L'Fbi mette in allerta l'Italia che rafforza i controlli antiterrorismo

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di New York Times, Wall Street Journal, Figaro, Soir
L'Fbi mette in allerta l'Italia che rafforza i controlli antiterrorismo

L'Italia rafforza la sicurezza dei siti storici

Parigi, 19 nov - (Agenzia Nova) - L'Italia ha rafforzato la sicurezza attorno ai siti storici di Roma, del Vaticano ed a Milano dopo aver ricevuto dall'Fbi la segnalazione di possibili attacchi jihadisti: Piazza San Pietro, il Duomo di Milano ed il Teatro della Scala sono tra i possibili obbiettivi segnalati dalle autorità Usa, che hanno anche trasmesso alle autorità italiane informazioni su cinque individui potenzialmente pericolosi attualmente presenti in Italia; le informazioni tuttavia non contengono dettagli su preparativi di specifici attentati.

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L'Italia schiera militari e bandisce i droni per proteggere Roma dalla minaccia terroristica

New York, 19 nov - (Agenzia Nova) - Il servizio di sicurezza a protezione di papa Francesco è stato raddoppiato durante l'udienza generale di ieri (mercoledì) e i Carabinieri hanno presidiato in forze Piazza San Pietro e il Vaticano a seguito dei gravissimi attentati di Parigi di venerdì scorso, rivendicati dall'Isis e seguiti da minacce esplicite a Roma e alla cristianità. Le autorità italiane hanno bandito i droni e chiuso lo spazio aereo sopra la capitale in vista del Giubileo del mese prossimo. Il prefetto di Roma, Franco Gabrielli, ha annunciato ieri che le forze dell'ordine italiane hanno ricevuto mandato di abbattere eventuali velivoli senza pilota che violino le restrizioni imposte dalle autorità. Il governo italiano ha schierato altri 700 militari a protezione di Roma, in aggiunta ai 24 mila agenti già schierati a presidio della capitale, e ha istituito un numero d'emergenza speciale per il Giubileo. Le autorità italiane hanno anche intensificato i controlli presso gli aeroporti e le stazioni ferroviarie, specie nei treni e gli aerei diretti in Francia.

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Mogherini: "L’Ue nel panico per qualche centinaio di profughi? Vergogna!"

Bruxelles, 19 nov - (Agenzia Nova) - Il quotidiano belga "Le Soir" pubblica oggi un resoconto del terzo incontro "Giornate Europee" svoltosi mercoledì 18 novembre a Bruxelles con la partecipazione del presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e l'Alto rappresentante per la Politica estera e di Difesa dell'Unione Europea, Federica Mogherini.

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Renzi: se la Francia ottiene uno sconto dall'Ue per la sicurezza, lo stesso deve valere per l'Italia

New York, 19 nov - (Agenzia Nova) - Se l'aumento della spesa da parte dello Stato francese causato dalle esigenze di sicurezza dopo gli attentati di Parigi otterrà un trattamento speciale rispetto alle norme europee di bilancio, lo stesso dovrà valere per l'Italia: lo ha dichiarato ieri il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, in risposta ai commenti del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, secondo cui Bruxelles non dovrebbe considerare l'aumento del budget destinato alla sicurezza francese alla stregua di spesa ordinaria. “E' chiaro che quel che vale per la Francia vale pure per l'Italia”, ha dichiarato Renzi, riferendosi alle sfide alla sicurezza poste dal Giubileo che si terrà a Roma il mese prossimo e alle minacce esplicite rivolte a Roma e all'Italia dallo Stato islamico. Renzi, che già lo scorso anno aveva chiesto l'esenzione di alcune delle voci di spesa legate alla difesa dai vincoli di bilancio comunitari, ha espresso soddisfazione ieri per l'apparente cambio di sensibilità in materia da parte delle autorità europee.

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Eurozona, con la sua politica espansiva Draghi si sta spingendo in un vicolo cieco

New York, 19 nov - (Agenzia Nova) - Il rallentamento della già modestissima crescita economica dell'eurozona rischia di trasformare il quantitative easing della Banca centrale europea (Bce) in una gabbia, e finirà per dimostrare la sua inefficacia e la piena portata dei suoi effetti distorsivi. E' quanto sostiene il “Wall Street Journal” in un editoriale non firmato, e attribuibile pertanto alla direzione. Tra luglio e settembre – sottolinea il quotidiano – la crescita economica trimestrale dell'eurozona si è ulteriormente ridotta, dallo 0,4 per cento del trimestre precedente allo 0,3 per cento. Il rallentamento ha interessato quasi tutte le principali economie dell'area valutaria, incluse Germania, Italia e Spagna. Il Portogallo ha segnato crescita zero, mentre la Grecia è nuovamente scivolata in recessione. In questo contesto di estrema difficoltà, dettato da un quadro economico globale sempre più fosco, La Banca centrale europea sta già scoprendo sulla propria pelle che il suo piano di alleggerimento quantitativo da mille miliardi di euro è una gabbia che fagociterà sempre più risorse e produrrà risultati sempre più insignificanti. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha già gettato le basi per una nuova espansione del piano di acquisto del debito sovrano, e i prossimi dati econometrici, che si preannunciano deludenti come gli ultimi, lo costringeranno ad agire in quel senso per preservare la propria credibilità. Non è nemmeno un caso – scrive il “Wall Street Journal” - che Draghi abbia riesumato al retorica della svalutazione dell'euro sotto quota 1,10 dollari. Conseguire questo obiettivo sarebbe possibile, ad esempio, abbassando ulteriormente il tasso di deposito della Bce, attualmente a -0,2 per cento. Eppure – sottolinea il quotidiano – sono gli stessi dati macroeconomici che innescheranno la reazione di Draghi a provare il fallimento delle sue politiche monetarie. Le esportazioni calano a causa della crisi delle economie emergenti, e lo stesso fanno i consumi interni: “Continuare a deprimere il valore dell'euro significa sacrificare i consumi reali per inseguire il fantasma delle esportazioni”. La svalutazione dell'euro, infatti, non danneggia i grandi operatori economici e di borsa, che sono più vicini alle “stampanti” della Bce; ma è avvertita dai piccoli e medi risparmiatori, le famiglie e i consumatori in generale, che vedono svalutati i loro salari e i loro risparmi. La lotta alla deflazione, insomma, è condotta a spese dei soggetti economici più vulnerabili. Il risultato paradossale è che la deflazione, anziché calare, tende ad aumentare, dal momento che non è possibile – almeno per ora – costringere le persone a consumare, specie quando vivono uno stato di insicurezza economica. Peraltro, e sfortunatamente per Draghi – scrive il “Wall Street Journal" – ai suoi sforzi di sostegno dell'inflazione si oppone anche, nell'immediato, l'effetto deflattivo del crollo dei prezzi dei carburanti. Una via alternativa esisterebbe, “se solo i policy maker volessero prenderla in considerazione”: “Dal momento che i prezzi dell'energia rappresentano di per sé un incentivo alla spesa, perché non perseguire riforme tese ad abbassare anche i prezzi di altri beni, introducendo maggior competitività nelle economie europee soffocate dall'invasività dello Stato e soprattutto degli apparati normativo burocratici?”. Draghi – ammette il quotidiano – ha rivolto ai governi appelli in questo senso in diverse occasioni, ma sinora “sono in gran parte caduti nel vuoto”. Senza contare che questo approccio contrasterebbe con la narrativa circa gli effetti salvifici dell'inflazione. “Sino a quando la politica continuerà a credere che le politiche monetarie possano bastare a stimolare l'economia senza il bisogno di riforme – conclude l'editoriale – l'Europa correrà il rischio di scivolare ancor più in basso prima di toccare il fondo”.

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Panorama internazionale

Il premier britannico David Cameron (foto LaPresse)


 

Gli europei non si sentono in guerra

Parigi, 19 nov - (Agenzia Nova) - E' con grande prudenza che i dirigenti europei hanno accolto la richiesta di aiuto e la dichiarazione di guerra allo Stato islamico (Isis) fatte dal presidente francese François Hollande davanti al Congresso riunito a Versailles. La Alta rappresentante per la politica Estera e della Difesa dell'Unione Europea, Federica Mogherini, da parte sua ha precisato che si limiterà a coordinare le specifiche richieste di assistenza della Francia, che avverranno comunque su base bilaterale: nessuna decisione giuridica obbligatoria sarà presa a livello europeo e ciascun paese sarà libero di decidere quale tipo di aiuto vorrà portare alla Francia. Secondo la Mogherini, diversi paesi avrebbero già offerto il proprio sostegno sui teatri di guerra in cui la Francia è presente: ma finora sono stati assai avari di dettagli; e comunque la maggior parte dei capi di Stato e di governo dei paesi Ue si sono soprattutto ben guardati dall'adottare la stessa retorica marziale del presidente francese. Il primo ministro italiano Matteo Renzi, ad esempio, ha assicurato alla Francia tutta la sua solidarietà e compassione davanti a questo "attacco militare"; ma ha anche tenuto a precisare che "l'Italia non è in guerra". A mezza bocca Renzi rimprovera alla Francia la sua precipitazione; ed ha evocato apertamente il rischio di una "Libia-bis" in Iraq e Siria: l'Italia infatti ritiene che la Francia sia la prima responsabile del caos post-Gheddafi. Benché i servizi segreti italiani non possano escludere del tutto la possibilità di un attentato a Roma, il presidente del Consiglio tiene a rassicurare gli italiani in vista del Giubileo che a partire dall'8 dicembre sarà ospitato dalla Città Eterna e per il quale sono attesi milioni di pellegrini.

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Francia dopo gli attentati la destra ha perso la bussola

Parigi, 19 nov - (Agenzia Nova) - Dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi, la destra francese ha "perso la bussola" secondo "Le Monde": la destra tradizionale de I Repubblicani (Ir, ex-Ump) infatti, nell'analisi del quotidiano progressista, è stretta tra un Francois Hollande che ha fatto proprie diverse proposte in materia di pubblica sicurezza che erano suo appannaggio e l'estrema destra del Front national (Fn) che si presenta come unico "parafulmine" delle paure e della rabbia dei francesi; è preoccupata dalla possibilità che molti suoi elettori passino al Fn alle imminenti elezioni regionali di inizio dicembre; ed è "strattonata" dalle ambizioni dei suoi "tenori" in vista delle presidenziali del 2017. E' così che secondo "Le Monde", l'atteggiamento dei repubblicani oscilla tra adesione alla "unità nazionale" contro il terrorismo e nella guerra contro l'Isis e la tentazione di sfruttare ogni pretesto per portare acqua al suo mulino elettorale: mostrando un volto becero, come è successo martedì 18 novembre con le urla ed i fischi contro il governo nella seduta di "question time" all'Assemblea Nazionale; e mettendo a nudo le sue divisioni interne non soltanto sui media ma finanche nella riunione del suo ufficio politico. La destra, conclude l'analisi del quotidiano, deve rispettare l'unione nazionale in questo difficile momento del paese; e, per farlo, deve innanzitutto porre fine alla sua stessa disunione.

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Schaeuble valuta l'opportunità di impiegare l'esercito in Germania

Berlino, 19 nov - (Agenzia Nova) - Gli attacchi terroristici di Parigi hanno scatenato un dibattito sulla situazione della sicurezza anche in Germania, e il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble (Cdu) prospetta già l'impiego della Bundeswehr (le forze armate tedesche, ndr) a presidio del territorio nazionale. "Se dovessimo avere una situazione come quella di Parigi, con attacchi simultanei in diverse zone del paese, non so se in questo momento le nostre forze di polizia sarebbero sufficienti", ha dichiarato Schaeuble. Secondo le parole del presidente dei servizi segreti Hans-Georg Maassen, infatti, la minaccia alla Germania da parte delle milizie jihadiste dello Stato Islamico (Isis) è reale. "La Germania è nemica dell'Isis: se l'Isis può colpirci e commettere atti terroristici in Germania, lo farà. Questa è la nostra maggiore preoccupazione", ha dichiarato Maassen.

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Belgio, carcere per i combattenti che tornano dalla Siria

Bruxelles, 19 nov - (Agenzia Nova) - Il primo ministro del Belgio, Charles Michel, oggi giovedì 19 novembre si rivolgerà al Parlamento per la prima volta dopo le stragi di Parigi che hanno rivelato il coinvolgimento di diversi cittadini belgi nelle reti jhadiste attive in Europa. Uno dei punti forti del discorso che il premier farà davanti alla Camera dei Deputati è senza dubbio la proposta che prevede il carcere per quegli individui che si recano in Siria a combattere sotto le bandiere dello Stato islamico (Isis) e che poi fanno ritorno in Belgio: questa misura, decisa dal governo belga la sera di mercoledì 18 novembre, è stata confermata da diverse fonti governative al quotidiano "Le Soir". L’incarcerazione sarà inflitta "il più spesso possibile", ma non sarà automatica: un giudice dovrà decidere in merito e potrebbe anche sostituire la pena della prigione con l'imposizione di un braccialetto elettronico ed una severa sorveglianza degli ex-combattenti belgi dell'Isis. Secondo quanto anticipato da "Le Soir", nel suo intervento Michel dovrebbe fare appello ai partiti politici a superare le divisioni partigiane per affrontare con spirito unitario le scottanti questioni di sicurezza pubblica, mettendo in testa all'agenda politica la cooperazione transnazionale su questa materia. Il primo ministro lancerà anche un appello ai belgi perché non soccombano alla paura, pur riconoscendo che non esiste il "rischio zero": il Belgio deve trovare come armarsi contro questo nuovo nemico. Insomma, riassume "Le Soir": niente psicosi, il governo farà la sua parte; e niente "anime belle", ma neppure imposizione di leggi liberticide.

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Regno Unito: Cameron pronto a bombardare l'Isis in Siria senza un mandato Onu

Londra, 19 nov - (Agenzia Nova) - Il primo ministro del Regno Unito, David Cameron, ha respinto l'idea che una decisione su un'azione militare britannica in Siria debba essere subordinata a una risoluzione delle Nazioni Unite. Nel governo, riferiscono i quotidiani "Financial Times" e "The Independent", cresce la fiducia di poter ottenere i consensi necessari alla Camera dei Comuni, anche se ufficialmente non è ancora prevista alcuna data per il voto sulla questione. Il premier perorerà la causa dell'estensione dei raid anti-Isis, attualmente limitati all'Iraq, all'inizio del mese prossimo, mentre il segretario alla Difesa, Micheal Fallon, sta già cercando di convincere i deputati del Labour a collaborare. L'opzione dei bombardamenti in Siria vede ormai favorevoli vari giornali e commentatori, anche di diverso orientamento politico.

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