Grexit "accidentale" e l'Ue impotente di fronte agli sbarchi

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese a cura di Agenzia Nova. Oggi articoli di Wall Street Journal, Les Echos, Figaro, Spiegel.
Grexit "accidentale" e l'Ue impotente di fronte agli sbarchi

Europa impotente di fronte all'emergenza immigrazione

Berlino, 17 apr - (Agenzia Nova) - Ci si può abituare alle tragedie umane nel Mediterraneo? Dopo l'ultima catastrofe, consumatasi di recente di fronte alla costa libica che ha visto la probabile morte di 400 migranti, le reazioni sono disarmanti: "Al momento non ci sono né i fondi né la copertura politica per avviare un sistema di protezione dei confini esterni della Ue o per poter gestire le operazioni di ricerca e salvataggio", ha dichiarato una portavoce della Commissione europea. In questi giorni, scrive lo "Spiegel", pare che l'Europa si stia abituando ai morti nel Mediterraneo. Il ministero dell'Interno di Berlino ha reagito alla tragedia con questa frase: "E' una questione estremamente complessa". E' forse rassegnazione, indifferenza o realismo? E cosa può fare l'Europa per evitare tutto questo? L'indignazione si è spostata: ora sono le Nazioni Unite a chiedere all'Europa di aumentare le operazioni di salvataggio. Le Ong e i partiti d'opposizione - in Germania Linke e Verdi - chiedono che l'Italia riprenda l'operazione di salvataggio "Mare Nostrum". Solo questa settimana la Guarda Costiera italiana ha portato in salvo 10 mila profughi e si è subito acceso lo scontro sulla distribuzione dei migranti, perché gli alloggi in Sicilia e nel Sud Italia sono già sovraffollati.

Continua a leggere l'articolo dello Spiegel


Padoan, il peggioramento della crisi greca rischia di portare a un'uscita accidentale dall'euro

New York, 17 apr - (Agenzia Nova) - La crisi di liquidità della Grecia è sempre più grave e rischia di spingere Atene a un'uscita non intenzionale dall'eurozona. Lo ha dichiarato in un'intervista il ministro delle Finanze italiano, Pier Carlo Padoan: “I negoziati sono difficili, la liquidità è sempre più scarsa, e sotto pressione aumenta il rischio di incidenti”, ha avvertito il ministro. La scorsa settimana Atene è riuscita a rimborsare una rata del debito contratto col Fondo monetario internazionale (Fmi), ma da settimane i funzionari del governo ellenico avvertono che i soldi non bastano a far fronte a tutti gli obblighi coi creditori internazionali del paese. La direttrice dell'Fmi, Christine Lagarde, ha sconsigliato ad Atene di ricorrere a qualunque ritardo nei pagamenti: “Chiaramente non sarebbe una linea d'azione appropriata o raccomandabile”, ha dichiarato Lagarde. Pur sottolineando il rischio sempre più concreto di una “Grexit”, Padoan ha dichiarato anche che oggi l'Europa è assai meglio preparata a gestire qualunque shock economico e finanziario dovesse essere provocato da un evento inedito come l'uscita di un paese dall'euro.

Continua a leggere l'articolo del Wall Street Journal


Cresce in Italia l'eccedenza commerciale

Parigi, 17 apr - (Agenzia Nova) - L'eccedenza commerciale dell'Italia a febbraio è aumentata rispetto all'anno precedente, arrivando a 3,5 miliardi di euro contro i 2,7 miliardi del febbraio 2014. Le esportazioni del mese precedente sono salite del 2,5 per cento sul mese e del 3,7 per cento sull'anno, mentre le importazioni dono aumentate dello 0,6 per cento sul mese e dell'1 per cento sull'anno.

Continua a leggere l'articolo de Les Echos


Intesa Sanpaolo valuta accordi in Turchia con l'obiettivo della crescita

New York, 17 apr - (Agenzia Nova) - Intesa Sanpaolo Spa, la seconda maggiore banca italiana, ha annunciato che sta considerando di condurre acquisizioni in Turchia nell'ambito dei suoi piani di espansione al di fuori del mercato italiano. Intesa sta prendendo in considerazioni sia acquisizioni che strategie di crescita organica per crescere nell'Area del Medio Oriente, ha dichiarato il vicepresidente Marcello Sala durante una conferenza stampa a Istanbul, nella giornata di ieri.

Continua a leggere l'articolo di Bloomberg


Italia: Whirlpool vuole licenziare

Parigi, 17 apr - (Agenzia Nova) - Il gruppo statunitense Whirlpool, che produce elettrodomestici e che l'anno scorso acquistò il suo concorrente italiano Indesit, progetta di sopprimere 1.350 posti di lavoro in Italia; il progetto è stato denunciato da un rappresentante sindacale: il segretario della Uilm, Gianluca Ficco, al termine di una riunione che si è svolta giovedì presso il ministero dello Sviluppo economico ha dichiarato che i sindacati "sono in profondo disaccordo ed hanno chiesto a Whirlpool di rispettare gli accordi presi in passato, incluso quello ereditato da Indesit firmato proprio nella sede del ministero. Anche il governo italiano si è detto fortemente contrario al piano di tagli di Whirlpool.

Continua a leggere l'articolo del Figaro


Panorama internazionale

 


Usa: che fine ha fatto il “pivot to Asia”?

Washington, 17 apr - (Agenzia Nova) - L'amministrazione del presidente Usa Barack Obama sta impegnando tutte le proprie energie nell'inestricabile partita mediorientale, e ha completamente perso di vista quel riorientamento strategico verso l'Asia Orientale (pivot to Asia) che doveva essere il grande lascito del presidente sul fronte della politica estera. L'opinionista della “Washington Post”, Fareed Zakaria, ricorda quali fossero le premesse ideologiche della strategia presidenziale: gli Usa investivano troppo nel Medio Oriente, una regione prone alle crisi e sempre meno influente negli equilibri politico-economici globali. Il nuovo fulcro geopolitico del pianeta, nonché il futuro della sua economia, è l'Asia: tre delle maggiori economie globali misurate a parità di potere d'acquisto sono asiatiche, e come ebbe a dire allo stesso Zakaria lo storico leader di Singapore Lee Kuan Yew, morto il mese scorso, “gli Stati Uniti rimarranno la potenza dominante nel XXI secolo soltanto se riusciranno ad essere la potenza dominante del Pacifico”. Sia il presidente Usa Barack Obama che il segretario di Stato, John Kerry, sembrano però essersene dimenticati.

Continua a leggere l'articolo del Washington Post

Crisi greca, l'Europa si prepara al peggio

New York, 17 apr - (Agenzia Nova) - L'Europa ritiene sempre meno probabile che Atene adotti le dure riforme economiche e istituzionali poste come condizione dai creditori internazionali per una prosecuzione del dispendioso piano di salvataggio della Grecia. La leadership politica dell'eurozona si sta rassegnando a ricorrere alla politica del rischio calcolato nella certezza che in grecia e turbolenze politiche e finanziarie siano destinate a peggiorare. “La Grecia si avvicina sempre più all'abisso”, ha dichiarato questa settimana il ministro delle Finanze slovacco, Peter Kazimir. I mercati finanziari sono certamente della stessa opinione: i rendimenti sui titoli obbligazionari greci con scadenza a tre anni sono esplosi al 28 per cento, segnale che gli investitori ritengono assai probabile un default. L'eurozona – scrive il “Wall Street Journal” - è solita schivare i disastri all'ultimo momento con quel che le riesce meglio: gli espedienti politici”. Questa volta, però, il divario tra il governo anti-austerità greco e i suoi creditori internazionali appare davvero incolmabile, e qualunque trovata “richiederebbe una spettacolare svolta a “U” da parte di uno o entrambi i contendenti”. Secondo Gabriel Sterne, direttore per la ricerca globale di Oxford Economics, la disastrosa impasse di queste ore “è il logico risultato di un programma di salvataggio che non è mai stato politicamente sostenibile”. A questo punto, le soluzioni possibili sembrano essere soltanto tre: un improbabile “accordo semplice”, nel caso la Grecia accetti di presentare una lista di riforme strutturali credibili ai suoi creditori entro la fine del mese; un accordo “difficile”, che potrebbe giungere nel caso il governo di Atene scendesse a più miti consigli dopo il mancato pagamento di una rata ai suoi creditori internazionali; e una rottura vera e propria, che vedrebbe la Grecia, esausta dopo cinque anni di austerità, rassegnarsi al controllo dei capitali, all'uscita dall'euro e al default.

Continua a leggere l'articolo del Wall Street Journal


Fyrom ha bisogno dell'intervento dell'Europa

New York, 17 apr - (Agenzia Nova) - L'ex Repubblica Jugoslava di Macedonia (Fyrom) sta vivendo una crisi democratica e delle libertà sempre più grave, e ha bisogno urgente dell'intervento dell'Unione Europea. A scriverlo, sulle pagine del “New York Times”, è Nikola Dimitrov, ex ambasciatore macedone negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi e membro dell'Istituto per la giustizia globale dell'Aia. Lo scorso anno, Dimitrov ha rifiutato l'incarico di ambasciatore a Mosca, concludendo la sua carriera diplomatica durata 18 anni. “Servire il mio governo e servire il mio paese erano divenuti due imperativi inconciliabili”, denuncia l'ex ambasciatore, che sul quotidiano Usa illustra il gravissimo scandalo politico che ha investito il suo paese. Lo scorso febbraio Zoran Zaef, capo dell'opposizione socialdemocratica macedone, ha accusato il primo ministro Nikola Gruevski d'aver sorvegliato illegalmente 20 mila persone, inclusi giudici, ambasciatori, membri dell'opposizione, giornalisti e funzionari di polizia. Secondo Zaev, “alcuni erano sorvegliati da almeno quattro anni”. A riprova delle sue accuse, Zaevha ha diffuso una serie di conversazioni registrate tra lo stesso leader dell'opposizione e sostenitori del premer, che a suo dire sono parte delle intercettazioni illegali effettuate dal governo. Il premier Gruevski respinge le accuse, e punta l'indice contro le macchinazioni di “non meglio precisati servizi segreti stranieri”. L'opposizione socialdemocratica, però, ha consegnato copia delle intercettazioni telefoniche anche a diversi giornalisti, che ne hanno confermato l'accuratezza. Stando all'ex ambasciatore macedone autore dell'articolo, il premier è davvero colpevole di un gravissimo attentato alla democrazia e alla libertà: “Se le intercettazioni sono attendibili, e ciò appare sempre più probabile, ciò significherebbe che nessuna istituzione pubblica macedone è libera dal controllo del governo”. Dimitrov riferisce i contenuti di alcune delle intercettazioni più scottanti: in una registrazione, il ministero dell'Interno Giordana Jankulovska chiede se un candidato per una corte d'appello del paese possa essere considerato “dei nostri al 100 per cento”. Un'altra registrazione sembra confermare che il capo dell'intelligence di Fyrom, Saso Mijalkov, abbia accettato bustarelle in cambio della fornitura di apparecchiature per la sorveglianza da parte di Israele, nel 2011. L'autore dell'articolo elenca poi alcuni dati che certificherebbero la deriva anti-democratica del paese: nella classifica di Reporter senza frontiere, Fyrom è scivolata in meno di un decennio dal 45mo posto per la libertà di stampa al 117mo. I media mainstream macedoni “rifiutano di trasmettere i contenuti delle intercettazioni oggetto dello scandalo”, cosicché “i cittadini non sono in grado di giudicare il livello di corruzione delle istituzioni”. L'Unione Europea ha già espresso preoccupazione per “la crescente politicizzazione delle istituzioni e il controllo governativo dei media”, ma secondo Gruevski, è giunto il momento che Bruxelles e la comunità internazionale “adottino una linea più dura. Va chiarito con fermezza che la Macedonia non è più una democrazia funzionante, il governo deve essere sollecitato alle dimissioni, e va insediato un nuovo governo ad interim”. Una volta stabilito un governo provvisorio, scrive l'ex ambasciatore, “l'Unione Europea dovrebbe lavorare per assistere la riforma delle istituzioni, investigare le accuse di Zaev e preparare elezioni libere e democratiche”. Nel caso l'attuale governo conservatore rifiutasse di cooperare – conclude Gruevski – l'Ue potrebbe “minacciare di congelare il processo di adesione della Macedonia all'Unione Europea”.

Continua a leggere l'articolo del New York Times


Regno Unito: dibattito tv, Miliband dice no a un accordo con l'Snp

Londra, 17 apr - (Agenzia Nova) - In primo piano sulla stampa britannica il dibattito televisivo tra i leader politici trasmesso ieri dalla Bbc, al quale non hanno preso parte David Cameron, primo ministro uscente e numero uno del Partito conservatore, e Nick Clegg, vice premier e guida dei liberaldemocratici. Hanno partecipato Ed Miliband (Labour); Nicola Sturgeon (Snp, Partito nazionale scozzese); Nigel Farage (Ukip, Partito per l'indipendenza del Regno Unito); Natalie Bennet (Partito verde) e Leanne Wood (Plaid Cymru, Partito del Galles). Miliband ha cercato di sfruttare a suo vantaggio i novanta minuti del programma, presentandosi come l'unico possibile capo del governo tra i presenti. Secondo un sondaggio di Survation è stato lui ad aggiudicarsi il confronto, col 35 per cento dei consensi; a seguire Sturgeon, col 31, e Farage, col 27. Il tema centrale della serata è stato il rapporto tra Labour e Snp: Sturgeon ha tentato di trascinare Miliband su un terreno che il laborista voleva evitare, le condizioni per un accordo post-elettorale tra i due partiti in un parlamento molto probabilmente privo di una maggioranza assoluta. Miliband ha ribadito l'opposizione a una coalizione, lasciando tuttavia aperta la possibilità di un'intesa meno formale. Diversi quotidiani sottolineano l'assenza di Cameron. I commenti, però, si concentrano sul ruolo dell'Snp e sulla relazione col Labour. Secondo un editoriale non firmato di "The Times", attribuibile alla direzione, gli elettori hanno avuto un assaggio di quale potrebbe essere il quadro politico senza un centro o un centro-destra e l'immagine non è rassicurante. Anche per l'editoriale di "The Telegraph", gli spettatori hanno assistito alla nascita di un grottesco ibrido che sarebbe una calamità per il paese.

Continua a leggere l'articolo del Financial Times


Regno Unito: i sindacati finanziano il labour, Desmond finanzia l'Ukip

Londra, 17 apr - (Agenzia Nova) - Gli ultimi dati della Commissione elettorale sulle donazioni ai partiti politici britannici in vista del voto del prossimo 7 maggio, riferiti dal "Financial Times", rivelano che il Labour dipende ancora fortemente dai contribuiti delle organizzazioni sindacali. Unite ha donato al partito guidato da Ed Miliband un milione di sterline; Unison quasi 500 mila e Communication Workers Union cinquantamila; in totale dai sindacati sono arrivati 1,9 milioni di sterline. Un'altra donazione in evidenza sulla stampa britannica è quella di Richard Desmond, proprietario del tabloid "Daily Express", che ha messo a disposizione della campagna elettorale dell'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, 1,3 milioni di sterline.

Continua a leggere l'articolo del Guardian

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi