Viaggiare è restare, amore mio

Dalla rotonda di Giunone alla riva da cui si dipartono tutti i fiumi

Viaggiare è restare, amore mio

Giacinti, gardenie, dalie, camelie e magnolie. Sono nomi di fiori ma – come in un controgioco di beatitudine e quiete – era la toponomastica delle trazzere che, ieri, si dipartivano dalla strada lunga che porta da Girgenti a kalat di Caltagirone. Cicalazadè non si capacitava – ancora a metà ottobre – dei 26 gradi di sole calmo; mentre Luna, attardatasi nella bella casa antica tra gli amati templi, gli rammentava al telefono tutte le belle tappe di una gita da ripetere ancora. E sempre lui e lei, ancora Lupo e Luna. Un viaggio di restanza in quella che dalle destinazioni offerte dalla rotonda di Giunone porta poi alla riva da cui si dipartono – come tratturi tutti di correnti e onde – tutti i fiumi. Essa stessa, che è più regale di ogni altro astro – di Luna si parla – di ogni rivo gliene dava dettatura: “Viaggiare è restare, amore mio” – diceva lei a lui – “e viaggiare è il nostro tornare”.

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