La "casa d’ospitalità” a Ibla

C’è un edificio, a Ibla – e cioè a Ragusa – adibito a campo d’accoglienza. Anzi, è “una casa d’ospitalità”. Così c’è scritto sul pavimento (deve essere un tondo del 1920) e la domanda che ci si fa visitandolo – cosa sarà mai stato nel passato? – si risolve nell’etimo di una sola radice: ospite.
La "casa d’ospitalità” a Ibla
C’è un edificio, a Ibla – e cioè a Ragusa – adibito a campo d’accoglienza. Anzi, è “una casa d’ospitalità”. Così c’è scritto sul pavimento (deve essere un tondo del 1920) e la domanda che ci si fa visitandolo – cosa sarà mai stato nel passato? – si risolve nell’etimo di una sola radice: ospite. E ci si riferisce agli “ospitalieri”. Si torna quindi ai libri di scuola e dunque al Medioevo di eroismo, carità e testimonianza di fede. I Cavalieri Ospitalieri facevano la guerra anche per pagare la fabbrica di questo edificio che oggi – accogliendo gli “ospiti”, profughi e bisognosi di un tetto – è riprova dell’etimo. C’è una meravigliosa scalinata in pece; c’è il corridoio delle cellette pavimentato a scacchiera alla fine del quale, aprendo il balcone, arriva il paesaggio ricco di carrubi che, “ospitale”, conferma: tutto torna all’anno Mille.

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