La triste sorte dei cavalieri del Barcellona

Un tempo arditi e vittoriosi ora ad altri devono lasciar il campo

La triste sorte dei cavalieri del Barcellona

Iniesta, Messi e Neymar (foto LaPresse)

[Nel Paradiso del Giuoco della Sfera, presso il tondeggiante palagio reale, si prepara l’adunanza del Gran Tribunal Historico-Pedatorio. Al centro, assisa in regal trono, la diva EUPALLA; alla sua destra, il gran ciambellano Iohannes BRERA del quondam Carlo; a sinistra, il re dei bipedi giuocator, PELÈ. Nel silenzio dell’augusta sala, s’avanzan, basso il capo, i cavallier barcelloniti: lo capitano, don Andrés INIESTA; Lionello MESSI, Pulce nomato; lo giovin indio NEYMARRO]

 

Pelè: Giungeste, alfin, un tempo arditi e vittoriosi, or mesti e vinti.

Brera: Inchinatevi alla sferica deità!

Eupalla: Orsù, cavallieri d’antica fama: venite a vicenda, dite e udirete, e poi chissà dove vòlti sarete.

Iniesta: Don Andrés son, e lo cavallier pallido fui. A’ più eccelsi triunfi guidai l’essercito barcellonita, e l’ispanico ancor.

Pelè: Ben il viddi e conobbi.

Brera: Lo miglior fabbro del nojoso tornear, lo mellifluo tichi taca, che moto perpetuo facea della povera sfera.

Eupalla: Lo secondo prode confessi le peccata sua.

Messi: Oltre il mar oceàno e l’erculee colonne v’ha una terra che de l’argento il bel nome trae. Di lì inver’ l’Europa mi mossi e in ispregio ai difetti corporai che Natura dièmmi, di mia schiatta il più virtuoso venni e fui.

Pelè: Ecco lo seguace dell’odiato inimico Diego!

Brera: Di abatin a famoso pedator italico diedi, son già più decenni, e mal me ne incolse: indi, dinnanzi a colui, cogitabondo mi taccio.

Eupalla: Deh, or parli quel giovin da sezzo.

Neymarro: Di me non favello, ché già lo fan l’imprese mie audaci.

Pelè: Ahi vanagloria de le umane posse!

Brera: Neymarro, non già men di Nembrotte indomito, superbo e furibondo, l’oblio su di te caggia!

Eupalla: E questo, perch’essendo d’anni acerbo, e vistosi levato in tanto onore, che, oltre alle ricchezze, di più nerbo era di tutti gli altri e di più core; divenne, come Lucifer, superbo, e pensò muover guerra al suo Fattore. A l’inferno de la terza division destinato sia!

Neymarro: Impreco e biastemo!

Pelè: Taci, marrano, che mio erede miseri lassi cristian ti voller: folli! La diva Eupalla essamina, giudica e manda, e nulla puote tua vana lamentazion.

Brera: E de li altri, che dir? Mostrano a gara animo altiero e regio, con sì audace sembiante e sì gagliardo, che i nimici tremar fan con lo sguardo.

Pelè: Qual pena per costor?

Brera: Mirabil gastigo fu già l’esser spezzati dal sabaudo essercito, e scherniti da Chiellino pedator.

Iniesta e Messi: Grande noi facemmo Catalogna!

Eupalla: Al cader va chi troppo sale.

Brera: Non v’ha pieta che lenir possa il crudo passar del tempo.

Pelè: Campioni foste: or ad altrui convien lasciare il campo.

Eupalla: Qui l’umana speranza e qui la gioia. E nessun sa quanto si viva o moia.

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