Culurgiones di Diana Zuncheddu
La Sicilia di Buttafuoco e Vincino
Ho adorato il ritratto dell’Elefantino su Saviano. L’ho adorato,letto, fatto leggere, divulgato, ritagliato, incorniciato, amato. Non solo, ho maturato dentro di me qualcosa di più viscerale, sanguigno e carnale: un teatrale e incontrollato desiderio di farmi iniettare nelle vene il siero della compassione. Solo compatendo la retorica dei noiosissimi opinion leader in circolazione,mi pare possibile sopportare la dittatura culturale che impera nei media. Icone, iconcine, firmatari di appelli, simboli, “eroi” e bestseller hanno ridotto l’Italia a una procura, a un…
Continua »
Copia e incolla di una notizia che poi non è una notizia ma più semplicemente un’adorabile confessione: Tom Gabel, 32 anni, cantante della band punk rock Against Me! si è messo a nudo su Rolling Stone Usa e ha confessato di voler diventare donna. Tom ha rivelato di soffrire sin da bambino di disforia di genere, ossia il sintomo associato comunemente alla transessualità, e ha scelto di cominciare le cure ormonali in vista dell’operazione per cambiare sesso. Tom Gabel è…
Continua »
Weekend a Istanbul. Anche se le strade che circondano la basilica di Yerebatan Sarayi sembrano le più vivaci e “spacciano” materiale umano mai sfiorato prima, il piccolo principe preferisce Istiklal Caddesi, la via degli amori muti e degli sguardi mai vuoti. Questa città doppia e attraversata da un senso di malinconia condivisa, cuore arido della Turchia, mi ha regalato un incontro che mai fu. Mamma li turchi!
Specchio specchio del reame chi è il più Letta del reame? La domanda, ripetuta ogni mattina dopo il risveglio, assilla due contendenti (i più giovani e ambiziosi) al trono. Uno è Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio permanente giovani editori che promuove il progetto “Il quotidiano in classe”, l’altro è Salvo Nastasi, capo di gabinetto del ministero per i Beni e le attività culturali. Nastasi e Ceccherini studiano da anni per diventare Gianni Letta: entrambi si allenano faticosamente per trasformare la goffaggine…
Continua »
Quando leggo Massimiliano Parente mi sento meno solo. “L’inumano”, il suo ultimo libro, mi ha convinto che quando ognuno di noi millanta di dedicare qualcosa “all’umanità” (un testo, una poesia, una canzone, un appello, un’azione politica) in fondo decide consapevolmente di annegare in un mare di autocelebrazioni. E Parente si autocelebra divinamente, il suo stile è un atto unico, il suo amor proprio di una incontinenza indissolubile, le sue idee sembrano un modo – direbbe Walt Whitman, di “corteggiare la…
Continua »
Il piccolo principe avverte la forte esigenza di comunicare due cose preziosamente frivole:
1) La signora Adriana Sartogo è tornata al suo cognome da ragazza, Giobbe
della Bitta. Si pregano, quindi, i curatori delle rubriche di alta società di prenderne nota.
2) Secondo i froci di serie A è il “pomelo” il frutto più trendy del momento. Acido e soprendemente dietico, il frutto indocinese si trova di rado nei supermercati. Pare che la Madonna dei Monti Parioli, Irene Ghergo, ne abbia ordinato una scorta dal suo verduraio di fiducia.
Francamente non capisco perché i professionisti dell’antiomofobia si ostinano a sottoporre allo stato e alla chiesa questioni gustosamente personali come quelle legate agli organi che regolano la nostra attività sessuale. Come si può pretendere che un uomo al servizio di Dio o una donna ossessionata dall’articolo 18 si appassionino alle gonadi, all’ipofisi, alla corteccia surrenalica e all’ipotalamo? La chiesa già si occupa con devozione dei peccati della gola e dello spirito. E lo stato, ringraziamo il cielo, non governa il…
Continua »
Oggi mi sento divino e dormo di fronte alla “Magnifica presenza”. D’altronde, in Italia, essere froci e fare cinema è una scelta soporifera.
“Eppure proclamarsi qualcosa è sempre parlare dietro sollecitazione di un Altro vendicatore, entrare nel suo discorso, discutere con lui, chiedergli un frammento d’identità: ‘Lei è… – Sì, io sono…’. In fondo, l’attributo non è importante; quello che la società non tollererebbe è che io sia… niente, oppure, per essere più precisi, che il qualcosa che io sono sia apertamente presentato come passeggero, revocabile, insignificante, inessenziale, in una parola: impertinente. Basta dire ‘Io sono’ e si è socialmente salvo”. Lucio non era. Io non sono. Nessuno dovrebbe illudersi di essere solo la sua gola.
Lucio non amava nè la retorica, nè l’adulazione, nè la piaggeria. L’ho conosciuto molti anni fa durante un’intervista in cui mi disse: “Ragazzo, impara a non prenderti troppo sul serio”.
Venerdì, le parole più sentite, più sincere e più tenere sono venute dal suo angelo, Pierdavide Carone: “Sono convinto che ora ci sta guardando e si diverte da morire assieme agli altri coinquilini del Paradiso, sicuramente ci starà sfottendo per le reazioni di ognuno di noi, ha passato una vita…
Continua »