Renzi vs. Juncker e il fascismo del terzo millennio

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Wall Street Journal, Financial Times, Bloomberg, Echos, Mundo
Renzi vs. Juncker e il fascismo del terzo millennio

Italia contro Germania, l'ultima linea di faglia europea

New York, 19 gen - (Agenzia Nova) - L'Europa è un continente attraversato da tensioni sempre più distruttive: dalla Grecia alla crisi migratoria, passando per la stabilizzazione dell'eurozona, le condizioni della permanenza del Regno Unito nell'Unione, le polemiche riguardo la rispondenza o meno delle riforme adottate dal nuovo governo conservatore polacco agli standard democratici dell'Ue; a questa lista incompleta e sempre crescente, scrive il “Wall Street Journal”, va aggiunta una spaccatura che per l'importanza degli attori in gioco assume un carattere esistenziale per l'intero impianto comunitario: quella tra Italia da un lato e Germania e Commissione europea dall'altro. A 15 anni dall'ingresso dell'Italia nell'euro, scrive il quotidiano Usa, la classe dirigente del Belpaese, tradizionalmente una tra le più convintamente europeiste del paese, si rende conto di disporre di margini politici ed economici sempre più esigui attraverso cui giustificare la permanenza del paese nell'euro. Nelle ultime settimane, la tensione tra Roma, Berlino e Bruxelles ha assunto i contorni di una vera e propria guerra verbale: l'Italia non fa più mistero delle sue posizioni conflittuali con un'Unione Europea avvertita come costantemente sbilanciata a favore del suo partner di maggioranza, la Germania. Le cause della tensione sono molteplici, e attualmente lo scontro si gioca sul campo di battaglia della crisi migratoria: alla base, però, il problema è economico e di bilancio: Roma non riesce più a giocare secondo regole del gioco calibrate secondo le esigenze dei paesi dell'Europa centro-settentrionale, dai bilanci ben più solidi del Belpaese. Sino ad oggi, la politica italiana ha entusiasticamente giocato la carta dell'europeismo nell'attesa di benefici che non si sono mai concretizzati: Berlino e le altre capitali mitteleuropee non hanno alcuna intenzione di spingere l'unione monetaria alle estreme conseguenze, vale a dire l'adozione di un bilancio e di un debito comune a tutti i paesi della zona euro. Il presidente della Commissione europea accusa il premier italiano Matteo Renzi di usare gli attacchi all'Europa ad uso e consumo delle sue esigenze di politica domestica. Quel che è certo, scrive il “Wall Street Journal”, è che anni di recessione e avversità socio-economiche hanno eroso il sostegno degli italiani al progetto europeo: stando agli ultimi sondaggi di Eurobarometer, oggi sostiene l'adesione all'Ue appena il 53 per cento dei cittadini italiani: una dinamica che rischia di erodere i consensi del Partito democratico di Renzi alle elezioni amministrative di giugno, in favore delle principali formazioni euroscettiche: Movimento 5 stelle e Lega Nord. La posizione conflittuale assunta dal premier italiano in Europa, dunque, è mossa da esigenze immediate e contingenti come quella elettorale e quella tutta economica di ottenere un rilassamento delle norme di bilancio per mantenere in vita la flebile ripresa economica del paese. Quella del governo italiano, avverte però il quotidiano statunitense, è una posizione che poggia su un sentimento ormai diffuso all'interno del tessuto comunitario: c'è risentimento, in Italia e non solo, per come Bruxelles ha ignorato nel 2014 il montare della crisi dei profughi nel mediterraneo, trattandola come un problema puramente italiano, per poi recriminare sull'Italia quando la crisi ha raggiunto l'Europa continentale e in particolare la Germania. Ora Roma teme che Berlino ostacoli l'adozione di altre riforme necessarie a rafforzare l'economia europea, ad esempio la creazione di n fondo di garanzia europeo per il settore bancario che è un passo fondamentale verso l'unione bancaria dell'eurozona; Roma è frustrata anche per il silenzio tombale di Bruxelles in merito all'enorme attivo delle partite correnti tedesco, pari a circa l'8 per cento del pil, che è uno dei fattori di squilibrio macroeconomico più rilevanti all'interno dell'area della moneta unica. Renzi, conclude il “Wall Street Journal”, è convinto che la posizione passiva dell'Italia in Europa non abbia fatto gli interessi del paese, che è uno dei principali contributori del progetto europeo ma ha goduto sinora di un peso esiguo nelle decisioni strategiche del blocco comunitario: il premier italiano ritiene che con la sua posizione conflittuale, Roma stia facendo gli interessi dell'Europa, anziché crearle un nuovo problema: tutto dipende però dalla recettività dei suoi interlocutori, che sinora sono parsi piuttosto refrattari alle istanze italiane.

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Renzi alza i toni a Bruxelles

Londra, 19 gen - (Agenzia Nova) - Nella sua visita a Berlino dello scorso luglio il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ricorda il "Financial Times", aveva avvertito che era necessario un nuovo corso per salvare l'integrazione europea; ora, forse percependo che il suo avvertimento è stato ignorato, ha affilato la sua denuncia e alzato i toni sia nei confronti della Germania che della Commissione europea. Le lamentele dell'Italia riguardano diversi temi, dall'immigrazione all'energia, dal bilancio al sistema bancario; soprattutto, il governo ritiene che le regole siano applicate in modo troppo rigido e che si seguano standard diversi per paesi diversi, a vantaggio della Germania.

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Le banche italiane guidano le perdite europee sull'ondata del timore per i crediti deteriorati

New York, 19 gen - (Agenzia Nova) - I titoli azionari delle banche italiane hanno scontato più degli altri in Europa i timori legati al costante aumento della montagna dei crediti deteriorati. Ieri i titoli bancari della Borsa di Milano sono stati i peggio performanti dell'indice europeo Stoxx 600. A guidare le perdite ancora Monte dei Paschi di Siena, oggetto di due piani di salvataggio dal 2009, che ha chiuso la giornata con una perdita del 12 per cento: la tenuta del sistema bancario italiano si prefigura sempre più come un problema sistemico proprio a causa di istituti come Mps e Carige. “La qualità degli asset italiani p ancora al centro dell'attenzione”, conferma Wolfram Mrowets, presidente di Alisei Sim, che tra i fattori di incertezza cita i ritardi nel piano del governo italiano per l'istituzione di una bad bank e lo scontro sempre più acceso tra il premier italiano Matteo Renzi e il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker.

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In Italia, non parlate di "camici bianchi" ma di "camici rosa"

Parigi, 19 gen - (Agenzia Nova) - L’Italia è spesso vista come un paese dove regna il machismo e la gerontocrazia; ma non è affatto così almeno in un settore: quello della medicina. La Penisola infatti detiene un record europeo che va contro i luoghi comuni: il 65 per cento dei medici con meno di 35 anni di età sono donne; e sono donne il 60 per cento degli studenti universitari di medicina: insomma, più che di "camici bianchi" in Italia sarebbe più opportuno parlare di "camici rosa" per indicare il mondo medico. L’empatia è la qualità che è più spesso riconosciuta alle donne, ma questo non le confina affatto nel ruolo di infermiere: anche la professione di chirurgo, un tempo bastione maschile, si è fortemente femminilizzata negli ultimi anni. Non tutto però è rosa: molte dottoresse lamentano la difficoltà di conciliare la vita professionale e quella familiare, con orari difficilmente conciliabili, e questo spiega perché le posizioni più prestigiose siano ancora nelle mani degli uomini; quanto all'aiuto alle giovani madri dunque, l’Italia si ritrova sfortunatamente ancora negli ultimi posti delle classifiche europee. E inoltre quale che sia il sesso dei medici, la professione fa sempre di meno sognare i giovani italiani: nel 2015 sono stati circa 60 mila ad iscriversi alle facoltà di Medicina, contro gli oltre 64 mila del 2013; mentre aumenta il numero dei giovani laureati che fanno le valige per andare all'estero, passati dai 396 del 2009 ai 2.363 nel 2014.

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Italia: CasaPound, il fascismo del terzo millennio

Madrid, 19 gen - (Agenzia Nova) - Tutti i negozi situati lungo via Napoleone III, a Roma, sono gestiti da cinesi e la maggior parte delle persone che transitano di lì sono stranieri. Nella stessa strada ha sede CasaPound, un movimento neofascista italiano favorevole alla chiusura delle frontiere nazionali e al respingimento degli immigrati. CasaPound ha un centinaio di sedi in tutta Italia, venti inaugurate solo nell'ultimo anno. Alcune si trovano proprio nelle zone del paese in cui c'è una maggior concentrazione di immigrati, come Udine e Gorizia, vicino al confine con la Slovenia. CasaPound è il gruppo europeo di estrema destra che si sta diffondendo più velocemente.

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Panorama internazionale

 

foto LaPresse


 

Ue, costosa decadenza

Berlino, 19 gen - (Agenzia Nova) - Il premier conservatore spagnolo ha perso la sua maggioranza. Il nuovo governo di sinistra in Portogallo ha aumentato il numero dei giorno festivi. E il premier italiano si oppone strenuamente al patto di stabilità. E' palese, scrive l'opinionista Alexander Hagelueken sul quotidiano "Sueddeutsche Zeitung": la linea politica della Germania volta alla stabilizzazione dell'euro è sotto pressione. L'idea secondo cui un'unione monetaria funzioni solo come associazione dei riformatori, sta andando alla deriva. Il gruppo di oppositori non conta più solo la Grecia ma sta diventando un movimento di massa. E questa è solo una forza centrifuga nel Continente: per avere più benessere, scrive l'opinionista, l'Unione Europea avrebbe bisogno del coraggio di nazioni volenterose e di una classe dirigente coraggiosa.

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Francia, Valls pensa a misure contro le manifestazioni di boicottaggio dei prodotti israeliani

Parigi, 19 gen - (Agenzia Nova) - Il primo ministro francese, Manuel Valls, lunedì 18 gennaio ha dichiarato di voler prendere misure più stringenti nei confronti delle manifestazioni che fanno appello al boicottaggio dei prodotti israeliani in vendita in Francia: "Penso che i poteri pubblici dovrebbero cambiare atteggiamento nei confronti di questo tipo di manifestazioni" ha detto il premier, secondo cui esse sono parte di un "clima nauseabondo passato dalla critica ad Israele all'antisionismo, e dall'antisionismo all'antisemitismo". Nello scorso mese di ottobre la Corte di cassazione aveva condannato 14 militanti del movimento Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds), facendo così della Francia la sola democrazia al mondo in cui sia vietato l’appello al boicottaggio nei confronti di uno Stato straniero. Parlando ieri davanti all'associazione Amici del Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia (Crif), Valls ha annunciato che "prenderemo decisioni che dimostrino come non si possa più fare qualsiasi cosa nel nostro paese" ed ha reso noto di averne già parlato con il ministro dell'Interno; il premier tuttavia non ha accolto l'invito a "vietare" puramente e semplicemente le manifestazioni di boicottaggio anti-Israele, come aveva invece auspicato presidente del Crif Roger Cukierman. Agli inizi di gennaio un raduno del movimento Bds era stato autorizzato dalla Prefettura di Parigi in Piazza dell'Opéra in occasione di uno spettacolo al Palais Garnier della compagnia israeliana di danza Batsheva: "Quella manifestazione davanti all’Opéra Garnier", ha commentato il primo ministro, "era tanto più assurda in quanto era diretta contro la cultura".

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Regno Unito: Cameron "stigmatizza le donne musulmane" con la politica della lingua inglese

Londra, 19 gen - (Agenzia Nova) - In evidenza sulla stampa britannica il piano annunciato dal primo ministro del Regno Unito, David Cameron, per l'apprendimento dell'inglese da parte delle donne, in particolare musulmane. Venti milioni di sterline finanzieranno corsi indirizzati a un pubblico femminile, in particolare islamico: secondo i dati del governo, 38 mila musulmane non parlano affatto la lingua inglese e 190 mila la parlano in modo stentato. L'iniziativa, volta a contrastare la segregazione e la radicalizzazione, ha suscitato polemiche, soprattutto per la minaccia di espatrio per chi non supera i test. I commenti critici, nell'opposizione politica e sulla stampa, sostengono che il premier avrebbe dovuto inviare un messaggio positivo, puntando sull'emancipazione femminile invece che sul legame tra difficoltà linguistiche ed estremismo.

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Segnali polacchi

Berlino, 19 gen - (Agenzia Nova) - Da giorni la nuova dirigenza polacca sta cercando di inviare all'Europa segnali di pacificazione, scrive l'opinionista Reinhard Veser sul quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung". E' quanto hanno trasmesso anche la visita del presidente Duda a Bruxelles e le recenti dichiarazioni del segretario del Partito Pis, Jaroslaw Kaczynski. E' vero che la diffidenza di fronte a Kaczynski - a causa delle sue continue piroette tattiche - è molto alta. Ma se ci fosse davvero un'opportunità di distensione sia tra Varsavia e Bruxelles che tra i diversi schieramenti politici in Polonia, scrive l'opinionista, il vantaggio sarebbe di tutti. Il problema della Polonia non è la volontà degli esponenti nazionalisti conservatori di cambiare il paese, quanto i loro metodi. "Se rispettassero i principi democratici", scrive Veser, "questo non sarebbe un problema dell'Unione Europea ma solo un normale scontro interno tra governo e opposizione".

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Usa, Obama sotto attacco per i rimpatri di immigrati clandestini

Washington, 19 gen - (Agenzia Nova) - L'amministrazione del presidente Usa Barack Obama sta lavorando freneticamente per contenere le critiche da parte degli attivisti per i diritti dei migranti - una delle aree dell'attivismo politico Usa di riferimento del Partito democratico - a causa dei raid condotti dalle agenzie per l'immigrazione statunitense che hanno portato al rimpatrio di donne e bambini originari del Centro America. Nonostante le operazioni di rimpatrio stiano proseguendo col sostegno dell'amministrazione presidenziale, la Casa Bianca ha annunciato uno sforzo di approfondimento della partnership tra dipartimento di Stato e Nazioni Unite per favorire l'afflusso negli Usa di profughi centramericani che abbiano diritto all'asilo politico.

Continua a leggere l'articolo del Washington Post

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