La Cina si compra l’Africa e la Corea ha qualche problema con la libertà di stampa

Daniele Bosio, ex ambasciatore italiano in Turkmenistan, era innocente. Era stato arrestato a Manila nell’aprile del 2014 per traffico di minori e pedofilia. La segnalazione era arrivata da due attiviste australiane che erano presenti nel parco acquatico dove Bosio aveva p
Pedofili che non lo erano. Daniele Bosio, ex ambasciatore italiano in Turkmenistan, era innocente. Era stato arrestato a Manila nell’aprile del 2014 per traffico di minori e pedofilia. La segnalazione era arrivata da due attiviste australiane che erano presenti nel parco acquatico dove Bosio aveva portato a giocare alcuni bambini. Le Filippine, un paese piagato dal traffico di minori, dal 1992 ha in vigore una legge contro la pedofilia che obbliga a portare con sé un permesso scritto dei genitori dei bambini con cui ci si trovi. Il giudice filippino, però – ha scritto Pio D’Emilia sul Fatto quotidiano – a metà del processo, ha detto che l’accusa non aveva abbastanza elementi per procedere nel dibattimento. Bosio, che come da procedura era stato sospeso dalla Farnesina, è rientrato in Italia.
Mercoledì scorso la sede dell’ambasciata d’Indonesia a Roma, in una palazzina di via Campania, vicino via Veneto, è andata a fuoco, forse per un corto circuito. Un dipendente è rimasto gravemente ferito nel tentativo di mettersi in salvo buttandosi dal secondo piano.

Il pivot africano della Cina. Il presidente cinese Xi Jinping e il presidente sudafricano Jacob Zuma si sono incontrati ieri a Pretoria, durante il secondo viaggio sudafricano di Xi, che era appena stato anche in Zimbabwe. Al centro dei colloqui con Zuma, “la piena attuazione del piano strategico di cooperazione tra le due nazioni”. L’investimento cinese arriva a 6,5 miliardi di dollari soltanto in Sudafrica. Secondo il think tank americano Brooking Institution, nel 2015 gli investimenti totali di Pechino nel continente africano ammonteranno a 26 miliardi di dollari. La Cina si sta letteralmente comprando l’Africa. Secondo Huang Hongxiang, della ong China House con sede a Nairobi, in Africa ci sarebbero attualmente almeno un milione di cinesi, e il “business cinese è pressoché ovunque in Africa”, ma l’imponente presenza potrebbe risultare presto problematica senza un adeguato controllo sulla comunicazione (integrazione?). In più, il rallentamento dell’economia di Pechino potrebbe limitare la disponibilità di capitali da investire nel continente.
Un’organizzazione criminale della provincia dello Hunan, dedita alla contraffazione di pillole di Viagra, fa testare il prodotto – un miscuglio tra citrato di sildenafil e farina di mais – ai lavoratori. Scriveva ieri il quotidiano cinese Sanxiang Metropolis che la banda di falsari, magnanimamente, rimborsa il costo delle prostitute agli immigrati e a chi non ha moglie.

Censure asiatiche/1. Lo stampatore dell’edizione internazionale del New York Times in Thailandia tre giorni fa ha deciso di lasciare una parte della prima pagina in bianco. L’articolo rimosso – naturalmente disponibile online – approfondisce la difficile situazione dell’economia tailandese e le precarie condizioni di salute del re Bhumibol Adulyadej. L’eventuale morte dell’ottantasettenne sovrano tailandese è motivo di preoccupazione per la giunta militare che ha preso il potere con il colpo di stato del maggio 2014. Secondo molti osservatori la giunta militare è ricorsa spesso all’uso dell’articolo 112 del codice penale tailandese, che punisce fino a 15 anni di prigione per il reato di lesa maestà.  
Sabato scorso, parlando al Times Lit Fest di Delhi, Palaniappan Chidambaram, attuale ministro delle Finanze indiano ed ex ministro dell’Interno ai tempi del governo di Rajiv Gandhi, ha detto che  “è stato un errore” censurare, nel 1988, i versetti satanici di Salman Rushdie: “Se me lo aveste chiesto vent’anni fa, avrei risposto lo stesso”, ha detto Chidambaram. (qui le reazioni del Congresso indiano)

Censure asiatiche/2. La coreana Park Yu-Ha è un’accademica piuttosto famosa, e insegna all’università Sejong di Seul. Si occupa da anni di relazioni tra Giappone e Corea del sud e il suo ultimo libro, “Comfort Women of the Empire”, è il frutto di anni di lavoro sulla delicata questione delle donne che venivano messe a servizio (sessuale) dell’esercito giapponese durante l’occupazione. La posizione della Corea del sud e della Cina è che le donne venissero rapite e costrette a diventare schiave con l’avallo del governo di Tokyo. Secondo molti storici – compresa la Park – la questione è ben più complessa, e spesso le donne si univano volontariamente ai membri dell’esercito giapponese in cambio di soldi. Un gruppo di attiviste sudcoreane ha denunciato la Park, perché nel suo libro avrebbe “offeso la memoria delle donne di conforto”. Il tribunale di Seul l’ha incriminata formalmente a metà novembre. La Park si è difesa dicendo di non voler offendere le donne coreane, ma di voler far emergere una verità storica. Tra una settimana si svolgerà la prima udienza del processo.
L’uomo che era stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza il 23 novembre scorso mentre entrava nel bagno del santuario Yasukuni di Tokyo con una busta – subito prima dell’esplosione di un ordigno – secondo fonti investigative sarebbe già tornato in Corea del sud. L’attentato non aveva provocato feriti, e non è stato rivendicato. La polizia di Tokyo, però, avrebbe trovato nel bagno del materiale con delle scritte in hangul.

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