Il processo Ruby, il Jobs act e l'immigrazione

Rassegna della stampa estera a cura dell'Agenzia Nova. Oggi articoli da Guardian, Figaro, New York Times e Bloomberg Business Week.

Il processo Ruby, il Jobs act e l'immigrazione

POLITICA

 


Dopo il "bunga-bunga", la redenzione di Silvio Berlusconi?

Bruxelles, 12 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - "Sono di nuovo in campo per costruire con Forza Italia ed il centrodestra un'Italia migliore": Silvio Berlusconi all'indomani della sua definitiva assoluzione nel caso "Rubygate" vuol credere nel suo ritorno sul palcoscenico della scena politica italiana. Ma pochi in Italia ci scommettono: il quotidiano belga "La Libre Belgique" e quello francese "le Figaro" pubblicano un lancio dell'agenzia di stampa "France Presse" (Afp) che riassume gli ostacoli di carattere personale, giudiziario, finanziario e politico che si oppongono ad un ritorno alla grande di Berlusconi.

Leggi l'articolo del Figaro

 

Mario Monti, per la Grecia “il tempo dei giochi” sta scadendo

New York, 12 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - L'ex primo ministro italiano Mario Monti ha concesso una intervista esclusiva al programma di approfondimento economico “The Pause” di “Bloomberg”, per fare il punto delle trattative tra le istituzioni europee e il governo greco e discutere lo scenario e i possibili rischi di un'uscita della Grecia dall'euro. Nel corso dell'intervista, Monti riserva ad Atene parole insolitamente dure: “La mia impressione è che per il nuovo governo greco il tempo per i giochi, magari con la genuina speranza e volontà di cambiare il quadro politico europeo, stia giungendo al termine”. Per l'ex premier italiano, la scelta che si prospetta al governo ellenico è chiara: “tener fede agli impegni precedentemente assunti, magari con qualche ammorbidimento, specie riguardo le tempistiche per l'implementazione delle misure”. L'alternativa, fa capire Monti, rischierebbe di essere proprio l'uscita del paese dell'area euro. Quanto al nuovo round di negoziati, il senatore italiano si dice “fiducioso che ne uscirà una qualche forma di compromesso, vicino più alle richieste iniziali dell'eurozona che a quelle del governo greco”. Per quanto riguarda l'Italia, Monti riconosce al premier in carica, Matteo Renzi, di aver fatto sinora un “lavoro ragguardevole”, ma sottolinea la necessità di “continuare a realizzare quanto promesso”. Si tratta di una massima che vale per tutti i paesi europei: data l'ascesa dei movimenti populisti e anti-europeisti, è fondamentale per i governi in carica “aderire a principi di disciplina”, pur nella necessità di “riformare i termini del patto di stabilità per rafforzare gli investimenti pubblici”. Infine, più che del rischio di una Grexit, Monti pare preoccuparsi di un'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea: c'è una “buona possibilità” che la Gran Bretagna lasci l'Ue nel caso in quel paese si tenesse un referendum, avverte l'ex premier. Londra dovrebbe piuttosto “assumere una posizione di forza morale nel gioco dell'integrazione europea”, promuovendo ad esempio una ulteriore integrazione verso “mercati unici dei servizi, dell'energia, dell'economia digitale e delle professioni”.

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ECONOMIA

 


 

Succede in Europa: il "Jobs Act" di Renzi introdurrà un salario minimo in Italia

Parigi, 12 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - La cosa potrà sorprendere, ma l’Italia è uno dei pochi paesi avanzati a non avere un salario minimo legale. Tuttavia tra le novità del "Jobs Act" di Matteo Renzi entrato in vigore il 77 marzo, presto figurerà anche l'introduzione di un salario orario legale: sarà intorno ai 6,5-7 euro netto all'ora e si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti che non siano già coperti nei contratti collettivi di lavoro. Ancora in preparazione, la misura dovrebbe essere inclusa in uno degli ultimi decreti applicativi del "Jobs Act", quello che riguarderà le "politiche attive" per l'impiego, che sarà portato in Consiglio dei ministri nelle prossime settimane: "La decisione è presa e il salario minimo arriverà anche in Italia" ha dichiarato ieri Renzi. Fissato comunque ad un livello inferiore a quello della Germania (8 euro) o della Francia (9,35 euro), mentre negli altri paesi europei si va dai 7,5 euro del Regno Unito ai 4,48 della Spagna, il salario orario minimo italiano rischia, secondo il quotidiano economico francese "Les Echos", di diventare un ulteriore terreno di scontro tra i sindacati ed il governo, che è tenuto a consultarli. I sindacati infatti, ricorda il corrispondente da Roma Pierre De Gasquet, temono che l'introduzione del salario minimo legale possa limitare la loro capacità di negoziare i contratti collettivi di categoria. Un'altra questione rimasta ancora in sospeso, e foriera di contrasti, e quella se il nuovo salario minimo si applicherà anche ai collaboratori occasionali ("free-lance") che in Italia rappresentano un'importate quota di lavoratori.

Leggi l'articolo dell'Echos
 


L'Europa ha bisogno di politiche per la crescita, non di palliativi monetari

New York, 12 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - A sette anni dal crollo di Lehman Brothers, l'output economico dell'eurozona non è ancora tornato ai livelli del 2008, 18 milioni di europei cercano un lavoro e le prospettive di crescita sono quantomeno mediocri. Le classi dirigenti europee sono sotto pressione per rilanciare l'economia continentale, eppure, scrive il chief economist di Allianz Se, Michael Heise, sul “Wall Street Journal”, persino produrre una diagnosi condivisa del problema pare oltre la loro portata. Il malessere europeo, spiega Heise, non è solo l'effetto della crisi del 2008, ma il sintomo di un male più profondo: un mix di declino demografico, scarsa produttività e diseguaglianze crescenti, eccesso di dirigismo e tassazione che hanno depresso la domanda nelle economie “ricche” del pianeta. Di fronte a problemi di questo tipo, spiega l'economista, risposte come l'alleggerimento quantitativo della Bce e la compressione dei tassi di interesse reali in territorio negativo rischiano di essere un mero palliativo, se non addirittura di aggravare il problema nel medio e lungo periodo. L'esperienza recente dimostra che le politiche monetarie accomodanti e le politiche fiscali espansive sostenute da costi di finanziamento ultra-bassi non bastano, al di là di effetti momentanei, a rilanciare e sostenere la domanda. In gioco ci sono altri fattori: la disoccupazione dell'eurozona all'11 per cento, ad esempio, e le conseguenti preoccupazioni per il futuro: “Anziché stimolare la domanda, gli attuali tassi di interesse prossimi allo zero rendono quasi impossibile accumulare ricchezza per la vecchiaia senza incorrere in paurosi livelli di rischio”. E' per questa ragione che nonostante la stagnazione dei redditi, l'aumento della tassazione sui risparmi e il calo dei tassi di interesse, le famiglie non accennano a ridurre la loro propensione al risparmio. E purtroppo, “lo scenario appare simile sul fronte delle imprese”: il business dell'eurozona è paralizzato dall'incertezza delle prospettive macroeconomiche e dai rischi geopolitici, e per questo stenta a investire: iniettare liquidità nel sistema creditizio, sottolinea Heise, non serve a nulla, se a mancare non è l'offerta ma la domanda di credito. Peggio farebbe l'espansione fiscale, che in molti paesi dell'eurozona appare insostenibile già ai suoi livelli attuali. L'unica opzione che resta è di aggredire il problema alla radice: le politiche demografiche aiutano solo nel medio periodo, ma vanno comunque intraprese. Per promuovere la crescita, i governi devono “migliorare l'ambiente degli investimenti” tramite incentivi fiscali, una regolamentazione più snella e politiche di sostegno all'innovazione. Le esperienze passate, da quelle scandinave a quelle più recenti di Irlanda e Lituania, dimostrano che “un costante consolidamento fiscale, unito a riforme per la crescita, stimolano la fiducia e rilanciano gradualmente la domanda”.

Leggi l'articolo del Wall Street Journal


 

 


SOCIETA'

 


 

L'Onu chiede una ridistribuzione dei profughi nel Nord Europa

Berlino, 12 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) richiama al dovere i paesi più ricchi dell'Unione Europea affinché accolgano un più alto numero di rifugiati provenienti dalla Siria. Il quotidiano britannico "Guardian" cita un programma pilota della durata di un anno che prevede una "distribuzione ordinata" dei profughi dalla Siria dal Sud al Nord Europa: in questo modo i paesi del Mediterraneo come Italia e Grecia che, secondo le regole europee sull'immigrazione, hanno l'obbligo di accogliere tutti i profughi in quanto paesi di primo ingresso, verrebbero alleggeriti da un un compito gravoso. In realtà, le disposizioni di Dublino sul primo approdo vengono aggirate già da tempo. L'Italia, ad esempio, per paura di non essere in grado di affrontare quest'ondata di migranti, lascia che molti profughi continuino il loro viaggio verso il Nord Europa senza prendere loro le generalità e senza registrarli come previsto dai regolamenti europei.

Leggi l'articolo dello Spiegel


L'Italia propone centri in Africa per le procedure di asilo

Londra, 12 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - L'Italia appoggia una controversa proposta volta alla creazione in Africa di centri deputati a esaminare le richieste di asilo, prima che i migranti affrontino la traversata, spesso pericolosa, del Mediterraneo. Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, riferiscono i quotidiani britannici "The Times" e "The Telegraph", ha spiegato che una soluzione del genere consentirebbe di distribuire i rifugiati in modo più equo tra i paesi europei. I centri per le richieste di asilo potrebbero essere ospitati in Niger, Sudan e Tunisia.

Leggi l'articolo del Telegraph


 

 

PANORAMA INTERNAZIONALE

 


 

Germania, per AfD Francia e Italia devono lasciare l'eurozona

Berlino, 12 mar 09:31 - (Agenzia Nova) - Il segretario del partito euroscettico tedesco "Alternativa per la Germania", Bernd Lucke, ha chiesto a Francia e Italia di lasciare l'eurozona. Secondo Lucke è sbagliato il fatto che in questo momento l'attenzione sia tutta concentrata sulla Grecia: addirittura la stessa Finlandia, finora apparentemente stabile, negli ultimi anni ha perso drasticamente competitività. "Ma ancora più angosciante è il fatto che grandi e importanti paesi come Italia e Francia non siano ancora riusciti a superare le loro difficoltà e continuino a ricevere proroghe", ha aggiunto il leader di AfD. Lucke ha sottolineato che la Grecia dovrebbe essere solo il primo paese ad uscire dall'unione monetaria: AfD sogna una sorta di "eurozona fulcro" formata da Stati che presentano una robustezza economica pari a quella tedesca.

Leggi l'articolo del Welt

 

Regno Unito: Farage, la "quinta colonna" dei musulmani britannici alimenta la paura dell'immigrazione

Londra, 12 mar 09:31 - (Agenzia Nova) - Ampio risalto sulla stampa britannica per l'intervista di Nigel Farage, leader dell'Ukip, il Partito per l'indipendenza del Regno Unito, a Channel 4. Il politico è tornato a parlare di immigrazione, sostenendo che le norme contro il razzismo e la discriminazione dovrebbero essere abolite perché non più necessarie, che l'estremismo islamico costituisce una grave minaccia e che i cittadini sono preoccupati per la presenza, per la prima volta, di un gruppo di immigrati che non vuole integrarsi e punta, invece, a cambiare "ciò che siamo".

Leggi l'articolo del Guardian

 

Usa: lo scandalo delle mail di Clinton preoccupa i Democratici

Washington, 12 mar 09:31 - (Agenzia Nova) - La famiglia Clinton è nota per la sua propensione a farsi coinvolgere in scandali e polemiche, e le ultime vicende che hanno coinvolto Hillary spingono diversi esponenti democratici Usa a chiedersi se sia davvero il caso di puntare tutte le risorse del Partito sulla sua candidatura alla Casa Bianca. La pessima gestione del mezzo scandalo che ha colpito la Clinton, rea di aver gestito la sua corrispondenza ufficiale da segretario di Stato con un indirizzo di posta privato e inaccessibile alla supervisione pubblica, non ha fatto che accentuare i timori di molti suoi colleghi. Pochi democratici, per la verità, credono che l'ennesima prova di opacità e scarsa propensione al rispetto delle regole basterà a minare la corsa trionfale di Clinton verso la presidenza degli Stati Uniti: del resto, come sottolinea l'opinionista Dana Milibank sulla “Washington Post”, la Clinton ha la fortuna di giocare in solitaria, senza lo straccio di un avversario credibile non soltanto all'interno del suo partito, ma persino sul fronte repubblicano. Ciononostante, sono in molti a sollevare pesanti dubbi riguardo la competenza e la preparazione della macchina da guerra elettorale di cui la politica si è attorniata negli ultimi mesi. Quel che è peggio, molti lamentano come il rifiuto di fornire spiegazioni credibili sul caso delle e-mail abbia fatto riemergere lo snobismo e l'arroganza che hanno sempre costituito il punto debole di Hillary e dei Clinton in generale.

Leggi l'articolo del Washington Post


 

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