Anna Politkovskaja, il giornalismo indipendente e di chi ci stiamo dimenticando

Anna Politkovskaja, il giornalismo indipendente e di chi ci stiamo dimenticando
Oggi il ricordo di Anna Politkovskaja. Una domanda: quando parlate ammirati di “giornalismo indipendente”, quando lo fate con la doverosa enfasi, propria delle testate più autorevoli – i grandi giornali che decidono rispetto a ciò che merita parola oppure no – mettete in conto anche l’avere imbavagliato da sempre gli irregolari, l’avere silenziato il dissenso, l’avere ridicolizzato o criminalizzato i signornò (rispetto ai signorsì con cui mettete al sicuro il culetto), l’avere stabilito infine a chi, il quando e il come concedere spazio a qualcosa che vada oltre la pappa del pensiero unico oppure vi limitate all’esercizio retorico e commemorate una volta uno, talvolta un’altra, per come capita nel calendario del martirologio? Non ci vuole niente a far scrivere un Pasolini sul Corriere della Sera, fa voga. La misura di sincerità si ha prendendosi uno come Massimo Fini. Basta leggere “Modernità di un antimoderno”, la raccolta dei suoi scritti (Marsilio), e si capisce che non è pane da mandare in pappa.

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