Putin cerca conforto in Italia

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Financial Times, Guardian, Die Welt e Figaro.
Putin cerca conforto in Italia

Renzi fa la parte del poliziotto buono facendo sorridere Putin e le imprese italiane

Londra, 11 giu - (Agenzia Nova) - In evidenza sulla stampa britannica la visita del presidente della Russia, Vladimir Putin, in Italia. Il leader del Cremlino ha ricevuto una calorosa accoglienza dal presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, che ha scherzato sulla vodka e sul calcio. Putin ha poi ricordato le strette relazioni tra i due paesi e definito l'Italia "un grande partner". Il trattamento ricevuto a Milano gli ha offerto l'opportunità di dimostrare alla sua opinione pubblica di non essere emarginato sulla scena internazionale. Il capo del governo italiano, invece, secondo il direttore dell'Ispi, l'Istituto per gli studi di politica internazionale, Paolo Magri, è sotto pressione da parte delle imprese sulla questione delle sanzioni europee. Putin ha detto che l'Italia perderà contratti per un miliardo di euro se le misure sanzionatorie non saranno revocate. Il leader russo ha poi incontrato papa Francesco, che ha auspicato un sincero sforzo di pace nella crisi ucraina. Un editoriale non firmato del quotidiano "The Times", attribuibile alla direzione, sostiene che la visita italiana del presidente della Russia rientra nella sua strategia di dividere l'Europa e avverte che se gli europei non si opporranno a Putin, lui colpirà di nuovo.

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Papa Francesco chiede al presidente russo Putin uno sforzo “sincero” per la pace in Ucraina

Washington, 11 giu - (Agenzia Nova) - Papa Francesco ha incontrato privatamente il presidente russo Vladimir Putin nella giornata di ieri, in occasione della visita di questi in Italia. Il Pontefice, sotto pressione da parte di Washington che anche alla Santa Sede chiede una posizione più dura contro il Cremlino, ha approfittato dell'incontro per chiedere al leader russo uno sforzo sincero per la pace in Ucraina. Il portavoce vaticano, Padre Federico Lombardi, ha spiegato che il colloquio privato tra i due leader ha riguardato, oltre alla crisi ucraina, i conflitti in Medio Oriente, dove la Chiesa teme per le violenze ai danni delle comunità cristiane. Ieri l'ambasciatore statunitense alla Santa Sede, Kenneth Hackett, ha dichiarato che gli Stati Uniti vorrebbero dalla Chiesa una posizione più netta in merito alla crisi ucraina: “Credo potrebbero dire di più riguardo a questioni come l'integrità territoriale e a questo tipo di questioni. (…) Sembra che la Russia sia sostenendo direttamente gli insorti e che ci siano truppe russe in Ucraina. E' una questione molto seria”, ha dichiarato l'ambasciatore.

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Putin ha cercato conforto in Italia

Parigi, 11 giu - (Agenzia Nova) - Il presidente russo, Vladimir Putin, ha trovato un pò di conforto mercoledì nella sua vista in Italia: all'Esposizione universale di Milano, dove un pugno di suoi ammiratori lo attendeva con uno striscione su cui era scritto "Putin, salva il mondo", è stato accolto cordialmente dal premo ministro italiano Matteo Renzi. Il quale ha glissato sulle "divergenze" che oppongono l'Italia e l'Ue alla Russia sull'Ucraina, preferendo invece evocare "l'amicizia tradizionale" che unisce Roma e Mosca e sottolineare le sfide comuni costituite dalla "minaccia terroristica". Al termine dell'incontro è stato annunciato un progetto per la produzione di elicotteri destinati all'industria petrolifera che assocerà il gigante petrolifero russo Rosneft, il conglomerato russo Rosstekhnology e l'azienda italiana Finmeccanica. Renzi ha anche promesso di essere presente alla Coppa del mondo di calcio assegnata per il 2018 alla Russia dalla Fifa in condizioni controverse. Ma ci vuole molto di più per rompere il gelo dell'Occidente intorno al grande vicino russo: mentre infatti si riaccendono le violenze nella regione ucraina del Donbass, con combattimenti e perdite umane quasi quotidiane, le sanzioni europee saranno certamente mantenute almeno fino alla fine dell'anno, con l'avallo anche dell'Italia. E neppure l'ipotesi di una abolizione bilaterale delle contro-sanzioni russe, che colpiscono particolarmente l'industria agroalimentare italiana, sembra più d'attualità.

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Una nuova fonte di speranza per la destra italiana?

Berlino, 11 giu - (Agenzia Nova) - Chi vuole governare la Liguria, dovrebbe conoscere molto bene la regione nel Nord-ovest dell'Italia. Giovanni Toti, 46 anni, candidato di punta di Forza Italia alle elezioni regionali, però, ha qualche problema con la geografia. "Novi Ligure? Si trova in Liguria", ha affermato Toti in televisione. Una gaffe imbarazzante, dato che la città si trova in Piemonte. Nonostante il penoso episodio, però, Toti è l'uomo del momento in Italia. Toti, che viene dalla Toscana, lo scorso fine settimana è stato eletto presidente della Liguria con il 34 per cento dei voti, battendo a sorpresa la candidata dei Socialdemocratici Raffaella Paita in una regione considerata feudo della sinistra . Lo stesso giornalista, che ha lavorato per l'impero televisivo di Berlusconi Mediaset, stenta a crederci: "E' più che un miracolo". Toti è forse il solo volto di successo del partito Forza Italia, formazione dell'ex premier Silvio Berlusconi che da partito di maggioranza relativa del paese è crollato al 10 per cento circa dei consensi.

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Padoan: Bruxelles non potrebbe salvare i disoccupati?

Londra, 11 giu - (Agenzia Nova) - Nonostante qualche segnale di ripresa, le performance economiche dell'area dell'euro restano deludenti, scrive il ministro italiano dell'Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, in un articolo pubblicato sul quotidiano "The Guardian", sottolineando che il tasso elevato di disoccupazione ha provocato una diffusa disaffezione nei confronti della moneta unica in particolare e del progetto europeo in generale. L'emergenza sociale generata dalla crisi, prosegue l'esponente del governo Renzi, pone questioni di tale urgenza e complessità da richiedere una strategia più ambiziosa rispetto a quanto si è visto finora: rafforzare il mercato interno è l'assoluta priorità.

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Panorama internazionale

Jeb Bush (foto LaPresse)


Crisi Grecia: l'ennesimo incontro vano

Berlino, 11 giu - (Agenzia Nova) - L'ultimo incontro tra i leader di Germania, Francia e Grecia sulla crisi finanziaria di Atene si è concluso con l'ennesimo nulla di fatto. Secondo il governo di Berlino, infatti, dopo due ore di colloquio la cancelliera Angela Merkel, il presidente fanese Francois Hollande e il premier greco Alexis Tsipras hanno trovato un accordo su un solo punto: le trattative tra il governo di Atene e i creditori devono essere intensificate. Tsipras ha fatto sapere che lo scambio di opinioni si è tenuto in una "atmosfera molto positiva": "Credo che l'Europa capisca che c'è bisogno di una soluzione che permetta alla Grecia di tornare alla crescita", ha dichiarato il leader di Syriza.

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Francia, eutanasia: i "pro-vita" non arretrano davanti a niente

Parigi, 11 giu - (Agenzia Nova) - Cinque giorni dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedh) che autorizza l'arresto dell'alimentazione e dell’idratazione artificiali di Vincent Lambert, il 38enne tetraplegico francese in condizioni neurovegetative a causa di un incidente automobilistico nel 2008, i partigiani "pro-vita" mercoledì hanno lanciato una controffensiva mediatica: con l'accordo dei genitori di Vincent, Pierre e Viviane Lambert, che hanno visto il loro ricorso respinto dalla Cedh, i membri di un "comitato si sostegno" hanno pubblicato su Internet un video di 2,30 minuti girato nella stanza d'ospedale per mostrare che l'uomo "è vivo e non è affatto in fin di vita".

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Individuato virus informatico israeliano negli alberghi dei negoziati sul nucleare dell'Iran

New York, 11 giu - (Agenzia Nova) - Un sofisticato programma di spionaggio informatico (“spyware”), apparentemente israeliano, ha infettato i computer degli alberghi che hanno ospitato i negoziati internazionali sul programma nucleare iraniano. Lo ha denunciato ieri una società di sicurezza informatica russa con sede a Mosca, il Kaspersky Lab. La società, che ha evitato di chiamare direttamente in causa il governo di Tel Aviv, ha spiegato che il virus, reso quasi invisibile dalla sua programmazione avanzata, è stato rinvenuto quasi per caso nelle scorse settimane: l'azienda russa, che era stata infettata a sua volta dal virus, aveva avviato un controllo di routine su scala globale per individuare altri bersagli dello stesso programma. Il presidente di Kaspersky, Eugene Kaspersky, si è espresso con maggior chiarezza rispetto al comunicato della sua azienda, dichiarando nel corso di una conferenza stampa a Mosca che il software in questione “è quasi certamente un malware sponsorizzato da un governo”. Kurt Baumgartner, capo ricercatore per la sicurezza dell'azienda russa, ha invece dichiarato alla "Jerusalem Post" che il malware israeliano ha infettato almeno un centinaio di obiettivi in tutto il mondo. L'apparente spionaggio israeliano dei colloqui sul programma nucleare iraniano, che marca le prime pagine dei quotidiani statunitensi, segna per il “Wall Street Journal” “un'altra escalation nella guerra dello spionaggio informatico globale, che vede governi e forze armate spendere somme sempre più ingenti in spyware e contromisure”. I laboratori kaspersky hanno fornito alcuni dettagli sul virus informatico che ha infettato le reti della sede negoziale: si tratterebbe di una versione evoluta del malware “Duqu”, un derivato del virus Stuxnet che nel 2010 aveva infettato le infrastrutture iraniane per l'arricchimento dell'uranio. All'epoca Teheran aveva imputato l'attacco a Israele e, per estensione, agli Stati Uniti. Anche se la provenienza di Duqu non è mai stata accertata, numerosi esperti di sicurezza informatica concordano che il virus sia stato sviluppato e impiegato da Israele. Kaspersky ha stimato che lo sviluppo di un virus così sofisticato sia costata almeno 10 milioni di dollari, una stima che confermerebbe come dietro il programma si celi un governo.

Continua a leggere l'articolo del Jerusalem Post


Medio Oriente: lo Stato islamico mantiene l'iniziativa nonostante i raid aerei

New York, 11 giu - (Agenzia Nova) - Le forze del sedicente Stato islamico hanno effettuato attacchi vicino Baghdad, in Iraq, e presso la città libica di Sirte, dimostrando ancora una volta come il Califfato mantenga l'iniziativa bellica nonostante mesi di inefficaci raid aerei statunitensi in Iraq e in Siria. In Libia, l'Isis si è impossessato di una importante centrale elettrica nella strada costiera tra Sirte e Misurata, un importante centro commerciale le cui milizie armate costituiscono la spina dorsale della coalizione islamista che controlla la capitale, Tripoli. La conquista da parte delle milizie dell'isis segna la seconda sconfitta di rilievo da parte delle forze islamiste libiche in meno di due settimane. In Iraq, invece, due combattenti imbottiti di esplosivo hanno assalito la sede del consiglio cittadino di Amariya al Falluja, circa 40 chilometri a sud di Baghdad. La città è una degli ultimi bastioni del governo iracheno nella provincia sunnita di al Anbar, controllata quasi interamente dalle forze dell'Isis.

Continua a leggere l'articolo del New York Times


Usa, la campagna presidenziale di Jeb Bush è a un punto morto prima ancora di iniziare

Washington, 11 giu - (Agenzia Nova) - L'ex governatore della Florida Jeb Bush, alfiere dell'establishment repubblicana in corsa per la presidenza Usa, pur non avendo ancora ufficializzato la sua candidatura, appare già in forte difficoltà. Dalla Germania, dove ha partecipato al congresso economico dell'Unione cristiano-democratica di cui è presidente la cancelliera Angela Merkel, Bush ha commentato il recente rimpasto della sua squadra politica e la nomina di Danny Diaz a nuovo manager della campagna elettorale “sulla base delle competenze dei collaboratori a lui vicini e della “vastità dell'impresa” che lo attende. Bush ha chiesto pazienza ai suoi sostenitori ed ha negato di essere deluso e scoraggiato per l'affollato panorama dei candidati alla presidenza espressi dal suo partito; ha spiegato che l'ex manager della sua campagna, David Kochel, ha un profilo più adatto al ruolo di responsabile della strategia politica, con una particolare attenzione agli Stati come l'Iowa che terranno per primi le primarie presidenziali di partito. La “Washington Post”, però, ritiene che la corsa presidenziale di Bush sia finito fuori strada prima ancora di cominciare. In un'analisi a firma di Ed O'Keefe e Robert Costa, che seguono da vicino il fronte repubblicano della Corsa alla Casa Bianca, il quotidiano sottolinea come l'ex governatore abbia già inanellato, a un anno e mezzo dal voto, una serie di pesanti fallimenti. La sua campagna non pare in grado di raccogliere i 100 milioni di dollari iniziali in donazioni inizialmente previsti per la prima metà dell'anno; un risultato inconcepibile per un candidato che dovrebbe godere di tutta la potenza di fuoco economica e politica della dinastia Bush, e che in teoria dovrebbe essere il campione del suo partito contro la macchina da guerra della democratica Hillary Clinton. La promessa fondamentale della candidatura di Bush – quella di bruciare sul tempo i potenziali rivali interni per sgomberare il campo da candidature minori e consolidare il fronte conservatore – è affondata in oltre un anno di tiremmolla interminabili sulla reale determinazione a combattere per la Casa Bianca. Ora il fratello dell'ex presidente George W. Si dibatte tra una miriade di candidati repubblicani, di cui almeno quattro, tra cui il suo ex delfino Marco Rubio, paiono in grado di dargli seriamente filo da torcere. Quel che è peggio, Bush ha confuso il suo elettorato proponendosi come esponente di un conservatorismo moderato, ma inciampando su una serie di dichiarazioni discutibili in materia di immigrazione e riguardo la guerra in Iraq iniziata dal fratello dopo l'11 settembre 2001. E senza contare gli errori tattici e organizzativi dei suoi collaboratori – come la scelta di basare la campagna elettorale a Dallas anziché in Florida – restano pesanti dubbi riguardo la reale capacità di Jeb Bush di entrare davvero in sintonia con l'elettorato e suscitarne l'entusiasmo. La speranza del Partito repubblicano e dei sostenitori di Bush è che il cambio di squadra possa rilanciare la sua corsa alla Casa Bianca: in caso contrario, la candidatura dell'ex governatore rischierebbe di trascinare a fondo con sé l'intero partito.

Continua a leggere l'articolo del Washington Post

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