Sei arrabbiato, papà?

La figlia del Professore, unica, adorata. Che ti è saltato in mente? “Burini, cassaintegrati, pezzenti”

Sei arrabbiato, papà?

Stanotte ho visto tuo padre che ti manda a dire…”. Mi precipito a interromperla: “Senti, uno se li è levati dalle palle in vita, non possono tornare da morti”. La mia amica Giovanna parla coi morti. Io però non voglio sapere cosa dice mio padre, se vuole discuterci lei, liberissima, facessero pure amicizia, ma tenendo fuori me. A me non interessa quello che ha da dirmi lui. Il problema è che so bene cosa ha da dirmi. Se c’è un aldilà – c’è? – lui è arrabbiato con me. Come mi è saltato in mente di raccontare della nostra famiglia, quale desiderio di vendetta mi ha spinto a insinuare che lui fosse un massone pidduista? Dimmi Teresa Ciabatti, quale odio, perché questo è odio, ti ha portato a infangare tuo padre? Che poi sono tutti deliri tuoi, deliri postumi, perché in vita l’amavi, ah, quanto l’amavi. I regali che gli chiedevi? La bambola a grandezza naturale, il diadema, le lenti a contatto azzurre, ti prego papà, l’orologio di Bulgari, e una casa a Cortina, cosa c’è di male a desiderare una casa a Cortina come tutti? In vita, tu, Teresa Ciabatti, hai sempre approfittato dei soldi di tuo padre. Cosa saresti stata senza di lui? Immaginati: ragazzina di provincia senza villa, senza piscina.

 

Insignificante tredicenne su cui nessuno posa lo sguardo, nessuno sguardo per te come è accaduto invece, quanti sguardi: la figlia del Professore. Lei è la figlia del Professore, unica, adorata. Poi quattordicenne, quindicenne. Infine sedicenne smarrita e sovrappeso. Pur sempre la figlia del Professore però. Ripensa a quei giorni, e immagina cosa saresti stata a non essere sua figlia, chi, dove. Invece lo sei. Tua madre ti ha portato a vivere a Roma, lontana da Orbetello dove torni solo per le vacanze. Sempre più grassa, disperata, chi sei? Affannata, disorientata. Grassa, grassa. Così una sera di fine giugno, in piazza del Plebiscito, dove ci sono i ragazzi del paese, qualcuno ti guarda, qualcuno pensa come si è ridotta, senti che lo stanno pensando, e forse per far intendere loro che tu ti sei evoluta, sarai anche ingrassata, ma a Roma hai una vita incredibile, amici, feste, vestiti, forse per dimostrare la tua immensa felicità, loro non lo sanno ma tu in città sei felicissima, scoppi di felicità, ebbene per ostentarlo tu decidi di compiere un atto insensato e a suo modo eroico. Tu, Teresa Ciabatti sedicenne, ti avvicini ai ragazzi e sorridi – “io ormai frequento solo gente di Roma” – e sorridi ancora – “gente con la villa come me” – e sospiri – “però di voi conservo bei ricordi”. Questo inizio di discorso genera malumore negli astanti, tanto che qualcuno bofonchia stronza, e porta a un precipitare di eventi. Perché tu, Ciabatti sedicenne, alzi la testa e dici: burini. Siete solo dei burini. Allora loro prendono a urlare in un crescendo di offese, mentre tu ripeti inespressiva: burini, finanche cassaintegrati, che non sai bene cosa signfichi, ma sai che è una parola riferita ai poveri.

 

Burini, cassaintegrati, pezzenti. Adesso l’intera piazza ti urla contro. Orbetello è contro di te, microscopica temeraria. Eppure tu non ti spaventi. Rimani a prenderti le offese. Sguardo alto, spalle dritte. Che carattere, che piglio! Solo dopo, molto dopo – minuti lunghissimi – ti volti, e imbocchi il vicolo. Giri l’angolo, infili la chiave nel portone. Entri. E piangi. Lontano dai loro sguardi, tu piangi disperata, cosa sei, dove sei. Quando sali in casa, invece di chiuderti nella tua stanzetta, cerchi papà. Vai in salotto e denunci: mi hanno molestata. Sebbene tua madre cerchi di sminuire perché ti conosce, ah se ti conosce… Lui no. Tuo padre ti prende sul serio. Urla chi è stato, dimmi chi è stato, con tua madre che prova a calmarlo, mentre tu riprendi a piangere e dici in piazza, i ragazzi in piazza. E lui ti spinge fuori, ora me li indichi, tuona, divincolandosi dalla stretta di tua madre che cerca di trattenerlo: che ti metti a fare, Renzo. Ma lui no, il Professore sempre freddo e distaccato – il Professore anaffettivo, il Professore non si commuove, il Professore non ha paura di niente, in sala operatoria, e non solo… – ecco, in questo preciso momento il Professore perde lucidità, e la perde per la sua bambina. Scende in strada, imbocca il vicolo, compare nella piazza. E tu dietro, piccola Teresa Ciabatti. Tremante, ferita, grassa. Tu che, a lui che domanda chi è stato, alzi un braccio e indichi uno a caso nel mucchio. Poco può fare tua madre per fermare il padre. Tu sempre dietro, fiera, creduta, amata. Giovanna, dico al telefono oggi, a distanza di venticinque anni. Giovanna, invoco la mia amica che parla coi morti. Giovanna – imploro – lui è ancora arrabbiato con me, vero?

L'ultimo romanzo di Teresa Ciabatti, “La più amata”, è appena uscito per Mondadori

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