Lawrence d'Arabia, una storia di cento anni fa

La sabbia nutre l’immaginazione e ne fa verbo. E reportage

Lawrence d'Arabia, una storia di cento anni fa

La locandina del film "Lawrence of Arabia" del 1962

I giornali muoiono, il giornalismo no se perfino quello “culturale” – gravato dagli obblighi polverosi dei dipartimenti accademici – lascia a bocca aperta il lettore col racconto di Lawrence d’Arabia. Una storia di cento anni fa che Dario Olivero – con un reportage da Aqaba, su Repubblica, ieri – ripercorre oggi attraverso gli occhiali grandi e la camicia rosa di un custode. È un insegnante druso chiamato a stillare, col sudore, frammenti di memoria di quel che resta del quartiere generale dell’uomo “che non volle farsi Re”. È il capitano inglese su cui Olivero – con il rigore impeccabile del bellissimo mestiere di cronista – istruisce il resoconto per sapere ciò che c’è da conoscere oggi. Cade l’impero Ottomano, per mano dell’arcigna Inghilterra, e cambia il destino d’Arabia. Lawrence – doppiogiochista sedotto dal gioco doppio del tradimento – si consegna alla sorte degli spiriti magni posseduti dall’Oriente fino a restare eterno perché le jeep, oggi – come i cammelli cento anni fa – seguono la legge immutabile del deserto: la sabbia nutre l’immaginazione e ne fa verbo. E reportage.

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