Una ressa di stravaganti a Roma

C’era una coppia di stralunati sui trampoli – con la testa piegata, per non urtare sul soffitto – e, vicino alle scale mobili che portano a villa Borghese, c’era una signora che muoveva il passo rapita da una virgola di polka...
Una ressa di stravaganti a Roma

C’era ressa di stravaganti, ieri, lungo la galleria che porta alla stazione Spagna della metropolitana. C’era una coppia di stralunati sui trampoli – con la testa piegata, per non urtare sul soffitto – e, vicino alle scale mobili che portano a villa Borghese, c’era una signora che muoveva il passo rapita da una virgola di polka. Un giovane dall’aria professorale, infatti, senza l’aiuto di alcuna base musicale dava danza col mantice della propria fisarmonica; sembrava che quel passaggio sotterraneo non fosse Roma, bensì Budapest, tanto che – certo, come nel sogno di un caffè – la signora finiva tra le braccia di un uomo per ballare, incuranti dei pendolari. E non si sa come fu ma, girando, ballando – andando e facendo – i due, finita la musica, si ritrovavano abbracciati. E però ritornati bambini. Lei con le scarpe troppo grandi si teneva la gonna per non farla cadere. Lui, con la giacca diventa lungo come lo strascico di un mantello. E la fisarmonica, infine, che diventava altalena.

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