Smarrito tra le braccia di Luna

Era lì che cantava e Lupo la vide in cima al mondo

Smarrito tra le braccia di Luna

Foto via Pixabay

Con l’inizio della luce dell’alba, attardandosi, Luna, istruiva Lupo sui principi primi. E sugli ultimi. Come se le parole fossero venute da un albero o da una roccia, turbandolo, lo traeva a se arruffandogli i cespi di ricci in testa. Versava in lui le visioni, e i brividi prossimi alla poesia. Strumento di grazia – tornata in cima al mondo – Luna ebbe a cantare, ma non da se stessa, il nome di Bontà. “Irrompe nella solitudine il pensiero di te”, disse il Lupo. E fu così che si rifugiò tra le braccia di Luna. Fu così che chiuse gli occhi. E fu così che si smarrì. Per ritrovarsi come un cirro arruffato – ancora tra acqua e argilla – tra le dita di Luna. Tutta di viva luce. E Abbandono.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    07 Novembre 2017 - 09:09

    Scusa se per un attimo trascuro la Luna, ma e’ solo per dirti che tra tutte le stupidaggini sentite a commento ed interpretazione del voto siciliano l’unico conforto mi e’ giunto graditissimo dalle tue parole sentite ieri sera a Rai 2. Hai tracciato un quadro della tua amata Sicilia che più vero non poteva essere. Denunciando lo stato di bancarotta in cui ha lasciato l’isola lo sciagurato governatore uscente che non mi va neppure di nominare. E sempre ricordo l’aver da tempo antico tu previsto sul Foglio che il Pd sarebbe arrivato terzo, anche cercando stampella su tale Alfano, da te classificato giustamente come il nulla, malgrado ricoprente il prestigioso incarico di Ministro degli Interni prima e degli Esteri ora. Un ministro che ci rappresenta nei più alti consessi internazionali non raccogliendo consensi sufficienti neppure ad entrar nel Parlamento di una regione in bancarotta. E’ il bello della democrazia, bellezza. Grazie Pietrangelo di ricordarcelo ogni giorno, o quasi.

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