I treni cuccetta aboliti dal dal paniere Istat

Io personalmente ho preso diverse volte l’accelerato delle 17,30 Ragusa-Milano centrale. Arriva a Milano alle 21,30 del giorno dopo

I treni cuccetta aboliti dal dal paniere Istat

(foto di Flickr)

La più grossa delusione che l’Istat ci ha dato è quella di aver tolto i treni cuccetta dal paniere. Io personalmente ho preso diverse volte l’accelerato delle 17,30 Ragusa-Milano centrale. Arriva a Milano alle 21,30 del giorno dopo. Tanti verso le 19,30 si rimettono a dormire per la seconda volta. Così al capotreno tocca fare il giro per i vagoni a dire: “Signori! Signori! E’ inutile che vi rimettiate il pigiama. Siamo a Modena, tra due ore siamo arrivati”. Passeggeri: “Noi andiamo in cuccetta ugualmente anche perché se arriviamo a Milano alle 21,30 ci conviene passare la notte qui, così al mattino ci svegliamo e siamo pronti per affrontare la giornata”. Capotreno: “Ok! Fate come volete, ma il treno va in deposito”. Passeggeri: “Andate dove volete, noi rimaniamo in cuccetta. Tanto il treno non parte subito per tornare a Ragusa. Dovranno pur cambiare l’olio dei freni. Ho contato che per arrivare a destinazione ci sono duecento fermate”. Capotreno: “Sì. Il treno si ferma in ogni città dove c’è un sindaco di sinistra”. Un altro passeggero: “Anche le 15 regioni che abbiamo passato sono tutte di sinistra. Non capisco perché lo aboliscono dal paniere Istat. Mica lo prendono i miliardari”. Capotreno: “Avete ragione. Dormite pure qui”. Un altro passeggero ancora: “La Dc non avrebbe mai tolto i treni cuccetta dalle spese primarie. Qualcuno dica all’Istat di tornare a metterli”. Intanto uno si lamenta: “Scusi è saltata giù una tenda che c’è nella mia cuccetta, può ripararla? Mi giran le balle che la gente mi vede dormire quando il treno è fermo. Anche perché potrebbe scherzarmi”. Capotreno: “E perché dovrebbero?”. Passeggero: “Lei non si preoccupi”. Capotreno: “Ora basta con ’sti casini, sono stufo. A Milano centrale tutti giù”. Passeggeri: “E dove andiamo?”. Capotreno: “A suonare sotto i portici. Così vi scambiano per musicisti comunisti e vi ricoprono di soldi”.

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