Il Figlio

Sequestro di persona

Niente doccia, passeggiate, niente finestre aperte. Il post partum è l’incubo delle donne cinesi

Giulia Pompili

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Sequestro di persona

foto LaPresse

La placenta la porta a casa o ne facciamo pillole? Desidera un pennello con il ciuffo dei primi capelli del neonato? Prendiamo l’orma di gesso del piede del bambino? Lo storaggio delle cellule staminali lo paga subito o a rate?”. Nicoletta Ferro, che ha vissuto e lavorato a Shanghai, qualche tempo fa ha raccontato sul blog di China Files la sua esperienza “con il post partum, meglio conosciuto come puerperio, argomento che, se riferito alla Cina, rientra in quel filone tra il mitologico e il pezzo di costume”. Si tratta soprattutto dello zuo yue zi, che letteralmente significa “sedersi per un mese”: “Ma sedersi dove? E a far cosa? Generalmente a casa propria”, meglio se a letto “senza muoversi e senza fare una lista impressionante di cose”.

 

Lo zuo yue zi è una pratica che sta tornando di moda, come tutto ciò che riguarda l’esotico e il tradizionale (fosse bio, anche meglio): “Che ci si rinchiuda in casa con mamma o suocera, o si decida per un lussuoso rehab, la parola d’ordine è riposo”. Ferro ha sperimentato lo zuo yue zi dopo aver dato alla luce suo figlio: “Cercando in rete mi ero imbattuta nelle yue sao, le donne del mese, puericultrici alla vecchia maniera, noi le chiameremmo levatrici. Era giunta la leggendaria Dong, un donnone dell’Hebei, flessibile come una stele d’acciaio e fanatica dello zuo yue zi alla vecchia maniera. Era iniziato per me un periodo d’inferno, ma anche di grandi scoperte e risate. In teoria non mi era permesso alzarmi dal letto, lavarmi, se non a pezzi e non certo i capelli, passare il tempo guardando la tv o usare il pc.

 

Per ogni divieto c’era una spiegazione, nulla era improvvisato. Lavarsi disperdeva il calore che il mio corpo stava recuperando, leggere faceva male agli occhi indeboliti dalla gravidanza, dormire produceva latte. Sull’allattamento ruotavano una serie di divieti alimentari noti e meno. Al mattino invece del caffé, mi toccava la zuppa di pesce o, quando andava bene di pollo, niente cibi considerati freddi, che sarebbero passati al bambino attraverso il latte, i liquidi mi erano permessi solo a temperature vulcaniche. Qualsiasi interazione con l’esterno era sconsigliata”. Tutto ruota intorno al “bilanciamento”, che è la base della medicina tradizionale cinese. L’uomo è composto da due sostanze fondamentali, il qì (la forza vitale) e il sangue. Sia le sostanze, sia gli organi, sono divisi tra yin e yang e va da sé che la prevalenza di uno sull’altro ci fa ammalare. Tutte le terapie sono quindi volte al “ribilanciamento”, all’equilibrio tra gli elementi.

 

Il disordine e la disarmonia possono non fare male subito, ma è possibile che si manifestino più avanti, durante la vecchiaia, o comunque quando meno ce l’aspettiamo. Non a caso la gravidanza, e soprattutto il parto, è considerata un momento di estremo stress per la donna. Quando si fa nascere un bambino si perde sangue, fluido associato al caldo, di conseguenza il corpo viene considerato pericolosamente freddo. La temperatura va riequilibrata mangiando cibi e zuppe caldi, coprendosi bene, vietata ovviamente l’aria condizionata. Nel 2015 una neomamma è morta d’infarto all’ospedale di Shanghai, durante il suo mese di zuo yue zi: si era avvolta in una coperta spessa, nel mese di agosto. La morte della donna aveva riaperto un dibattito sui social network cinesi riguardo la medicina tradizionale (in realtà qualche mese prima anche le fotografie della duchessa di Cambridge Kate Middleton con in braccio la figlia Charlotte, nata da poche ore, in piedi fuori dall’ospedale, avevano provocato commenti indignati sull’imprudenza di Kate). Le nuove generazioni di cinesi credono alla scienza biologica, viaggiano, studiano all’estero e si confrontano con la medicina occidentale, ma a volte sono costrette dalle famiglie a seguire il metodo zuo yue zi. In uno dei blog in cui si raccontano i benefici del mese seduto, una ragazza commenta: ho molte amiche che non lo hanno fatto dopo aver partorito, e nonostante questo non sono morte giovani.

 

Wang Xiaoli, docente di Salute pubblica all’Università di Pechino, ha spiegato all’agenzia di stampa Xinhua che molte anziane cinesi credono che i problemi di salute “moderni”, come l’emicrania, il mal di schiena o l’artrite, siano tutti la conseguenza dell’aver abbandonato il riposo post partum. La tradizione, insomma. Nel 2000 il professor Wang commissionò un sondaggio, e su 20 mila neomamme in 150 province diverse, il settantadue per cento aveva deciso di ridurre al minimo l’igiene personale nel mese successivo al parto, il trentasette per cento non apriva nemmeno le finestre. A gennaio sul Washington Post è uscito un lungo articolo di Leslie Hsu Oh, americana di origini cinesi con una laurea in Salute pubblica ad Harvard, che ha provato lo zuo yue zi su consiglio della zia. Esistono pure libri in lingua inglese sul metodo zuo yue zi, come quello di Guang Ming Whitley, che ha pubblicato da poco “la prima guida americana alla guarigione post partum tradizionale cinese”. Solo che – le contestano in rete – usa “lockdown” per descrivere il mese di confino, una parola che rimanda allo stato di guerra e al sequestro di persona. 

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