Quanto costa a Renzi il referendum greco

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Financial Times, Pais, New York Times e Jornal do Brasil.
Quanto costa a Renzi il referendum greco

Renzi minacciato dal contagio politico della Grecia

Londra, 6 lug - (Agenzia Nova) - La crisi greca, secondo il "Financial Times", potrebbe rappresentare una minaccia per il governo italiano guidato da Matto Renzi: potrebbe alimentare, infatti, il risentimento contro la politica e compromettere il processo di riforme. Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, ammette che la situazione è gestibile da un punto di vista economico e finanziario ma che desta preoccupazione la possibilità di "perdere pezzi" in un'Unione Europea che dovrebbe integrarsi ulteriormente. L'agenzia di rating Standard & Poor's, riferisce "The Times", prevede anni di recessione per la Grecia in caso di uscita dall'area monetaria e contraccolpi sull'indebitamento di altri paesi, il cui costo salirebbe: la stima per l'Italia è di un aumento di undici miliardi di euro.

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Italia: rischio Grexit, Renzi gioca la sua partita politica con il referendum greco

Madrid, 6 lug - (Agenzia Nova) - Nel corso di quest'ultima settimana, scrive "La Repubblica" in articolo ripreso dl quotidiano spagnolo "El Pais", Matteo Renzi ha provato per ben tre volte a far tornare Alexis Tsipras al tavolo delle negoziazioni europee, e fino a mercoledì mattina ha cercato di scongiurare il referendum. Sempre, però, "da dietro le quinte", convinto che "una eccessiva esposizione nella crisi greca, in caso di fallimento dei negoziati, sarebbe controproducente per gli interessi italiani". All'ultimo momento, quando era ormai chiaro che il referendum era inevitabile, il primo ministro italiano ha messo in scena un "repentino cambio di rotta", schierandosi con gli oppositori del governo di Syriza. "I ponti levatoi sono stati sollevati e gli ambasciatori informali - il capo della fila del Pse Gianni Pittella, il segretario per gli Affari europei, Sandro Gozi, e l'eurodeputato Roberto Gualtieri - si sono ritirati. Ed è stato lo stesso Renzi a "passare all'offensiva sul referendum", spiegando in prima persona al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e al cancelliere tedesco Angela Merkel, quello che, in nessun caso, andrebbe fatto: "Tsipras è un giocatore molto esperto - ha dichiarato il primo ministro italiano nel faccia a faccia di mercoledì con Merkel - e per vincere ha una sola carta da giocare. Trasformare il voto in un referendum tra voi e lui (...) L'unico messaggio che i greci dovrebbe avere ben chiaro è che se votano 'no' stanno dicendo addio all'euro". Tuttavia, spiega il quotidiano italiano - e qui sta il nocciolo della questione - l'Italia auspica che il sacrificio della Grecia, in entrambi i casi, servirà affinché "l'Europa cambi rotta sulle politiche di austerità" che finora "si sono dimostrate inefficaci". Ovviamente, sostiene "La Repubblica", sul referendum greco Renzi "gioca anche una sua partita di politica interna". Il pellegrinaggio in questi giorni ad Atene di molti esponenti dell'opposizione italiana dimostra che "il Partito democratico (Pd) è l'unica forza politica italiana in grado di garantire la continuità della traiettoria di risanamento del paese e del processo di riforme concordato in Europa".

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Crisi greca: fonte Tesoro, l'Italia può reggere alla volatilità

New York, 6 lug - (Agenzia Nova) - L'incertezza generata dall'esito del referendum greco di ieri causerà una fase di volatilità sui mercati, ma l'eurozona e l'Italia sono in grado di farvi fronte. Lo ha dichiarato ieri una fonte del Tesoro italiano citata dal quotidiano “New York Times”, secondo cui i paesi della zona euro sono decisi a “preservare la valuta unica e dunque a lavorare per assicurare la piena indipendenza finanziaria della Grecia”. Stando alla fonte, “la crisi richiederà in ogni caso un'accelerazione del processo di integrazione europea”.

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Scontro sul formaggio tra l'Italia e la Commissione europea

Londra, 6 lug - (Agenzia Nova) - Da anni l'Italia e la Commissione europea si scontrano sulla regolamentazione del settore alimentare. L'ultimo fronte, riferisce il "Financial Times", si è aperto in seguito alla richiesta di Bruxelles di abolire, in nome della libertà di circolazione delle merci, una legge italiana del 1974 che vieta l'uso di latte in polvere o condensato nella produzione di formaggio. "È l'ennesima decisione che favorisce la grande industria rispetto ai nostri prodotti artigianali di qualità", commenta Alessandro Volpetti, titolare dell'omonimo negozio romano di specialità gastronomiche.

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Vaticano: il Papa inizia secondo viaggio in America Latina con una agenda incentrata sulle "periferie"

Rio de Janeiro, 6 lug - (Agenzia Nova) - Papa Francesco ha iniziato ieri il suo secondo viaggio in America Latina, durante il quale visiterà Ecuador, Bolivia e Paraguay, con una attenzione particolare alle questioni sociali e alle "periferie", punto fermo del suo pontificato. Una visita nel Continente sudamericano era attesa dal 2013, quando l'argentino Jorge Mario Bergoglio è stato eletto a capo della Chiesa cattolica e si è recato in Brasile per la Giornata mondiale della Gioventù. Nonostante le aspettative circa un viaggio in Argentina, sua terra d'origine, e in Colombia, che da decenni deve fare i conti con il conflitto interno tra l'esercito e il gruppo di guerriglieri denominato Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), la visita intrapresa ieri da Papa Francesco include solo le nazioni lontane dai centri di potere geopolitico internazionale.

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Panorama internazionale

I festeggiamenti di ieri ad Atene per la vittoria del "no" al referendum (foto LaPresse)


Grecia: "no" a che cosa?

Londra, 6 lug - (Agenzia Nova) - La stampa britannica si interroga sull'esito del referendum greco: a che cosa esattamente gli elettori hanno detto "no"?, chiedono il settimanale "The Economist" e il quotidiano "The Guardian", in un commento di Mary Dejevsky. Una cosa è certa, sottolinea la commentatrice: il governo di Alexis Tsipras è sopravvissuto ed è con lui che Bruxelles dovrà continuare a misurarsi. Secondo l'autorevole periodico, il risultato del voto referendario è andato al di là di quanto gli stessi sostenitori del "no" sperassero"; la vittoria del primo ministro è stata sorprendentemente facile. Il capo dell'esecutivo di Atene ha detto di avere due priorità: la riapertura delle banche e la ripresa dei negoziati per il salvataggio; la maggior parte dei creditori potrebbe essere meno disponibile di prima a concedere sgravi. I greci che hanno votato "no" e festeggiato per la vittoria non sembrano dare troppo peso alla percezione del voto nel resto d'Europa. Alcuni leader europei premono per la ripresa delle trattative, ma se entro il 20 luglio, quando scadrà il termine per la restituzione di 3,5 miliardi di euro alla Banca centrale europea, non ci sarà un piano, si farà strada l'ipotesi Grexit. Robert Fisk, storica firma di "The Independent" non si aspetta una reazione troppo amichevole dall'Unione Europea, anche se a suo parere i greci non vogliono affatto lasciare l'Europa. Sul "Financial Times" Tony Barber dà un giudizio severo a Tsipras, che "porterà per sempre la responsabilità di aver gettato via le migliori carte che aveva" per negoziare un nuovo accordo di salvataggio basato di più sulla crescita e di meno sull'austerità; a suo parere, inoltre, il voto referendario ha accentuato le divisioni politiche all'interno della società greca, già provata da anni di recessione. Un editoriale non firmato di "The Guardian", attribuibile alla direzione, critica, invece, l'Ue, che non ha gestito bene la situazione e che ora deve fare del suo meglio per raccogliere i pezzi. L'editoriale di "The Times" esprime solidarietà al popolo greco per le sue sofferenze ma anche allarme per l'ultimo colpo inferto all'euro. Per l'editoriale di "The Telegraph", Tsipras e il suo partito, Syriza, hanno giocato d'azzardo col futuro dei loro connazionali, che meritano di meglio. Sullo stesso giornale Janet Daley sostiene che in Grecia si sono scontrate le peggiori idee del XX secolo e che non ci sia alcun vincitore. "La Grecia conquistata conquistò il suo rozzo conquistatore", scrive, invece, citando il poeta Orazio, Tim Stanley, per il quale ora l'Ue dovrebbe condonare e ristrutturare il debito.

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Crisi greca: l'euforia dei cittadini greci si trasformerà presto in delusione

Berlino, 6 lug - (Agenzia Nova) - La direttrice della Fondazione tedesca Konrad-Adenauer ad Atene, Susanna Vogt, teme che l'euforia dei greci svanisca presto. In un'intervista al quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", Vogt accusa il governo di Atene di aver creato false aspettative: "Temo che in Grecia ci sarà presto una grande delusione, tra i sostenitori del 'no' ci sono aspettative completamente sbagliate su cosa voglia dire questo risultato per l'Europa e su come l'Europa reagirà a tutto questo. Molti greci credono in un nuovo e migliore mandato di negoziato per il loro paese e non capiscono quanto sia grave la perdita di fiducia da parte dei partner internazionali", ha dichiarato Vogt.

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La Grecia vota “no” all'austerity, in Germania si rafforza il fronte che chiede la Grexit

New York, 6 lug - (Agenzia Nova) - Germania e Francia hanno convocato un summit dei leader dell'eurozona per domani, per discutere la linea politica da adottare in risposta al “no” dei greci alle misure di austerità richieste dai creditori del paese ellenico. Il Germania, paese che di fatto detta la linea politica dell'intero blocco monetario, il voto greco ha però rafforzato il fronte che chiede con forza l'uscita di Atene dall'euro. Il vice cancelliere tedesco Sigmar Gabriel ha dichiarato che col referendum di ieri “la Grecia ha tagliato l'ultimo ponte di dialogo coi partner dell'eurozona”, e ha dichiarato che immaginare nuovi negoziati nello scenario emerso dal voto è “quasi impossibile”. Non è chiaro se la cancelliera tedesca sia dello stesso avviso, o se intende proseguire gli sforzi per mantenere a tutti i costi la Grecia nell'euro. Oggi la Merkel incontrerà a Parigi il presidente francese Francois Hollande per stabilire la linea dell'eurozona in vista del summit di domani. I legislatori cristiano-democratici tedeschi, però, si sono già espressi in massa per la Grexit: Hans Michelbach, deputato della Cdu dalla Baviera, ha ad esempio dichiarato che la Grecia “ha scelto la via dell'isolamento”. A questo punto – scrive Neil Irwin sul “New York Times” – l'Europa, e segnatamente la cancelliera tedesca Merkel, che ne è la leader politica di fatto – deve decidere se fare della Grecia “un monito”, tenendo fede agli avvertimenti rivolti ai greci alla vigilia del voto, secondo cui il referendum di fatto riguardava la permanenza di Atene nell'euro. In caso contrario, questi avvertimenti si dimostrerebbero un bluff, e l'eurozona dimostrerebbe attraverso la sua pavidità tutta la sua debolezza intrinseca. Quel che è certo – scrive l'opinionista – è che “il tempo dei dibattiti di politica economica sono finiti da un pezzo, e ora si è entrati nel regno delle politiche di potenza”.

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Il futuro degli Stati Uniti è socialista, Obama e Clinton rappresentano già il passato

Washington, 6 lug - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e la sua collega di partito e possibile erede alla Casa Bianca, Hillary Clinton, rappresentano il passato. A scriverlo, sulla “Washington Post”, è l'opinionista di orientamento conservatore Dana Milibank, a cui parere il presente e il futuro degli Stati Uniti sono assai più progressisti di quanto incarnato dai due massimi esponenti democratici. Milibank traccia una linea ideale tra una serie di recenti eventi di cronaca politica. A Madison, in Wisconsin, oltre 10 mila persone – più che per qualunque altro politico di entrambi gli schieramenti – hanno presenziato alla candidatura presidenziale del “democratico socialista” Bernie Sanders, che nonostante una disponibilità economica e mediatica enormemente inferiori alla Clinton, sembra addirittura in grado di insediarla alle primarie di partito in New Hampshire e Iowa. Il sindaco populista e socialista di New York, Bill de Blasio, non combatte con la sua retorica Repubblicani e conservatori, ormai inesistenti, ma un suo collega democratico, il centrista Andrew Cuomo, governatore dello Stato di New York. Il mese scorso, a Washington, la stragrande maggioranza dei deputati democratici alla Camera – 158 su 186 – hanno votato contro il loro presidente e contro il suo progetto di liberalizzazione del commercio attraverso il Pacifico e l'Atlantico, orientando il Partito su una posizione marcatamente anti-globalista. Questi e altri eventi, come le ultime sentenze della Corte Suprema su importanti questioni etiche e sociali – scrive Milbank – “non sono affatto isolati”, ma confermano “un mutamento di equilibri politici” all'interno del Partito democratico e più in generale nel paese, dove è in corso l'inarrestabile e folgorante ascesa del “populismo di orientamento progressista”. Obama e Clinton, che pure ha compreso per tempo queste dinamiche e sta tentando di cavalcarle con tutta la potenza di fuoco economica e mediatica di cui dispone, “si trovano dal lato sbagliato della storia” (per non parlare dei Repubblicani, che l'opinionista neanche cita). Le ragioni della svolta progressista imboccata degli Usa è un tema di vastissima portata, ma Milbank cita gli ormai ben noti mutamenti etnici della popolazione statunitense, oltre alle reazioni socio-politiche innescate dal fenomeno ormai declinante del conservatorismo reazionario dei Tea Party.

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Pechino teme lo scoppio della bolla finanziaria e presta soldi agli investitori

New York, 6 lug - (Agenzia Nova) - Il governo cinese è preoccupato dal brusco calo delle quotazioni azionarie cinesi nelle ultime settimane, nel contesto di un mercato che ha guadagnato oltre il 100 per cento dall'inizio dell'anno e appare ancora alla stregua di una bolla pronta a scoppiare con conseguenze catastrofiche. Per evitare un collasso innescato dalle perdite di milioni di investitori dilettanti che per mesi hanno scommesso i loro risparmi con investimenti a leva, la Banca centrale cinese ha assunto una decisione assai rischiosa: aiuterà indirettamente gli investitori a prendere a prestito altro denaro da investire attraverso una massiccia iniezione di liquidità a China Securities Finance Corp, controllata dal regolatore dei mercati cinesi; e nel frattempo bloccherà nuove quotazioni di mercato da parte delle aziende. La situazione è esplosiva: il mercato azionario cinese ha perso 2.400 miliardi di dollari di valore in sole tre settimane, e l'eccesso di indebitamento degli investitori coi broker finisce per alimentare la tendenza ribassista tramite il sistema della “chiamata a margine”: in caso di perdite eccessive, l'investitore è costretto a vendere le azioni a prezzi di saldo per far rientrare il broker di una parte delle perdite, ma ciò innesca un ulteriore ribasso delle quotazioni. La mossa della Banca centrale cinese, che per la prima volta concede liquidità a soggetti diversi dalle banche nazionali, è la prova della gravità della situazione, che unita agli effetti della crisi greca rischia di causare pericolosissime onde d'urto su scala globale.

Continua a leggere l'articolo del Wall Street Journal

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