Il dio Mercurio era stazione Porta Nuova di Torino

Il dio Mercurio, mercuriale di suo, se ne stava ieri nei pressi della stazione Porta Nuova di Torino. Osservava i perditempo presi al laccio da un elegante lestofante al banco del gioco delle tre carte: “E’ qua, è là, non c’è e non ci sta”. C’erano tanti allocchi attempati a far crocicchio, e ci cadevano divertendo Mercurio che prendeva parte al gioco per vincere immancabilmente usando lui un altro trucco: facendo il mazzo tutto uguale. E fatto fu che si trovarono a passare Minerva e Cerere dirette ai treni per tornare a Roma. Ebbero a ridere di quel dio così bambino e, per dispetto, ribaltarono tutta la magia. Ogni asso di bastoni diventò un fiore, ogni donna di spada, una lettera d’amore. E ogni carta vinta, così, diventò persa. E così fu che Mercurio non ebbe scampo, baro dove solo il cuore che perde vince.

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