I calabresi nel caso Anis Amri

L'attentatore di Berlino si dichiara “calabrese” e trova la meritata morte

I calabresi nel caso Anis Amri

Il luogo dove è stato ucciso l'attentatore di Berlino (foto LaPresse)

Anis Amri, l’attentatore di Berlino, intercettato in Lombardia, all’alt degli agenti della Polizia di Stato urla: “Sono calabrese”. E così Dio, effondendo il suo castigo, in questo dettaglio snida la coda di Shaitan, il diavolo. L’assassino si dichiara “calabrese” e trova la meritata morte. Si consegna alla giustizia dell’Onnipotente e degli uomini che devono, con i bravissimi poliziotti, ringraziare proprio un calabrese: Marco Minnitti. E’ il ministro dell’Interno su cui vale la formula chiara e definitiva: l’uomo giusto al posto giusto. Senza dire che la moderna polizia italiana vanta un maestro la cui eredità è dottrina viva di Legge: Gianni De Gennaro, il “Signor Capo”, un altro calabrese.

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