La vita cambia in un istante, ma per ora dormiamo tutti insieme

Le madri perfette, le feste in campagna, la promiscuità e il coraggio trovato in un pollaio

Annalena Benini

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La vita cambia in un istante, ma per ora dormiamo tutti insieme

“Toghether ”, illustrazione di Anna Sutor

Ero a una festa di compleanno in campagna, una festa di bambini in cui i genitori stanno seduti composti a chiacchierare e non possono tornare a casa perché la distanza minima da casa è ottanta chilometri e tutti hanno chiesto passaggi a qualcun altro, quindi bisogna restare e socializzare per forza. Ero ben disposta, curiosa e affamata, c’erano lasagne, polpette e birra analcolica fredda, era la prima festa di bambini dopo un’estate di festa ininterrotta e bastava un po’ di coraggio per decidere di buttarsi in piscina insieme ai bambini, evitando i racconti delle vacanze con gli adulti. Ma io non avevo quel coraggio, così sono rimasta a chiacchierare, e quando, sotto il sole a picco, una madre bellissima e senza età mi ha consigliato il suo chirurgo plastico brasiliano, ho pensato che in fondo era molto gentile, così ho memorizzato il numero del chirurgo sotto il nome: umiliazioni.

 

Sapevo, per esperienza di feste in campagna senza possibilità di fuga, che di lì a poco le altre madri bellissime avrebbero cominciato a parlare di quanto sono stronze le domestiche, quindi stavo decidendo di buttarmi in piscina per salvarmi, ma la madre senza età ha detto, abbassando la voce: e poi Guia ha invitato mio figlio a dormire a casa sua per il compleanno, io penso che è impazzita. Le madri intorno hanno detto: oooooh, e scuotevano la testa con una specie di raccapriccio. “Naturalmente ho detto di no, non se ne parla, mio figlio quando sarà grande farà come gli pare, ma adesso con le bambine non ci dorme, vado a prenderlo alle dieci di sera e fine della discussione”, ha aggiunto lei, ancora più bella per il trionfo della giustizia che le accendeva lo sguardo e nessuna, dico nessuna, ruga sulla fronte neanche in quel momento di preoccupazione. E le altre madri, in cerchio sulle sedie di vimini, a quel punto hanno annuito con forza: eeeeeh. Ho capito che era lei il capo, e che tutte desideravano compiacerla, ho notato i tentativi di emulazione nel biondo dei capelli e nel tono delle sopracciglia, e un po’ ho sperato che il numero del chirurgo plastico fosse un modo per accogliermi nel cerchio magico.

 

Infatti, di lì a pochi istanti, gli occhi azzurri del capo si sono posati su di me, in cerca di sottomissione o forse di gratitudine. “Non sei d’accordo che quella è una pazza?”, ha detto mentre cercavo di capire se ci fosse qualcosa di più forte della birra analcolica, alle tre del pomeriggio in campagna. C’era solo Coca-Cola senza caffeina. Alle feste delle madri perfette c’è sempre e solo Coca-Cola senza caffeina e io non lo sopporto, mi fa infuriare, voglio la Coca-Cola vera, non mi importa niente se poi i bambini non dormono, perché i miei dormono lo stesso. Ho chiesto, però timidamente, sentendomi un’intrusa, anzi un’immigrata clandestina dentro quel gruppo affiatatissimo, quanti anni avesse suo figlio. “Ne ha quasi otto!”, ha gridato la dea madre, “e quella furba di Guia ne ha quasi nove, facesse i pigiama party con le sue amiche, non con mio figlio!”. Ho pensato di richiamare mia figlia con una scusa e andarcene via di nascosto facendo l’autostop prima che rivelasse che, per tutte le vacanze, ha dormito indifferentemente con maschi, femmine, cani, gatti, lucertole, credo anche a un certo punto una capretta, in montagna, senza che io venissi mai sfiorata dal pensiero di una pericolosa promiscuità. Invece adesso, in questo Big little lies romano, stavo per essere denunciata ai servizi sociali, come minimo quella madre mi avrebbe chiesto indietro il numero del chirurgo brasiliano, e invece io volevo tenermelo, ne avevo bisogno essendo precipitata in un abisso di inferiorità.

 

Mia figlia ha undici anni e finora non l’ho mai considerata un pericolo erotico per i suoi amici di otto e nove anni, né per suo fratello, so che di notte si raccontano le storie di paura e poi si terrorizzano e piangono e mi chiamano, oppure fanno salire il cane sul letto per farsi coraggio. Ma essendo pavida non ho rivelato niente alle madri perfette, ho solo chiesto se per caso ci fosse del vino da qualche parte, perché mi sembrava che la Coca Cola senza caffeina fosse un po’ un insulto. Alla parola “vino”, le madri hanno cominciato a dire che le domestiche sono tutte stronze.

 

Ero salva. Nessuno mi ha più rivolto la parola e io ho osservato mia figlia, che in costume da bagno si infilava nel pollaio per accarezzare i pulcini, seguita da almeno otto bambini più grandi e più piccoli di lei con piume in testa perché erano, mi ha detto poi, “la banda chicchiricchì”, e l’ho vista ridere e saltare e difendere una gallina da un gatto che si credeva una tigre e poi tuffarsi di nuovo a bomba in piscina. Ho pensato che, anche a costo di restituire il numero del chirurgo plastico brasiliano, tutta quella magnifica innocenza non deve andare sprecata. Finirà quando finirà, e forse davvero questa è stata l’ultima estate di immensa bellezza. L’ha scritto una volta Joan Didion e mi è tornato in mente guardando i bambini nel pollaio: “Consideravamo ancora felicità e salute, amore e fortuna e figli bellissimi dei semplici doni comuni”. Qualcosa che deve durare per sempre. Invece in un attimo cambia tutto, le bambine si chiudono in camera e non sono più bambine, la luce è diversa, la Coca-Cola senza caffeina sparisce dall’esistenza (per fortuna). La vita cambia in un istante, e così il nostro senso di possibilità. Allora mi sono girata verso la madre bellissima, il sole cominciava a tramontare, e le ho detto: mia figlia dorme anche con i maschi, si divertono, non c’è proprio niente di male. Lei ha spalancato gli occhi azzurri, così tanto che ho avuto paura che non riuscisse mai più a richiuderli, e finalmente qualcuno ha portato il vino.

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Commenti all'articolo

  • roberta.fedele

    22 Settembre 2017 - 09:09

    E la domanda è: ma queste mamme perfette che ti tocca in sorte di frequentare, poi, ogni tanto, Il Foglio lo leggono, così, giusto per sentirsi inorgoglite per aver suggerito un letterario affresco di familiare mondanità?

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