Il Cav. assolto e i dubbi sulla crescita

L'assoluzione di Berlusconi dal processo Ruby, la riforma del Senato e il calo della produzione industriale. Nella rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che ci riguardano da vicino.

Il Cav. assolto e i dubbi sulla crescita

Berlusconi spera nella rinascita politica

Londra, 11 mar - (Agenzia Nova) - Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia ed ex presidente del Consiglio, è stato assolto dalla Corte di Cassazione dall'accusa di aver pagato per prestazioni sessuali con una minorenne, Karima El Mahrough, più nota come Ruby, e aver abusato della sua posizione di potere per coprire i fatti, notizia riportata dai principali giornali britannici. Il politico, inoltre, ha terminato il servizio sociale cui era stato condannato nel processo per frode fiscale. Ora, insieme ai suoi più fedeli sostenitori, confida nella resurrezione politica, benché alcuni politologi, come Gianfranco Pasquino, ritengano che il suo declino sia irreversibile. Per il "Financial Times" Berlusconi non ha perso tutta la sua influenza negli ultimi anni, come dimostra la trattativa sulle riforme, ma il suo più grande problema è non aver individuato un successore in grado di guidare un'opposizione credibile a Matteo Renzi.

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Italia: il difficile ritorno di Berlusconi alla ribalta
Berlino, 11 mar - (Agenzia Nova) - L'archiviazione del processo Ruby potrebbe favorire il ritorno politico dell'ex premier italiano Silvio Berlusconi. In passato l'ex premier è riuscito più volte a smentire gli scettici e a rialzarsi, e i suoi fedelissimi credono in lui anche nel 2015. "La risurrezione c'è nella religione. Ma anche nella politica", ha dichiarato Renato Brunetta, il portavoce del partito di Berlusconi "Forza Italia" al "Financial Times". Berlusconi, scrive il tedesco "Die Welt", è un allegro 80enne che nella vita ha ottenuto tutto. Ha costruito città e rivoluzionato i media: è stato per nove anni presidente del Consiglio italiano e ha partecipato a moltissimi vertici internazionali. Quindi: perché no? Ma per Berlusconi il ritorno sotto i riflettori non sarà impresa facile. Il democratico Matteo Renzi, il premier in carica, domina sui canali televisivi e sui titoli di giornale. Con la sua retorica del "cambiamento" conquista il consenso degli elettori. Forza Italia, invece, è in calo: mentre i socialdemocratici si aggirano sul 40 per cento, il partito di Berlusconi si muove tra il 10 e il 15 per cento.

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Italia, progressi sul fronte della riforma costituzionale

New York, 11 mar - (Agenzia Nova) - Il premier italiano Matteo Renzi ha compiuto ieri un ulteriore passo verso il conseguimento della riforma costituzionale tesa a semplificare l'iter di approvazione delle leggi, mentre cresce il contrasto col partito di opposizione dell'ex premier Silvio Berlusconi dopo la rottura del cosiddetto “patto del Nazareno”. La Camera dei deputati ha votato con 375 voti favorevoli e 125 contrari la riforma tesa a ridurre le dimensioni e le competenze del Senato, con l'obiettivo di superare il bicameralismo perfetto. Proprio a causa dell'interminabile iter legislativo che il governo Renzi sta tentando di riformare, la riforma dovrà ora ripassare al vaglio di entrambe le camere, dove potrebbe essere oggetto di nuove modifiche ed emendamenti. Il premier italiano ha dichiarato che la riforma delle istituzioni legislative è un aspetto centrale del processo di ammodernamento del paese. Non è chiaro, però, se il premier potrà davvero fare a meno dei voti del partito di Berlusconi, Forza Italia, specie al Senato, dove la maggioranza gode di margini piuttosto ridotti.

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Italia: si schianta la produzione industriale, timori per la ripresa

New York, 11 mar - (Agenzia Nova) - Dopo settimane di annunci di ripresa, l'Italia deve fare i conti con una nuova, pesante batosta: a gennaio la produzione industriale è calata dello 0,7 per cento rispetto al mese di dicembre, e addirittura del 2,2 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno. I dati smentiscono sonoramente le previsioni degli economisti: quelli interpellati da “Bloomberg”, ad esempio, avevano previsto per il mese di gennaio un incremento della produzione industriale dello 0,2 per cento. Il timore è che la tanto invocata ripresa, dopo tre anni consecutivi di decrescita, possa rivelarsi l'ennesima falsa partenza. “Se l'output si mantiene su questo livello, il rischio è che l'Italia chiuda in recessione anche il primo trimestre di quest'anno”, avverte Riccardo Barbieri Hermitte, chief European economist presso Mizuho International Plc a Londra. L'Istat e il governo del premier Matteo Renzi avevano indicato in una serie di fattori esogeni, dalla maggiore competitività dell'export garantita dalla svalutazione dell'euro sino al crollo del prezzo del petrolio, i segnali di una imminente ripresa economica. Per i primo trimestre dell'anno, l'Istat prevede una crescita intorno allo 0,1 per cento, mentre il mese scorso Confindustria si era spinta a prospettare una crescita anche maggiore. Alla luce dei dati relativi al mese di gennaio, però, gli economisti temono ora che il ritorno alla crescita dell'Italia possa essere ancora più lento e stentato del previsto, o che possa non avvenire affatto.

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I lupi ritornano in Vaticano

Madrid, 11 mar - (Agenzia Nova) - I cosiddetti “lupi” del Vaticano, cioè i potenti settori della Curia che hanno messo alle strette Benedetto XVI fino a portarlo - così dicono alcuni - alle dimissioni nel febbraio 2013, sono tornati. Da allora erano rimasti in disparte, contemplando non senza apprensione l'apertura di papa Francesco alle "nuove famiglie" o quel suo approccio sociale, così poco accademico, che ha permesso al Pontefice di riconquistare la fiducia di molti cattolici e ha spostato l'attenzione dei maggiori leader mondiali su Roma. Adesso però, proprio quando Jorge Mario Bergoglio vuole fare luce una volta per tutte sulle finanze dello Stato del vaticano -approvando la legge sulla trasparenza interna e negoziando con il governo italiano la fine del Vaticano come paradiso fiscale - i lupi del potere e del denaro stanno cercando in tutti i modi di ostacolarlo, con le stesse armi usate contro Joseph Ratzinger: facendo trapelare documenti personali e dai toni avvelenati (come era accaduto con la scandalo Vatileaks, ndr) per seminare il dubbio ed evidenziare la divisione tra il Papa e i suoi collaboratori.

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Panorama internazionale

Hillary Clinton durante la conferenza stampa di ieri (foto LaPresse)


La Grexit minerebbe la fiducia nell'irreversibilità dell'Euro, avverte il ministro italiano Padoan

New York, 11 mar - (Agenzia Nova) - L'uscita della Grecia dall'eurozona costituirebbe un precedente pericoloso, dimostrando che l'euro non è irreversibile, e per questa ragione andrebbe evitata. Lo ha dichiarato ieri il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan, durante il vertice dell'Eurogruppo convocato proprio per discutere la crisi greca. Se l'opzione di abbandonare l'euro è sul tavolo per uno dei suoi paesi membri, “ciò significa che la stessa opzione può essere estesa agli altri paesi, e che l'unione monetaria non è irreversibile”, ha avvertito il ministro. “Personalmente, ritengo che la Grecia non lascerà l'euro, e farò tutto il possibile per evitarlo; tuttavia, non posso prevedere il futuro”, ha ammesso Padoan.

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La Grecia vuole confiscare le proprietà tedesche come riparazione di guerra

Berlino, 11 mar - (Agenzia Nova) - Nello scontro sulle riparazioni di guerra per i crimini commessi dal nazismo, il governo di Alexis Tsipras sta valutando l'ipotesi di confiscare alcune proprietà tedesche in Grecia. Ieri sera il ministro della Giustizia Nikos Paraskevopoulos ha dichiarato al Parlamento di Atene che in questo modo verrebbero risarcite le vittime di un massacro commesso nel paese di Distomo. In passato la Corte Costituzionale greca aveva confermato la decisione assunta nel 1997, secondo cui alle famiglie delle 218 vittime dell'eccidio spetta un risarcimento da 28 milioni di euro. Secondo le leggi greche, però, è il ministero della Giustizia a dover approvare tale confisca. "Noi promettiamo di rispettare tutti gli impegni. Ma ce lo aspettiamo anche dalle altre parti. Non diamo lezioni etiche ma nemmeno le accettiamo da altri", ha dichiarato di recente il premier Tsipras.

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Usa, Obama resiste alle pressioni bipartisan per armare l'Ucraina

New York, 11 mar - (Agenzia Nova) - Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, potrebbe presto cedere alle pressioni bipartisan del Congresso, che chiede con sempre maggior forza di fornire armi letali alle forze armate ucraine in risposta alla “aggressione” della Russia. Negli ultimi giorni l'intelligence statunitense è tornata a denunciare la violazione dei confini ucraini da parte di colonne di mezzi corazzati e d'artiglieria russi, presumibilmente inviati da Mosca a sostegno de separatisti russofoni del Donbass. Ieri i membri democratici della commissione Affari esteri del Senato si sono uniti ai Repubblicani chiedendo alla Casa Bianca l'invio di armi offensive all'indirizzo di Kiev. Dello stesso parere è gran parte dell'establishment statunitense della Difesa, a partire dal segretario delal Difesa Ashton B. Carter e dal capo dello stato maggiore congiunto Usa, generale Martin E. Dempsey. Privatamente, Obama continua però a dirsi riluttante, e teme che l'invio di armi non farebbe che peggiorare la situazione, specie ora che la tregua negoziata a Minsk lo scorso febbraio pare faticosamente reggere.

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La nuova divisione dell'Europa

Berlino, 11 mar - (Agenzia Nova) - Quanto accaduto in Ucraina negli ultimi mesi ha diviso nuovamente l'Europa: non in due blocchi ideologici - come durante la Guerra fredda - ma in termini di sicurezza. L'Europa occidentale e centrale formano una zona di alta stabilità, grossomodo sovrapponibile al territorio della Nato e dell'Ue. Ad Est, invece, si delinea una zona di nuova instabilità, cui appartiene non solo l'Ucraina ma anche paesi come la Georgia, la Moldavia o la Bielorussia. Secondo l'opinionista Nikolas Busse del quotidiano "Frankfurter Allgemeine Zeitung", il grande problema di questa zona è la Russia, la cui politica di potenza pende come una spada di Damocle sui paesi vicini. Di fatto l'Occidente non è riuscito a costruire un regime di sicurezza unificato per l'intero Continente europeo. L'estensione delle istituzioni atlantiche ed europee verso Est ha stabilizzato un lungo corridoio che si estende dal Baltico, attraverso la Polonia e l'Ungheria fino alla Bulgaria; il vuoto che aveva lasciato la fine del Patto di Varsavia, però, è colmato solo in parte.

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Usa, Hillary Clinton prova a mettere una pezza allo scandalo delle e-mail

New York, 11 mar - (Agenzia Nova) - Hillary Clinton, figura di punta del Partito democratico Usa in vista delle elezioni presidenziali 2016, ha opposto per una settimana un silenzio quasi assoluto allo scandalo riguardante la sua opaca gestione della corrispondenza ufficiale durante i quattro anni da segretario di Stato per la prima amministrazione Obama. Ieri la politica ha frettolosamente organizzato una conferenza stampa al quartier generale delle Nazioni Unite a New York, in un tentativo poco convincente di arrestare la marea dello scandalo prima della sua candidatura presidenziale ufficiale, prevista per il mese prossimo. Clinton ha ammesso che la scelta di impiegare un account di posta elettronica privato per gestire la corrispondenza ufficiale del suo ufficio, tra il 2009 e il 2011, è stata una scelta discutibile: “Col senno di poi, sarebbe stato meglio impiegare due diversi apparecchi telefonici e due account e-mail distinti”, ha innocentemente dichiarato la Clinton. La politica si è infatti giustificata affermando che a suo tempo l'idea di gestire più apparecchi telefonici per diversi account di posta le era parsa una soluzione “scomoda”. Una spiegazione che la stampa Usa ritiene poco convincente, o del tutto risibile: “Per concedersi la splendida comodità di impiegare un solo telefono cellulare, Clinton è passata attraverso la noia ben maggiore di creare un proprio dominio privato e inaccessibile il giorno della sua nomina a segretario di Stato, e di commissionare un sistema per gestirlo”, sottolinea un editoriale non firmato del “Wall Street Journal”. Non è chiaro, poi, perché la gestione di indirizzi e-mail separati avrebbe richiesto l'impiego di diversi apparecchi telefonici. L'unica notizia di rilievo della conferenza stampa di ieri, scrive anche la “Washington Post”, è la placida conferma, da parte della stessa Clinton, che la corrispondenza e-mail del suo quadriennio a capo della diplomazia Usa è stata distrutta in quanto “privata”, fatta eccezione per la piccola parte resa pubblica dopo le polemiche sull'attacco al consolato Usa di Bengasi. Secondo il “New York Times”, la conferenza stampa di ieri è un autogol politico per forme e contenuti: Clinton ha regalato all'elettorato Usa “un ritorno al futuro”, costretta ancora una volta sulla difensiva per discutibili scelte passate mentre prova a presentarsi ai cittadini nelle vesti di una novità politica per il futuro.

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