Il destino non si spiega con la retorica

L’intervista strappata da Marco Lillo a Gianfranco Fini e un profondo senso di nausea

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Gianfranco Fini all'inaugurazione della mostra "Nostalgia dell' avvenire" - I 70 anni del Msi (foto LaPresse)

Un senso di nausea. Ed è ben più che una metafora. Un retrogusto di lordura e poi la pietà, e il dolore; tutto questo accadeva ieri leggendo sul Fatto Quotidiano l’intervista strappata da Marco Lillo a Gianfranco Fini. L’ex leader di An, o di quello che è diventata la destra, veniva a sapere dal cronista quello che a “sua insaputa” gli succedeva in famiglia: la moglie, il cognato e il suocero lo menavano per il naso sulla nota vicenda della “Casa di Montecarlo”, un pezzo di patrimonio del partito finito in uso domestico. Una sputazza miserabile va a sporcare la storia di uomini e donne – quella del Msi – riusciti a sopravvivere alla violenza, alla persecuzione e all’emarginazione. Il destino non si spiega con la retorica. Camerati, a noi: tutta quella purezza ci svela peggiori. Indegni di piazzale Loreto.

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