Il Congo protesta per chiedere le dimissioni del presidente. Scontri con la polizia

Centinaia di manifestanti sono scesi nelle strade della capitale della Repubblica democratica del Congo, Kinshasa, per chiedere le dimissioni del presidente Joseph Kabila, il cui secondo e ultimo mandato è scaduto lunedì. Il capo di stato però, in contrasto con quanto prescritto dalla Costituzione, non ha ancora lasciato il suo ruolo. Durante la manifestazione, durata per l'intera giornata, si sono verificati violenti scontri tra i dimostranti e le forze di polizia che hanno fatto ricorso anche ai gas lacrimogeni. Secondo quanto riferito dai media locali, in un municipio vicino alla capitale sarebbero stati sparati colpi d'arma da fuoco e ci sarebbero 3 morti. 

Il primo ministro Samy Badibanga aveva presentato la lista dei componenti del nuovo governo lunedì, cioè prima che le parti convocate a un tavolo negoziale mediato dalla conferenza episcopale congolese (Cenco) potessero trovare una soluzione politica alla crisi. Nessun "accordo inclusivo" è stato infatti raggiunto per superare quello stipulato ad ottobre tra il presidente e una parte delle opposizioni. Grazie a quell'accordo Kabila rimane in carica oltre il limite del secondo mandato costituzionale, rinviando le nuove elezioni a data da destinarsi.

 

Martedì mattina Etienne Tsishekedi, il presidente della principale piattaforma delle opposizioni (Rassemblement), aveva lanciato un video in cui rivolgeva un appello al popolo congolese e alla comunità internazionale a non riconoscere più Joseph Kabila come garante della Repubblica democratica del Congo. Aveva inoltre invitato il paese a tenersi "pronto a rispondere in massa alle azioni pacifiche che il Rassemblement vorrà organizzare per difendere la Costituzione" dal "tradimento" messo in atto da Kabila. 

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