E se l'Italia fosse il paese più stabile d'Europa?

La rassegna della stampa internazionale a cura di Agenzia Nova sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Financial Times, Wall Street Journal, Economist, Les Echos.
E se l'Italia fosse il paese più stabile d'Europa?

Italia, Renzi presenta un bilancio espansivo

New York, 16 ott - (Agenzia Nova) - Il governo del premier italiano Matteo Renzi ha approvato ieri la legge di stabilità per l'anno 2016, un provvedimento che introduce una serie di provvedimenti nel senso di un alleggerimento fiscale con l'obiettivo di incentivare i consumi e sostenere la crescita economica. Le misure, finanziate perlopiù attraverso l'emissione di debito, hanno un valore complessivo di circa 27 miliardi di euro, e tra esse spicca la tanto anticipata abolizione della tassazione sulla prima casa e l'innalzamento del limite massimo all'uso del contante a 3.000 euro. Il documento è emblematico della strategia economica espansiva del premier italiano Mattero Renzi, che rischia però di finire in rotta di collisione con l'Unione Europea, preoccupata dall'entità del debito pubblico italiano e dall'assenza di misure decise nel senso di una riduzione della spesa pubblica.

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Renzi sfida Bruxelles con tagli alle tasse per 35 miliardi di euro

Londra, 16 ott 08:31 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha sfidato l'Unione Europea con una manovra finanziaria che privilegia gli sgravi alle tasse rispetto ai tagli alla spesa. Il governo, spiegano i quotidiani britannici "Financial Times" e "The Guardian", sta cercando di sostenere la nascente ripresa economica con una politica fiscale più morbida. La riduzione delle imposte per 35 miliardi di euro in tre anni, però, potrebbe non essere accolta favorevolmente da Bruxelles, soprattutto se non accompagnata da risparmi sulla spesa pubblica.

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L'Italia era sinonimo di instabilità e indecisione. Non sarà più così?

Londra, 16 ott - (Agenzia Nova) - E se l'Italia fosse il paese più stabile d'Europa? L'ipotesi potrebbe sembrare assurda, ma lo è meno dopo l'approvazione di una radicale riforma costituzionale, secondo il settimanale britannico "The Economist". La legge passata in prima lettura al Senato rimuove una caratteristica del sistema politico italiano che da decenni è motivo di frustrazione per i riformatori: il bicameralismo perfetto. Il Senato diventerebbe una camera di cento rappresentanti delle regioni e dei comuni senza potere di veto sulla legislazione. Insieme a una legge elettorale con premio di maggioranza alla Camera dei deputati, ciò potrebbe garantire al paese governi di legislatura.

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Silvio Berlusconi, il crepuscolo del patriarca

Parigi, 16 ott - (Agenzia Nova) - E' stata appena pubblicata la biografia autorizzata di Silvio Berlusconi, scritta dal giornalista britannico Alan Friedman e intitolata "My Way": l'obbiettivo è di rilanciare nell'arena politica l'ex presidente del Consiglio italiano. Ma è un obbiettivo "inimmaginabile" secondo uno dei corrispondenti da Roma del quotidiano francese "Les Echos", Pierre De Gasquet: infatti Berlusconi sta perdendo progressivamente il controllo sulla destra italiana ed a 79 anni per lui è arrivata l'ora di spartire il suo impero tra eredi divisi e non necessariamente all'altezza del compito; mentre nell'ombra avanzano Rupert Murdoch e Vincent Bolloré ad insidiare il primato in Italia dei media berlusconiani.

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Poste Italiane: se il servizio attrae gli investitori non è per la corrispondenza

Londra, 16 ott - (Agenzia Nova) - Poste Italiane, riferisce il settimanale britannico "The Economist", ha iniziato il roadshow in vista della vendita di una quota del quaranta per cento, che potrebbe fruttare tra 7,8 e 9,8 miliardi di euro. Si tratta della più grande privatizzazione in Italia da sedici anni, parte di un più ampio programma col quale il governo spera di inviare un segnale positivo agli investitori stranieri. L'operazione offre anche la possibilità di dimostrare che il servizio postale ha ancora un futuro, nonostante il drastico calo della corrispondenza cartacea: nell'Unione Europea, secondo l'Universal Postal Union, il numero delle lettere consegnate è sceso tra il 2008 e il 2013 da 108 a 86 miliardi. Benché in misura inferiore rispetto ad altri paesi, perché il telefono è sempre stato preferito, anche in Italia la posta è in declino; fioriscono, invece, sulla spinta del commercio elettronico, le consegne dei pacchi.

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Panorama internazionale

 

Ue: il piano delle quote dei migranti è già in crisi

Londra, 16 ott - (Agenzia Nova) - La scorsa settimana, ricorda il quotidiano britannico "The Times", la Commissione europea ha lanciato, davanti alle telecamere, il piano di ricollocazione dei migranti all'interno dell'Ue; il primo trasferimento, dall'Italia alla Svezia, riguardava un gruppo di 33 eritrei. Secondo fonti del giornale, l'operazione è stata tutt'altro che un successo: 14 profughi sono scappati il giorno prima della partenza e i restanti sono stati presi in custodia. Il caso non è isolato: trenta richiedenti asilo siriani hanno rifiutato di essere trasferiti dalla Grecia al Lussemburgo.

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Germania: la prova più dura per Angela Merkel

Berlino, 16 ott - (Agenzia Nova) - La valutazione fatta dalla Cancelliera non si può contraddire: a 60 anni dall'inizio del processo di unità europea, scrive l'opinionista Berthold Kohler sul quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", la coesione dell'Unione viene ancora oggi messa a dura prova, "a volte a durissima prova". La crisi dei profughi è ancora più difficile del dramma greco. I flussi di migranti che stanno arrivando in Europa, stanno causando un rigetto nei e tra i Paesi membri. La Germania è nell'occhio del ciclone e, diversamente dalla crisi dei debiti, molti paesi vicini non seguono più la linea politica del governo Merkel: lo stesso vale anche per un crescente numero di cittadini tedeschi che di fronte alla politica di Merkel non fanno più mistero del loro malessere, che rischia sempre più di esprimersi in maniera radicale.

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Francia, il referendum del Partito socialista sull'unione delle sinistre suscita l'ironia generale

Parigi, 16 ott - (Agenzia Nova) - Debutta oggi in Francia il referendum sull'unione della sinistra che era stato annunciato a sorpresa il 19 settembre scorso dal segretario nazionale del Partito socialista (Ps), Jean-Christophe Cambadélis. Fino a domenica 18 ottobre i militanti sono chiamati a rispondere a questa domanda: "Di fronte alla destra ed all'estrema destra, siete favorevoli all'unione della sinistra e degli ecologisti alle elezioni regionali?" (che si terranno a metà dicembre, ndr). Per ora, scrive il quotidiano conservatore "Le Figaro", l'atmosfera a sinistra non sembra orientata all'unità: i Verdi hanno criticato l'iniziativa ed alcuni di loro, tra cui il portavoce del partito Julien Bayou, stanno organizzando una consultazione parallela sulla linea politica del governo a guida socialista. E c'è chi ironizza: "Si potrebbe persino organizzare un referendum per sapere se si è a favore della pace o della guerra" scherza l'ex sottosegretaria all'Edilizia Cécile Duflot, copresidente del gruppo ecologista all'Assemblea Nazionale. Stessa campana in casa del Partito comunista (Pcf) e del Partito della sinistra (Pg), che hanno consigliato ai propri militanti di snobbare la consultazione: un atteggiamento che del resto, commenta il "Figaro", è poco sorprendente visto che il referendum socialista punta a denunciare la loro decisione di presentare alle elezioni regionali liste autonome senza allearsi con il Ps. L'iniziativa non starebbe riscuotendo grande entusiasmo neppure tra i militanti socialisti, sempre secondo il "Figaro". Al punto che Cambadélis ha rivisto al ribasso le sue aspettative, parlando ora di 200 mila votanti dopo aver dichiarato nei giorni scorsi che con 300 mila partecipanti si sarebbe sentito "soddisfatto". Iscritti, simpatizzanti ed elettori potranno votare anche via Internet, anche perché i 2.500 seggi allestiti dal partito sono "ripartiti inegualmente sul territorio", come lamenta al "Figaro" un alto responsabile del Ps: tanto che non ne è stato preparato nessuno in diversi feudi elettorali socialisti come la Nièvre o le Landes.

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Regno Unito, l'europeo riluttante

Londra, 16 ott - (Agenzia Nova) - L'ultimo numero del settimanale britannico "The Economist" dedica la copertina e uno speciale al rapporto tra il Regno Unito e l'Unione Europea. Sei mesi fa le probabilità che il paese lasciasse l'Ue erano remote; ora, soprattutto a causa dell'emergenza migrazioni e dell'interminabile crisi dell'euro, sono aumentate: alcuni sondaggi danno addirittura in testa gli euroscettici. Il primo ministro, David Cameron, ne è in parte responsabile. Forte della vittoria alle elezioni politiche dello scorso maggio, si è imbarcato in una rinegoziazione dei termini dell'appartenenza e ha promesso un referendum "dentro/fuori" entro la fine del 2017. Adesso si trova in un vicolo cieco: con i piccoli cambiamenti che riuscirà a ottenere, non potrà convertire chi propende per la Brexit; né potrà dire che l'Ue va bene così com'è. L'autorevole periodico analizza le radici dell'euroscetticismo e passa in rassegna i precedenti voti referendari, rivelatisi spesso sorprendenti; si sofferma, quindi, sulla perdita d'influenza di Londra a Bruxelles e su uno degli argomenti forti degli euroscettici: la relazione sbilanciata con l'area dell'euro, che costituisce una maggioranza qualificata; valuta costi e benefici dell'eventuale uscita dall'Unione e le opzioni post Brexit; osserva, infine, che la maggior parte dei paesi amici nel mondo preferirebbe che il Regno Unito rimanesse nell'Ue.

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Regno Unito: l'accordo nucleare con la Cina è una minaccia per la sicurezza

Londra, 16 ott - (Agenzia Nova) - Diversi esponenti del settore militare e dell'intelligence, riferisce il quotidiano "The Times", hanno avvertito il governo britannico che consegnare una fetta dell'industria nucleare alla Cina rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza nazionale. Il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, in occasione della visita nel Regno Unito del presidente cinese, Xi Jinping, in programma la prossima settimana, spera di perfezionare accordi multimiliardari che coinvolgerebbero compagnie di Stato del paese asiatico nella costruzione di due nuove centrali atomiche in Gran Bretegna. Secondo un editoriale non firmato, attribuibile alla direzione, è necessario trovare un equilibrio tra economia e sicurezza negli investimenti esteri nelle infrastrutture. Gli alleati britannici, a cominciare dagli Stati Uniti, sono sempre più preoccupati del ruolo cruciale assunto da Pechino in questi investimenti; forse è arrivato il momento di dare ascolto a queste preoccupazioni.

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