Lettera d’amore a Marina Valensise

Lettera d’amore a Marina Valensise. Gentile Marina, scusi se la disturbo tramite lettera d’amore. Ho 57 anni, mi chiamo Carlo, sono il custode delle docce comunali di Milano. Quelle storiche, le più belle in Porta Venezia.

Lettera d’amore a Marina Valensise. Gentile Marina, scusi se la disturbo tramite lettera d’amore. Ho 57 anni, mi chiamo Carlo, sono il custode delle docce comunali di Milano. Quelle storiche, le più belle in Porta Venezia. Adesso il Fai mi ha fatto causa, essendo il mio posto di lavoro entrato nella classifica dei luoghi del cuore (21°). Le docce comunali furono aperte da Napoleone I. Egli avendo tombinato i Navigli voleva dare ai milanesi un luogo salubre dove lavarsi e trovarsi a discutere. A mio bis bis nonno, fervente sostenitore dell’Imperatore, fu assegnata la gestione di tale diurno. Ce la siamo passata di generazione in generazione. Adesso il Fai ce la vuole espropriare perché vogliono vantarsi loro. Niente, Marina, scusi la divagazione professionale, anzi commerciale. Non le ho scritto per questo, ma per farle una domanda (completa): vuole fidanzarsi con me? Faccia sapere al più presto, anche tramite sito web del Foglio. Nel caso di risposta negativa… ok, me ne farò una ragione. Per rappresaglia farò oscurare il sito del Foglio dal mio amico Anonymous. Un bacio sincero, suo Maurizio Dromedarietti.

 

Ps. Lei dirà, “che cognome strano Dromedarietti! Non l’avrà inventato quel pirla?”. Io: “No! Mi chiamo così, e se lei mi sposa diventa Marina Valensise in Dromedarietti. Se però non le piace, cambiamo tramite ufficio competente”. A me piacerebbe anche Cammelloni Maurizio.

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