La luna piena al Plaja Grande

A occhio nudo, ieri – col solo dizionario Rocci sotto braccio, e una pagina di Omero – è stato come decifrare all’impronta la luna.
La luna piena al Plaja Grande
A occhio nudo, ieri – col solo dizionario Rocci sotto braccio, e una pagina di Omero – è stato come decifrare all’impronta la luna. Spargeva il suo bagliore sul manto del mare, spezzettava i suoi pani d’argento dappertutto e i cani – sopraffatti dal pudore – stavano a muso in giù, le davano la schiena, non sapendo sopportare lo sguardo raggiante del suo disco. La luna, ieri, al suo massimo di pienezza, avvolgeva la terra nel suo dolce eloquio. A Plaja Grande, ieri – ai tavoli del Mammut, con carta e penna – ognuno traduceva la versione: “Salve, o Signora, o Dea dal candido braccio, o Selene. Diva dai riccioli belli, benigna. Da te cominciando, dei seminumi canterò le gesta, cui sogliono i vati, ministri delle Muse, cantar con le amabili voci”.

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