La campagna di Russia di Alfano

È nella capitale di Santa Madre Russia che l’indomito Angelino, ministro degli Esteri del Governo di Paolo Gentiloni-Silveri, ha dato prova del suo genio strategico

La campagna di Russia di Alfano

Cattedrale di San Basilio (foto Pixabay)

Non ci riuscì Napoleone Bonaparte. Non ci riuscì Adolf Hitler. Ci riuscirà certamente, caracollando, Angelino Alfano. “A Mosca, a Mosca!”. È nella capitale di Santa Madre Russia che l’indomito Angelino, ministro degli Esteri del Governo di Paolo Gentiloni-Silveri, ha dato prova del suo genio strategico. Ha messo all’angolo Sergei Lavrov, capo degli affari esteri della federazione russa, in difesa di Aleksei Navalni, ossia il leader dell’opposizione a Vladimir Putin, e gliene ha dette di tutte: “Non posso che riconoscermi nella dichiarazione della Ue per la libertà di espressione e di pensiero”. Angelino Alfano ha altresì tuonato contro la corruzione. Le urla si sono sentite fino ad Agrigento, sua città natale. E fino al lido di San Leone, dove va a farsi il bagnetto. Tutti gli esponenti del suo partito si sono sentiti frastornati rispetto a questa novità di combattere la corruzione. Pare però che Alfano abbia già rassicurato i frastornati: “Ma che avete capito? A Mosca, a Mosca ho detto che si deve fare la guerra alla corruzione; non a Roma, tanto meno a Palermo”.

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