Goldaniga e quella palla toccata che il castello palermitano fa crollar

Conversazione tra Edoardo Goldaniga, difenditore panormitano, Josip Posavec, estremo difenditore panormitano, e Daniello Alves, pedatore bianconegro.

 

Goldaniga e quella palla toccata che il castello palermitano fa crollar

Edoardo Goldaniga, difenditore panormitano
Josip Posavec, estremo difenditore panormitano
Daniello Alves, pedatore bianconegro

 

EG: L’inimico squadron s’avanza minaccioso e altiero.
JP: Pericolo incombe.
EG: Fermeròllo.
JP: Tu senza aita nol puoi; sguarnite son le schiere, la retrovia vacilla.
EG: Io sol uno sosterrò la guerra.
JP: Frale opposizion!
EG: Saldo è il braccio.
JP: E’ il piè che mi spaventa.
EG: Qual Leonida alle Termopili, tal pugnerò io: meco saranno baldanza e ardimento.
JP: Bada, l’indio Daniello Alves, di Catalogna giunto, il colpo appresta.
EG: Non fia che il cor mi si spauri.
JP: Pavento sciagura!
EG: Taci, codardo crovatto! E tienti alla difesa del castello.
JP: L’indio viene ormai da la manca man.
EG: Sguaina pure il brando, Daniello, e il maglio sciorina; o se credi incocca la balestra, rotea la ferrata mazza e carica la fionda: con me al comando delle schiere, salvo sarà l’onore dello svevo imperatore.
JP: Bada! Daniello è da Satanasso ispirato, scherano del dominator giuventino.
EG: Un Ercole mi sento, ed un Achille ancor!
DA: Ora sdurlindano la sfera di cuoio in quella direzion…
JP: Eupalla siaci amica!
EG: Paladino bianconegro, alla prova!
DA: Mi accingo.
EG: T’attendo.
JP: Cattiva sorte presagisco.
EG: Menagramo.
DA: Ecco.
EG: Deh!
DA: Toh!
EG: Intervengo.
[mesta la sfera dal difenditore toccata, il castello panormitano fa crollar]

 

JP: Ah!
EG: Oh malfido garretto!
DA: Esulto.
JP: Dico blasfemie.
EG: Me sciagurato!
JP: Tutto è perduto.
EG: Oh crudo fato! Oh avversa fortuna!
JP: I bianconegri vittoriosi son, mercé del tuo gran fallo.
EG: Nell’alcova merto saria, qui è gran vergogna.
JP: Fuggi, Edoardo, già levansi cori minacciosi, gravi sospetti…
EG: Ah, che odo? Gemiti partenopei, romani lamenti, folli accuse negroazzurre che me mercenario de li tiranni voglion.
JP: Pagano e traditore ti appellano.
EG: Non v’è chi pietà abbia del duro caso mio, spietato e fello. Solingo men vo.
JP: Più grave ti fia la vendetta del duca Zamparino. Dio t’aiuti, se ’l può.

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