Cosa si sono detti davvero durante il derby Berlusconi e Galliani

Tra pulzelle e tenzoni, la conversazione tra il gran ciambellano rossonegro, e lo Cavalliero per antonomasia.

La tenzon e le pulzelle

Berlusconi Galliani

Protagonisti:

Adriano Galliani, gran ciambellano rossonegro

Silvio de’ Berlusconi, lo Cavalliero per antonomasia

AG: Deh, Silvio, mira lo spettacolo di che ti omaggia dagli spaldi la fidente turba rossonegra.
SB: Ben il vedo, Gallian, ben il vedo…
AG: Di buon auspicio sian gli scenici atti, di vittoria sull’inimico infedel e rio.
SB: Auspici di bel giuoco, o calvo ciambellan.
AG: Ecco le schiere…
SB: Identica è la cotta: che corbelleria è codesta?
AG: Tal cromatica simiglianza il senno perder mi fa.
SB: Orsù, sobri seguiamo la tenzon.
AG: Ribaldi, marrani, pagani negroazzurri! Perir dovete!
SB: Costui sordo mi rende e già immensa noja mi prende.
AG: L’esercito internazionale urge.
SB: Pungemi vaghezza d’altro risguardar.
AG: Miei campioni, l’armatura onorate!
SB: Oibò, che vedo laggiù?
AG: Oimè, laggiù Icardo è solo: bada, Paletta!
SB: Due pulzelle di mostrar lo bel sembiante poco avare…
AG: Due nostri campion s’avanzan fulminei.
SB: L’una mora, l’altra con bionda chioma lunga ed annodata.
AG: Suso l’Ispanico il gran colpo feo! Tripudio!
SB: Ver’ me si fanno: gioisco.
AG: O mio duca, vedesti?
SB: Vedo ed ammiro.
AG: Lungi ancor dall’impresa siam.
SB: Da presso esse son.
AG: Li inimici, sì, minaccian il castello.
SB: A voi piace solo fare quello?
AG: Disgrazia, sventura! Candreva ci trafisse.
SB: Che è codesta grama turba esultante? Le giovini poppute non veggo più.
AG: Agonizzo.
SB: Adocchio.
AG: Forse rinasco.
SB: Ecco le due…
AG: Ecco lo secondo squillo dell’ispanico campion!
SB: O giovini bennate, qui venite, ors…
AG: OrSùso!
SB: Che è?
AG: Più gioia mostrar non potria al mondo.
SB: Altro a lor mostrar vorria.
AG: Vittoria è certa.
SB: Così sperò di quell’altra.
AG: Ah, crudel sofferenza!
SB: Oibò, si ritraggon le pulzelle.
AG: Indietreggian i rossonegri paladin… Sciagura s’appropinqua.
SB: U’ son? U’ son?
AG: Tutto è perso e per Perisic perisco.
SB: Ah! Nuovamente le perdetti.
AG: Per li multiplicati ed infiniti nostri nefandi, obbrobriosi errori, vittoria sen fuggì.
SB: Vittoria o Angelica o Ildegarda, poco mi cale il nome di chi giammai aver potrò.
AG: Orrore, sofferenza!
SB: Ingrata sorte e fella: da Francisca e da Dudù, misero, tornar convienmi.
AG: Deliquio, morte certa, dannazion!
SB: Ma dimmi poi, o Galliani: com’è finita la tenzon?

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