Il cervello elettronico alla fermata Colosseo della metro di Roma

Non sembrava potesse mai tornare a vita nuova il coso, tutto di colore ghiaccio, quando la carezza distratta di una pendolare...

Il cervello elettronico alla fermata Colosseo della metro di Roma

L'ingresso della metro Colosseo

Quello che un tempo si chiamava cervello elettronico – un elaboratore, ovvero un computer – se ne sta dimenticato dal 1955 in un anfratto sotterraneo, all’altezza della fermata Colosseo della metropolitana di Roma. Lo si può raggiungere dalle gallerie e lì, il coso, offre riparo ai nidi di ragno, complicati forse più degli elettrodi capaci magari di calcolare, disegnare e scrivere ma non di fare capolino tra i filamenti dell’oscurità. Ci sono diecimila valvole collocate a far cornice – e tante anche dentro, custodite dai portelloni – sul corpaccione della macchina lunga più di dieci metri. Non sembrava potesse mai tornare a vita nuova il coso, tutto di colore ghiaccio, quando la carezza distratta di una pendolare – ieri, giusto alle sette e mezzo del mattino – ha fatto accendere una dopo l’altra le valvole e così far partire i convogli verso una destinazione speciale: la tenerezza. C’era Diana Cacciatrice tra la folla dei viaggiatori. Incuriosita delle luci s’avvicinava all’elaboratore, toccando e poi girando quasi tutte le manopole per poi digitare, in analogico, chissà quale domanda. E la risposta, neppure aspettando a lungo, era solo questa: “Amare ciò che è vuoto svuota il cuore (ed è una stanza vuota, il cuore)”.

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Commenti all'articolo

  • efis.loi

    31 Maggio 2017 - 23:11

    Amare ciò che è vuoto , svuota il cuore/( ed è una cosa vuota, il cuore)./Che sia una cosa vuota, Amore?

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