Uomini buoni a niente bevono da caraffe a loro proibite

Lei si fa caraffa – come un boccale di vino che s’ingolla, stordisce e per un poco fa star bene – e lei, dunque, in cappotto rosso, foderato di seta, annoda la cintura e se ne va via lasciando dietro di sé un unico passeggero nel vagone numero 4 del Frecciarossa. Quello che da Genova, ieri, portava

Lei si fa caraffa – come un boccale di vino che s’ingolla, stordisce e per un poco fa star bene – e lei, dunque, in cappotto rosso, foderato di seta, annoda la cintura e se ne va via lasciando dietro di sé un unico passeggero nel vagone numero 4 del Frecciarossa. Quello che da Genova, ieri, portava a Milano. Se piace andarci sopra, sui treni, deve poi piacere anche caricarseli sulle spalle, come la sbornia di una lunga storia d’amore conclusa nel riflesso del finestrino: gli sguardi s’incontrano ma la caraffa se ne va. Il bevitore, frastornato, non riesce a disavvezzarsi. Scende sulla banchina della Stazione Centrale, la cerca ancora quando uno sbuffo di sigaro toscano lo conferma nel torpore tutto di dolore di aver perso, per sempre, quella misteriosità di lei, superiore a ogni cosa ordinaria. Ecco, uomini che sono buoni a niente bevono da caraffe a loro proibite. E alle persone felici ed elette, intorno a loro, gli uomini buoni a niente, possono offrire solo i propri gesti timidi e impacciati. E i loro balbettii. Dimenticati ai bordi dei binari. Inutili e rapiti. Col biglietto in mano.

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