Primi cittadini

Il calciomercato per il sindaco è partito ufficialmente. Crocefissi, Mike D’Antoni e oratori
Primi cittadini

Il successore di Pisapia, se Giuliano Pisapia deciderà di non succedere a se stesso sulla poltrona di sindaco di Milano, si sceglierà nella primavera del 2016. Ma i segnali della bagarre ci sono già tutti. L’attuale sindaco, che alla guida di un’alleanza “arancione” a trazione vendoliana sbancò prima il Pd cittadino e poi un centrodestra immerso nel suo periodo più cupo, ha promesso di sciogliere la riserva sulla candidatura “prima dell’inizio di Expo”. Mancano cinquanta giorni tondi. Anche nella sua versione renziana, il Pd non ha smesso la sua tradizionale nomea di unico partito che ha inventato le primarie, e unico che riesce sempre a perderle. Successe con Pisapia, non può succedere ancora. E’ dai tempi post manipuliteschi di Marco Formentini che Milano è diventata terra ostile per la sinistra. Pisapia nel 2011 riuscì in un’impresa elettorale non scontata, anche se gli osservatori attenti ricordano che a farlo vincere fu soprattutto l’astensione a destra. Al ballottaggio prese più voti di quanti ne ebbe Letizia Moratti nel 2006,  ma il divario finale fu di soli 15 mila voti. Poca roba. Trovare a sinistra un candidato diverso da Pisapia, e con un Pd molto intenzionato a fare gara da solo, e in una città dove le componenti “di minoranza” del Pd e dell’area sinistra-sinistra (è pur sempre anche la città di Susanna Camusso) non è semplice. I nomi che circolano da tempo sono quelli di Emanuele Fiano, area dem, renziano, oggi deputato. Ma anche l’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino, uomo di punta della giunta Pisapia, è un nome molto caldo e molto palatabile a sinistra. Non sarà aria per via della campagna elettorale, però Majorino si è reso protagonista nei giorni scorsi di un botta e risposta con i medici volontari di strada del Naga, che hanno denunciato le linee guida del comune sugli sgomberi dei campi rom, troppo rigide e di destra, hanno detto. “Essere di sinistra non significa essere molli”, ha risposto lui.

 

Il candidato sindaco del centrodestra è di là da venire e per ora l’unica preoccupazione che aleggia nei corridoi di Palazzo Marino è di trovarsi alle prese con un “caso Veneto” anche in città. Che poi è la città di Matteo Salvini, il quale s’è fatto le ossa da giovanissimo Gian Burrasca leghista proprio come consigliere comunale. Probabile che Salvini ora abbia in testa il bersaglio grosso nazionale, ma è escluso che non approfitterà delle elezioni di Milano per saggiare la forza muscolare della sua nuova Lega. Così, mentre sui giornali vengono accreditati i nomi più estemporanei in presunta quota centrodestra, da Gianfelice Rocca di Assolombarda all’ad di Fiera spa Enrico Pazzali, il capogruppo di Forza Italia a Palazzo Marino, Pietro Tatarella, spiega che sta partendo una trattativa con la Lega: “Sono prove d’intesa, non è una novità”. Giulio Gallera, il coordinatore cittadino di Forza Italia, è lì che aspetta.

 

“Arte Lombarda dai Visconti agli Sforza”, la prima mostra-monstre di Expo in città, ha debuttato giovedì a Palazzo Reale. Duecentocinquanta opere per due secoli di arte lombarda tra dipinti, sculture, vetrate, manoscritti, miniature e oreficerie. Omaggio, nel titolo ripreso tale e quale e nel senso, all’omonima mostra che il grande critico Roberto Longhi allestì nel 1958, e che fu il segnale per la riscoperta e la valorizzazione di quello “stile lombardo” rimasto per secoli ingiustamente nell’ombra delle altre grandi tradizioni artistiche italiane.

 

Oggi al Forum di Assago è il Mike D’Antoni Day, con rito del ritiro della maglia numero 8 dell’Olimpia. Il grande Mike agli under 30 è noto soltanto come coach dell’Nba tra Denver, San Antonio, Phoenix e New York. Ma tra il 1977 e il 1990 con le Scarpette rosse ha vinto tutto,  5 scudetti, 2 Coppe dei campioni, una Korac due coppe Italia e altro ancora. E a Milano lo adorano ancora.

 

“Ecce Homo”, quattordici crocefissi di William Congdon, non è una grande mostra di Expo, è un’occasione quaresimale ma non è da perdere. Va in scena alla Biblioteca Umanistica, la “libraria” agostiniana dell’Incoronata in Corso Garibaldi, un gioiellino di fine Quattrocento che nemmeno tutti i milanesi conoscono. Congdon è stato uno dei protagonisti assoluti dell’Action painting, e dopo la conversione ha vissuto i suoi ultimi vent’anni da monaco-pittore  alla Cascinazza di Buccinasco, un piccolo monastero benedettino nella Bassa, dove ancora è conservato qualche suo dipinto. Organizza la William G. Congdon Foundation.

 

Il primo censimento sugli oratori, presentato ieri a Milano dal cardinale Scola. “L’oratorio oggi”, commissionato dagli Oratori delle diocesi lombarde (e realizzato da Ipsos Italia), dice che in Lombardia c’è il 50 per cento degli oratori italiani, e che questi centri educativi rappresentano tuttora il maggiore punto di aggregazione giovanile dopo gli impianti sportivi.

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