La destra senza destra che non piace agli italiani

Appena un italiano sente la parola “liberale” pensa subito ai congressi del Pli

Stefano Parisi

Stefano Parisi (foto LaPresse)

La destra che piace alla sinistra non si può fare. La destra come quella che i dante causa hanno fatto negli Stati Uniti – quella dei Bush alleata in questa ultima vicenda elettorale con i Clinton – ha funzionato come l’innesto del tronco di bambù in una cipolla: non ha figliato. La destra senza la destra che Stefano Parisi vorrebbe fare in Italia – liberale e popolare – ancora prima che nello stesso Silvio Berlusconi trova ostacolo nella natura in sé dell’italiano al quale occorre quanto segue: un campanile, la prefettura, il liceo, la cravatta, un buono stipendio, la casa al mare, un paese dove tornare per le vacanze di Natale e un cimitero per immaginarsi postumi. Appena un italiano sente la parola “liberale” pensa subito ai congressi del Pli, celebrati al chiuso di una cabina telefonica. Per non dire della parola “popolare”. Lo incupisce di spleen buono al più per la bocciofila.

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Commenti all'articolo

  • giulio.bertinato

    18 Novembre 2016 - 15:03

    eh no, caro Buttafuoco! è proprio questo il motivo per cui l'Italia ruzzola da decenni lungo la sua china: una destra senza liberismo e una sinistra senza socialdemocrazia. siamo talmente in ritardo sulla storia del modo occidentale, da sperare vichianamente, nel nostro snobismo cialtrone, che il mondo ripassi prima o poi nella piazza del nostro paesello. aiuto! dateci un Malagodi qualsiasi!

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