La strana interpretazione delle intercettazioni di Renzi

L'impressione è che sia proprio questo il motivo più serio del confronto tra le procure di Roma e Napoli

Il telefono spento di Renzi

È possibile che, fra la procura di Roma e quella di Napoli, il confronto più serio non sia quello sulle decisioni relative all’uso delle intercettazioni ma sui criteri generali della loro interpretazione. Nella parte introduttiva della loro requisitoria sul processo Mafia Capitale proprio il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha sostenuto l’assoluta genuinità probatoria delle numerosissime intercettazioni prodotte in quel processo dalla procura contro indagati che, ecco il punto, sapevano perfettamente di essere intercettati. Carminati e soci non è che supponessero di essere intercettati o lo mettessero nel novero delle possibilità, no. Ne erano certi, tanto da attrezzarsi con carte sim praticamente monouso e addirittura un abbattitore di radio frequenze contro le intercettazioni ambientali. In quel caso la sicura conoscenza degli indagati di essere sotto intercettazione non ha impedito l’utilizzazione, peraltro proficua, da parte dell’accusa delle loro parole. Difficile utilizzare un criterio diverso per l’ex presidente del Consiglio, sostenendo la simulazione sulla base del fatto che le sue parole non soddisfano i suoi detrattori. Eppure la tesi della simulazione ieri impazzava su diversi giornali.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • guido.valota

    18 Maggio 2017 - 17:05

    Una volta, in Italia i fascisti erano di due tipi: i famosi fascisti e i famosissimi antifascisti. Nell'ignoranza imperante a ogni livello, in realtà, oggi questi neanche sanno di essere fascisti, o comunisti, è più semplicemente dei banalissimi poveri stronzi che sognano di tornare a vivere in un regime autoritario nel quale, naturalmente, i detentori dell'autorità siano loro stessi.

    Report

    Rispondi

  • Giovanni

    18 Maggio 2017 - 09:09

    Un lupo vide un agnello vicino a un torrente che beveva, e gli venne voglia di mangiarselo con un qualche pretesto. Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di sporcare l'acqua, così che egli non poteva bere. L'agnello gli fece notare che, per bere, sfiorava appena l'acqua e che, d'altra parte, stando a valle non gli era possibile intorbidire la corrente a monte. Venutogli meno quel pretesto, il lupo allora gli disse: << Ma tu sei quello che l'anno scorso ha insultato mio padre ! >> E l'agnello a spiegargli che a quella data non era ancora nato. << Bene >> concluse il lupo, << se tu sei così bravo a trovare delle scuse, io non posso mica rinunciare a mangiarti.

    Report

    Rispondi

Servizi