Lettera d'amore ad Alessia Marcuzzi

Lettera d'amore ad Alessia Marcuzzi

Gentilissima Alessia Marcuzzi,

sono un impiegato dell’Agenzia spaziale europea. Ho 50 anni (li compio oggi), ho un figlio di 21  avuto da una precedente relazione. Sono innamorato di lei da sempre: ecco il motivo del perché vorrei sposarla.

 

Attualmente mio figlio è impegnato a sfilare alla settimana della moda di Vercelli. Non perché è mio figlio, ma è molto bello. Sono andato a vederlo sfilare e mi sono commosso, e pensare che sua madre non voleva facesse il casting quando aveva 15 anni. Questo  è stato il motivo della nostra rottura. A me piaceva avere un figlio fotomodello, forse perché avrei voluto farlo anch’io, ma erano gli anni Ottanta e non si era informati. Allora non sapevo dove andare a fare domanda. E poi non so se mi prendevano: sono alto centosessantotto centimetri. Oggi chi vuole farlo si iscrive alla scuola per fotomodelli alla Bovisa. Mio figlio è alto 192 cm è moro e riceve molte lettere d’amore, alcune complete come questa, altre meno. Alessia, potremmo vederci per un drink? Anche in piazza Duca d’Aosta. Tra poco mi licenzio. Se mio figlio fa Cento Vetrine gli farò da agente.

 

Il mio amore per lei mi porta ad essere sincero e onesto.

 

Sono molto solo come uomo anche perché vivo solo. Mio figlio infatti vive in una comune per fotomodelli a Milano. Dispiace dirlo, ma sono artisti. Ho una casa di proprietà in zona servitù militare (c’ho il poligono di tiro per i carri armati a nemmeno un chilometro di distanza, ma c’è da dire che non vengono così spesso.

 

Prima della caduta del Muro sì, ma adesso anche i militari si sono rammolliti.

 

Mi ero innamorato di una donna sergente maggiore dell’esercito. Ma le non mi ricambiava. Adesso la cotta mi è passata e lei dopo cinque anni mi ha telefonato. L’hanno trasferita a Catanzaro Lido. Vorrebbe vedermi ma non so cosa fare. Che faccio?
Non vorrei mancarle di rispetto Alessia ma la donna sergente (Paola) un po’ le assomiglia. Certo voi Alessia siete cento volte più bella, però c’è da dire anche che non l’ho mai vista in divisa.

 

Adesso la saluto Alessia. Devo accompagnare mio figlio a fare un provino per il finto pubblico di Ballarò, che poi non è finto, infatti uno può fischiare e applaudire quando gli pare.

 

Un bacio grande, suo Carlo

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