Cure di voti e ferro

L’America boicottata anche nel Pacifico, Kim Jong-un sempre più putiniano. Buon anno con furto.

Che la campagna elettorale abbia inizio. Il premier giapponese Shinzo Abe ha indetto nuove elezioni per la Camera bassa della Dieta come referendum sull’Abenomics. A inaugurare la campagna elettorale per il Partito Liberaldemocratico è stata l’elegantissima first lady Akie Abe, che in una delle rare conferenze stampa che concede ha parlato di Womenomics e delle difficoltà che le donne giapponesi incontrano nel mondo del lavoro (tutte, tranne lei: figlia di una stirpe di businessmen, scuole prestigiose, ex disk jokey, ex pubblicitaria, nessun figlio, la vera “opposizione interna” del marito perché le piacciono le soap coreane, sostiene i diritti omosessuali ed è contraria al nucleare).

 

Abe-san non ride. Il premier di Tokyo non ha gradito lo scherzetto di un ventenne giapponese che aveva messo online un sito e, fingendo di essere un bambino di dieci anni, pubblicava con un linguaggio elementare delle domande dirette al governo: “Perché le elezioni adesso? Ma la tua Abenomics non doveva farci avere più soldi?”. Il finto-bambino era diventato in pochi giorni l’idolo dell’opposizione democratica: “Un prodigio!”. Quando su Twitter ha confessato di essere un universitario della Keiko, Abe gli ha risposto su Facebook: “La sua finta innocenza infantile è spregevole. Spero che la sua azione non sia parte di un qualche tentativo organizzato per manipolare l’opinione pubblica contro di me in vista delle elezioni”.

 

Un perdente c’è già, l’America. Nelle elezioni locali della prefettura di Okinawa, il 16 novembre scorso, è stato eletto Takeshi Onaga, che ha vinto contro il candidato sostenuto da Shinzo Abe. Onaga ha condotto tutta la campagna elettorale contro la presenza dei militari americani sull’isola di Okinawa: “Out of Okinawa, out of Japan”. Boicotta il trasferimento della base dei marines di Futemna dalla città di Ginowan a un’area più rurale (trattativa che va avanti da anni tra Washington e Tokyo) perché vuole i soldati statunitensi fuori dal paese. Secondo i media giapponesi la vittoria di Onaga complicherà di molto la strategia americana nel Pacifico.

 

Indonesia liberale? Joko Widodo, il presidente riformista eletto nel luglio scorso e che si è insediato a Jakarta a fine ottobre, è considerato la speranza di una delle più grandi economie del sud-est asiatico. Ha uno stile modesto, familiare e socievole, e fa molti selfie su Twitter. Come suo successore alla poltrona di governatore di Jakarta ha nominato Basuki Tjahaja Purnama detto “Ahok”, che non solo è di etnia cinese ma è anche cristiano. Una notizia, nel paese che ha la più grande popolazione musulmana del mondo.

 

Scaramucce tra Giappone e Corea del sud. L’ex capo della redazione di Seul del Sankei Shimbun, Tatsuya Kato, è ancora sotto indagine per diffamazione e non gli è stato restituito il passaporto. Aveva scritto che la presidente sudcoreana Park Geun-hye, durante il disastro del traghetto Sewol, era sparita per sei ore facendo allusioni a un suo possibile affair privato. Le autorità giapponesi per l’immigrazione hanno invece negato il visto d’ingresso al famoso cantante sudcoreano Lee Seung-chul. La versione ufficiale è che Lee sia stato respinto per via di una sentenza per possesso di marijuana di 15 anni fa. Secondo i media sudcoreani il vero motivo sarebbe la performance patriottica di Lee sulle isole contese chiamate Dokdo dai sudcoreani e Takeshima dai giapponesi, non proprio gradita dalle autorità di Tokyo. Per ripicca, il video della canzone “The day” – con un coro di disertori nordcoreani – è stato messo online gratuitamente.

 

La luna di miele tra Putin e Kim Jong-un. Si chiama “Victory” la nuova cura del ferro annunciata da Pyongyang, un progetto per la costruzione di infrastrutture tra Russia e Corea del nord. Mosca investirà 25 miliardi di dollari per rinnovare la rete ferroviaria di Kim Jong-un e avrà accesso alle risorse minerarie nordcoreane. L’annuncio arriva dopo l’incontro al Cremlino tra Vladimir Putin e l’ufficiale di Pyongyang Choe Ryong Hae, che è il terzo a visitare Mosca dall’inizio dell’anno. Choe ha consegnato a Putin anche una lettera personale di Kim Jong-un, il cui contenuto è rimasto segreto. Cosa c’è dietro questo amore diplomatico? “Pyongyang ha un problema: Pechino”, scrive sul Wall Street Journal Aidan Foster-Carter.

 

Il Vietnam pro Ogm. Il governo vietnamita considera le colture modificate geneticamente un “importante programma per lo sviluppo”. Accoglie l’importazione di prodotti di grandi distributori come la Monsanto e un progetto del 2006 gli permetterà di coltivare i suoi primi prodotti ogm entro il 2015. Tra il 30 e il 50 per cento dei terreni agricoli del paese saranno Ogm entro il 2020. D’altra parte gli Ogm sono quello che Julian Snelder sul National Interest ha chiamato “la somma di tutte le paure della Cina”. A Pechino, quello degli Ogm è il luogo dove i temi della “gestione della terra, la scarsità d’acqua, la sicurezza alimentare, la stabilità sociale, la competitività industriale e la dipendenza dai prodotti esteri si incontrano”.

 

Chi spedisce più le cartoline? Qui da noi nessuno. In Giappone invece quello dei nengajo è un business. Tra il 15 e il 25 dicembre i giapponesi inviano ad amici e parenti una cosa come 2 miliardi di cartoline d’auguri per il nuovo anno, che devono essere consegnate il 1° gennaio. Ieri nella città di Asahikawa sono state rubate 16 mila cartoline da 26 diversi negozi specializzati. Una banda di due persone sarebbe stata indentificata. Le cartoline nengajo hanno prezzi variabili, e il totale del furto ammonta a oltre 5 mila euro.

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