Le fiamme accerchiano Haifa

Gli incendi nel nord di Israele potrebbero non essere causati soltanto dalla siccità.

La zona di Haifa, a nord dello stato di Israele, continua a bruciare, gli incendi continuano a propagarsi facilitati dalla siccità che da oltre due mesi ha colpito la provincia.

In città sono state chiuse scuole e strade e sono state sgomberate già 50mila persone. In tutta la regione, nel corso degli ultimi tre giorni, molti residenti – come indicato dalla portavoce del comune di Haifa, Or Doron- sono stati evacuati. Il ministro della sicurezza interna, Gilad Erdan, ritiene che si tratti di incendi dolosi, mentre Naftali Nennet, ministro dell’istruzione, componente del partito ultranazionalista Focolare ebraico e capo della lobby dei coloni ha accusato la minoranza araba tramite un tweet in lingua ebraica: ”Solo coloro a cui la terra non appartiene sono capaci di bruciarla”.

“Ci sono alcuni casi di dolo e molti che non lo sono. E’ probabile che in molti di questi casi ci sia un movente nazionalistico”. Ha detto il capo della polizia israeliana Roni Alsheich, sottolineando che soltanto in parte gli incendi siano stati appiccati intenzionalmente e avanzando l’ipotesi di un attacco organizzato di carattere nazionalistico.

L’agenzia di intelligence per la sicurezza interna, lo Shin bet, ha infatti aperto un’inchiesta a riguardo. Le cause dei roghi, secondo i meteorologi, sono da imputarsi ai due mesi di siccità insieme con i forti venti. Il premier, Benjamin Netanyahu ha richiesto un soccorso internazionale; da Grecia e Cipro sono arrivati in Israele quattro aerei che hanno riversato liquido ignifugo sui roghi, in attesa del via libera ai due Be-200 russi e di due Canadair CL 415 italiani.

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