parte della Corte di Giustizia europea, lo scorso ottobre. Le perplessità in merito alle tutele dei dati personali dei cittadini europei erano sorte in particolare dopo lo scoppio dello scandalo “datagate”, nel 2013.

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Ue: nelle mani di Cameron

Berlino, 3 feb - (Agenzia Nova) - La crisi dei profughi ha nascosto completamente una delle operazioni più spinose nella storia dell'Unione Europea: il tentativo del governo britannico di rivedere e modificare i principi della sua appartenenza all'Unione, scrive l'opinionista Nikolas Busse sul quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung". In realtà, sostiene l'opinionista, non c'è nulla da obiettare ai tentativi del premier Cameron di negoziare condizioni più vantaggiose per il suo paese: è diritto di ogni Stato membro e una unione democratica di Stati deve accettarlo. Ma le modalità con cui Londra conduce questa partita, scrive Busse, non sono scevre da rischi. Cameron non ha scelto la strada di una normale procedura legislativa a Bruxelles, che dovrebbe garantire un equilibrio degli interessi all'interno della Ue: con la scelta del referendum, "il premier britannico ha puntato una pistola contro gli altri Stati membri".

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