Alì, il leone di Dio, e l'amore per il nemico

Ieri, Giufà, tornando a Raffadali, ebbe a raccontare un fatto saputo da Sharyar mentre se ne stava a Racalmuto. Eccolo. La notte, sempre informata dei segreti, ascoltava il gorgoglio eterno dell’amore. Ed era, l’amore, come un addolorato che rendeva impazienti i muri e le porte. Parole come perle ri
Ieri, Giufà, tornando a Raffadali, ebbe a raccontare un fatto saputo da Sharyar mentre se ne stava a Racalmuto. Eccolo. La notte, sempre informata dei segreti, ascoltava il gorgoglio eterno dell’amore. Ed era, l’amore, come un addolorato che rendeva impazienti i muri e le porte. Parole come perle riecheggiavano fino a Girgenti mentre l’alba squarciava ogni orizzonte ma non l’occhio di Alì – il leone di Dio – mai dormiente. “Egli”, diceva Sharyar, e Nanà Xaxa lo ascoltava accendendosi una sigaretta, “è un ignoto che porta la pappa agli orfanelli; un Re che fa del proprio mantello un fagotto per i mendicanti; un fiero falco che se ne vola nel cielo infinito per avvicinare il mattino alla terra”. La notte, intanto, dischiusasi per contenere l’anima del mondo, mormorava a tutti i venti: “E’ un uomo che ama il suo nemico, Alì; sveglia il proprio assassino porgendogli alle labbra una scodella di latte”. Le porte e i muri, allora, prendevano Alì per la tunica, si aggrappavano alle sue vesti per non farlo morire ma lui – il leone di Dio – mostrava ogni riguardo per il suo assassino. 

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