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L'oltraggiosa saga dei pompelmi di “Girls Trip”

Tutto sul film che nelle prime due settimane di programmazione ha incassato 72 milioni

L'oltraggiosa saga dei pompelmi di “Girls Trip”

“Ha salvato l’estate ma ha rovinato i pompelmi”. Sta tra le frasi che il settimanale Entertainment Weekly colleziona nell’ultima pagina, nel caso fossero sfuggite al lettore. Si parla di “Girls Trip”, il film che nelle prime due settimane di programmazione ha incassato 72 milioni – ne era costati 19, fuori dagli USA per ora lo hanno visto solo i fortunati spettatori britannici e inglesi. Pazienza per i pompelmi, se ne faranno – e ce ne faremo – una ragione.

 

“Girls Trip” racconta la reunion di quattro amiche non si vedono da qualche annetto. Una di loro ha scritto un libro di successo – il genere che ha in copertina titoli adatti anche a prodotti cosmetici per donne intelligenti, fa da modello “Perché io valgo”. Terrà una conferenza all’Essence Fest di New Orleans, chiede alle amiche di accompagnarla. “You Can Have It All”, sostiene il manuale, e naturalmente non è vero niente. Le amiche sanno benissimo che il marito-trofeo esibito dalla consigliera non perde occasione per tradirla con la prima che passa.

 

Le quattro ragazze sono nere – quindi cominciamo a calcolare quanti mesi e forse anni e forse mai passeranno prima di vedere sugli schermi italiani il film di Malcolm D. Lee (cugino di Spike Lee, aveva lavorato con lui in “Clockers”). “Manca il pubblico di riferimento”, sarà la scusa. Appena sussurrata perché non sta bene dire queste cose a voce alta. Non c’è il pubblico di riferimento per le commedie “all black”, e a dire la verità neanche per le commedie dove le donne fanno scompisciare dalle risate. Il verbo non è scelto a caso, se andate a guardare il trailer capirete perché.

 

Guardando su YouTube alla voce “grapefruit technique” scoprirete invece perché i pompelmi non ritroveranno mai più la loro innocenza. “To grapefruit a man” è la tecnica da imparare, spiegata nei dettagli: “Prendete un pompelmo a temperatura ambiente…” Non è l’unico oltraggio che potrebbe scatenare il dibattito (sulle ventisettesime ore, nome collettivo per i blog rosa) sul tema: “Le donne per far ridere hanno bisogno di essere volgari?”.

 

Controversia già affrontata per “Le amiche della sposa”, per “The Wedding Party” di Leslye Headland, per “Un disastro di ragazza” con Amy Schumer (che ebbe più recensioni che incassi). E già in caldo per settembre, quando uscirà “Fottute!” di Jonathan Levine, l’altra bionda è Goldie Hawn. Risposta: “Non è necessario, però aiuta, e comunque a noi piace”. “Girls Trip” propone un certo numero di maschi nudi, lezioni di sesso e dragaggio (in pubblico e in privato), una disastrosa bevuta d’assenzio, battute irrispettose. Tre femmine su quattro sono “vestite per uccidere”, tacchi alti e paillettes. L’ultima si presenta fiera con una gonna lunga “tessuta a mano nel Guatemala”. Commento: “Mi sa allora che soltanto in Guatemala troverai qualcuno da scopare”.

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