L'incognita della crescita, i ritardi dell'Expo e gli investimenti cinesi

La rassegna della stampa estera a cura di Agenzia Nova sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Wall Street Journal, Libération e Independent.
L'incognita della crescita, i ritardi dell'Expo e gli investimenti cinesi

L'Italia, non la Grecia, al centro della questione euro

New York, 3 apr  - (Agenzia Nova) - La capacità dell'Italia di tornare a crescere a ritmi sostenuti è assai più importante per il futuro dell'euro di quanto non lo siano i gravi problemi finanziari delle Grecia, scrive il “Wall Street Journal”. “Se la Grecia è il canarino in miniera - una spia dei limiti e delle storture del progetto della moneta unica - l'Italia è l'elefante nella stanza”: una economia piegata da anni di stagnazione e decrescita e da annosi problemi di natura istituzionale e sistemica, le cui enormi dimensioni ne fanno un pericolo mortale per la tenuta dell'euro. E' da decenni che la terza economia dell'eurozona non fa che rallentare: se negli anni Ottanta la crescita media del pil italiano era del 2,1 per cento, nel decennio successivo era dell'1,4 e nei primi anni Duemila di appena lo 0,6. Dal 2010, la crescita media annua è stata negativa, e ad oggi il pil è inferiore del 9 per cento al picco pre-crisi. Da mesi istituzioni nazionali e organismi internazionali parlano di ripresa e diffondono previsioni rassicuranti, ma i dati reali “sinora hanno deluso”, nonostante una congiuntura irripetibile garantita da fattori esogeni favorevoli quali il quantitative easing della Bce, il crollo del prezzo del petrolio e la svalutazione dell'euro. A febbraio la disoccupazione è cresciuta al 12,7 per cento, e quella giovanile ha toccato quota 42,6 per cento. “Se l'Italia fatica a crescere ora – si chiede il quotidiano – quando mai potrà farlo?” Gli sforzi di riforma del premier Matteo Renzi “sono cruciali e meritano un riconoscimento”, eppure “il potenziale di crescita del paese resta pericolosamente basso”. Prima o poi, il Belpaese dovrà fare davvero i conti "con la sua cultura ostile all'impresa, coi limiti anche culturali che bloccano l'espansione delle piccole aziende, e con gli squilibri di un mercato del lavoro che iper-tutela alcune categorie a detrimento dei giovani”. Per il momento, conclude il “Wall Street Journal”, “l'Italia ha urgente bisogno di dimostrare che può quantomeno generare una crescita ciclica”.

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Francia e Italia accolte tra membri fondatori dell'Aiib

Madrid, 3 apr - (Agenzia Nova) - Francia e Italia sono state accolte un giorno dopo la Germania tra i potenziali membri fondatori della Banca asiatica di investimenti in infrastrutture (Aiib): lo ha riferito in un comunicato il ministero delle Finanze cinese, il principale paese promotore della nuova istituzione finanziaria internazionale. Il numero dei possibili membri fondatori dell'organizzazione, che mira a promuovere le opere di telecomunicazioni e dei trasporti in Asia, sale a 33, anche se la lista definitiva sarà diffusa il prossimo 15 aprile. Nella lista dei candidati per entrare nell'Aiib figurano anche Spagna, Russia, Brasile, Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia e Finlandia, tra gli altri, e nelle ultime ore si è saputo che anche il Portogallo, l'Islanda e Israele hanno chiesto di far parte della nuova banca regionale guidata da Pechino.

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Olio, la minaccia della xylella fastidiosa e quella di Bruxelles

Londra, 3 apr - (Agenzia Nova) - È polemica, riferisce il quotidiano britannico "The Independent", sulla raccomandazione della Commissione europea di distruggere il dieci per cento degli olivi della Puglia per contenere l'infestazione da xylella fastidiosa, che potrebbe estendersi anche ad altre colture. L'organizzazione non governativa Peacelink ha scritto al commissario per la Salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, sostenendo che sarebbe un grave errore. Per ora, quindi, gli alberi hanno ottenuto una tregua e l'Italia discute sulle compensazioni per i coltivatori che dipendono dall'olio.

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Italia, a un mese dall'Esposizione universale niente è pronto

Parigi, 3 apr - (Agenzia Nova) - Corruzione, tagli al budget, disorganizzazione: caos completo al cantiere dell'Esposizione universale di Milano che aprirà le porte il 1° maggio. Il 74 per cento dei cantieri di cui è incaricata l'Italia sono ancora in costruzione e solo il 9 per cento sono veramente completati. Così la scorsa settimana il commissario all'Expo ha stanziato oltre 2,6 milioni di euro per l'installazione di di "external exhibition elements" la cui funzione è il “camouflage”: eleganti termini in inglese ed in francese per designare in pratica dei pannelli mobili destinati a dissimulare ai visitatori che i lavori saranno ancora in corso anche dopo l'inaugurazione. Insomma, l'Expo rischia di essere un altro esempio dell'approssimazione italiana.

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I cinesi al Milan?

Parigi, 3 apr - (Agenzia Nova) - Le voci sulla vendita dell'Ac Milan da parte di Silvio Berlusconi si sono rincorse più volte nelle ultime settimane; ma questa volta sembra proprio che i cinesi abbiano messo le mani sul club milanese: i media italiani parlando di una vendita stimata tra 1 e 1,5 miliardi di euro per il 75 per cento della proprietà dei Rossoneri. La figlia di Silvio, Barbara Berlusconi, resterebbe alla testa della società come amministratrice delegata.

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Panorama internazionale

I rappresentanti dei paesi e delle organizzazioni coinvolte nei negoziati per il nucleare iraniano di Losanna (foto LaPresse)


Nucleare Iran: un accordo, molti dubbi

New York, 3 apr - (Agenzia Nova) - L'Iran e le principali potenze nucleari globali hanno trovato ieri un punto di convergenza riguardo gli aspetti fondamentali del programma nucleare iraniano, con l'obiettivo di consentire alla Repubblica islamica lo sviluppo di un comparto nucleare civile impedendole al contempo di dotarsi di un arsenale atomico. Il più entusiasta dell'accordo, ieri, è parso il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif: “Speriamo che questo sviluppo possa interrompere un ciclo che non è nell'interesse di nessuno”, ha dichiarato il ministro nel corso di una conferenza stampa seguita all'annuncio ufficiale dell'intesa. Dalla Casa Bianca, il presidente Usa Barack Obama ha parlato di un accordo “storico”, ma ha anche ammesso che quella di ieri è “una cornice” la cui effettiva implementazione dipenderà da quanto messo nero su bianco nelle prossime settimane. La reazione della stampa Usa è invece improntata alla cautela e allo scetticismo. Il “New York Times”, sottolinea come l'accordo di massima raggiunto ieri sia “sorprendentemente ampio e specifico” su alcuni punti: l'Iran dovrà ridurre il numero delle sue centrifughe operative da 19 mila a 6.104, di cui solo 5.000 potranno essere impiegate nel prossimo decennio. L'Iran ha anche acconsentito a non arricchire l'uranio oltre il 3,67 per cento per i prossimi 15 anni – un livello di purezza insufficiente ad armare ordigni nucleari – e a ridurre a 300 chilogrammi le scorte massime di uranio per i prossimi 15 anni, rispetto ai 10 mila chili attuali. Il quotidiano Usa sottolinea però come l'accordo non menzioni aspetti fondamentali: l'Iran non pare intenzionato a smantellare nessuna delle sue installazioni, come quelle di Fordow e Natanz, che per il momento verranno invece riconvertite a fini di ricerca. Non è ancora chiaro, inoltre, il calendario per la revoca delle sanzioni all'Iran e resta sul tavolo il tema della segretezza sulle attività di arricchimento condotte dal paese sino ad oggi. In linea di massima, il P5+1 ha concesso all'Iran la fine delle sanzioni economiche statunitensi ed europee e la sospensione di quelle approvate dalle Nazioni Unite, in cambio di limiti al programma nucleare dell'Iran che rimarrebbero in vigore per 10 anni – e in misura più lieve per altri 15 – e di ampie ma non meglio specificate ispezioni internazionali volte a garantire il pieno rispetto degli accordi. Il “Time” sottolinea come gli ostacoli a un accordo definitivo siano ancora numerosi: anzitutto, l'effettiva disponibilità dell'Iran a sottoporsi a controlli intrusivi; in secondo luogo, la gestione da parte di Obama di un Congresso ostile e di una comunità internazionale divisa, con Russia e Cina propense a schierarsi dalla parte di Teheran. C'è poi il nodo spinosissimo della guerra per procura in corso tra Iran e Arabia Saudita, e del rischio che le concessioni a Teheran possano innescare un'era di proliferazione nucleare in Medio Oriente. In un editoriale non firmato, la direzione della “Washington Post” mette in risalto i “troppi obiettivi mancati” rispetto ai paletti imposti da Obama nel 2012: l'Iran manterrà tutte le sue infrastrutture, compresa quella sotterranea di Fordow; nessuna delle 19 mila centrifughe iraniane per l'arricchimento del materiale fissile verrà fisicamente smantellata; la scorta di uranio arricchito iraniana verrà “ridotta”, ma non lascerà il paese: entro 10 anni, “l'Iran tornerà ad essere improvvisamente una potenza nucleare di soglia, con tutte le infrastrutture e le capacità di cui oggi dispone”.

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Ma quale Grexit!

Berlino, 3 apr - (Agenzia Nova) - La crisi greca ha raggiunto un nuovo apice, scrive il quotidiano "Die Zeit": le probabilità che il paese lasci l'eurozona sono aumentate. Dopo le elezioni di fine gennaio un accordo sembrava ancora possibile, poiché era stato eletto un governo che voleva mettere fine alla corruzione nel paese e, diversamente dall'esecutivo precedente, voleva riformare il sistema fiscale affinché anche i cittadini più ricchi pagassero le tasse. All'interno del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e della Commissione europea è nata nel frattempo la convinzione che le misure di austerità richieste fossero troppo dure: l'economia greca è crollata in una profonda depressione e la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili. Intanto l'accordo sembra sempre più lontano, "ed entrambe le parti sembrano peccare di buon senso". Da una parte c'è un ministro delle Finanze greco che fa prevalere il suo ego, dall'altra creditori troppo intransigenti.

Continua a leggere l'articolo del Die Zeit


Usa: Indiana e Arkansas rimettono mano ai disegni di legge sulla libertà religiosa

New York, 3 apr - (Agenzia Nova) - I legislatori degli Stati di Indiana e Arkansas hanno accusato il colpo della polemica nazionale scatenata dai disegni di legge promossi come misure per la libertà religiosa, ma accusate invece di essere provvedimenti anti-gay. Ieri le assemblee legislative di entrambi gli Stati hanno approvato modifiche alle parti più controverse dei disegni di legge, ad esempio correggendo l'assenza di misure che non proibiscono la discriminazione nel luogo di lavoro sulla base dell'orientamento sessuale di un individuo. Il governatore repubblicano dell'Indiana, Nike Pence, ha accettato di firmare il disegno di legge soltanto dopo l'inserimento della nuova clausola anti-discriminatoria.

Continua a leggere l'articolo del Washington Post


Ilves: la Nato deve rispondere a un ciber-assalto russo

Londra, 3 apr - (Agenzia Nova) - Intervistato dal quotidiano britannico "The Times", il presidente dell'Estonia, Toomas Hendrik Ilves, sostiene che la Nato deve prepararsi a rispondere alla Russia non solo in caso di attacchi convenzionali o nucleari, ma anche di assalti alla rete informatica delle repubbliche baltiche. Il capo dello Stato estone critica gli "utili idioti" all'interno dell'Unione Europea, cioè quei paesi, come la Grecia, l'Italia, l'Ungheria e Cipro, che chiedono un alleggerimento delle sanzioni contro Mosca compromettendo l'unità dell'Ue.

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Falkland: il Regno Unito spia l'Argentina

Buenos Aires, 3 apr - (Agenzia Nova) - I documenti segreti diffusi da Edward Snowden, l'ex consulente della Cia e dell'Agenzia per la sicurezza nazionale statunitense (Nsa), rivelano l'esistenza di un piano da parte della Gran Bretagna per spiare l'Argentina e prevenire così eventuali minacce alle isole Falkland. Come riporta il quotidiano "Clarin", ieri il sito Tn.com.ar ha svelato l'esistenza "di un piano invasivo e aggressivo per mantenere il potere britannico sulle isole dell'Atlantico", attraverso azioni di spionaggio e una massiccia sorveglianza. Il materiale di Snowden che confermerebbe il piano comprende lettere, promemoria, presentazioni e comunicazioni interne risalenti al periodo 2006-2011, che rivelano come lo spionaggio segreto riguardi anche operazioni sotto copertura sui social network e il ricorso a comunicazioni militari e sulla sicurezza. Il piano britannico sarebbe stato coordinato dal Joint Threat Research Intelligence Group (Jtrig), che dipende dall'agenzia centrale di intelligence del governo britannico.

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