A lei che non vota per la Brexit perché ha mal di testa

A lei che un brexiteer non lo bacerebbe mai

Paola Peduzzi

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A lei che non vota per la Brexit perché ha mal di testa

"Chelsea pensioner", residenti della casa di riposo per militari in congedo Royal Hospital Chelsea, al voto nel Regno Unito (Foto LaPresse)

C’erano una volta Jeremy Corbyn e Diane Abbott, oggi rispettivamente il leader del Labour britannico e il ministro dell’Interno ombra. Alla fine degli anni Settanta, i due ebbero una relazione per qualche mese, nulla di che, il loro sodalizio è sopravvissuto a quell’attimo di intimità. Il Telegraph ha pubblicato una serie di estratti di un libro su Corbyn, “Comrade Corbyn”, scritto da Rosa Prince, in cui si raccolgono le testimonianze di amici e conoscenti (forse millantatori anche) che raccontano come è nato l’attivismo dell’attuale leader del Labour britannico. C’è un dettaglio su Diane, che fu in quei mesi usata un po’ come una fidanzata-trofeo da Corbyn che voleva accreditarsi come un attivista perfetto per la supersinistra inglese. L’estratto è questo: “Era una mattina d’autunno (del 1979, ndr), Corbyn aveva rotto con Jane (Chapman, la prima moglie) ed eravamo in giro a distribuire volantini. E per non si sa bene quale ragione, Jeremy chiamò quattro o cinque di noi e disse: ‘Oh dobbiamo tornare al mio appartamento e prendere altri volantini’. Ci sembrò un po’ strano, ‘perché non te li sei portati con te, Jeremy?’, ma decidemmo di seguirlo, ed entrammo in casa sua. In una stanza, sul materasso per terra, c’era Diane con il piumino tirato su fino al collo, che ci guardò e disse: ‘Cosa c***o succede?’. Noi eravamo sconvolti: sapete com’è quando conosci marito e moglie, e non ti accorgi che stanno per lasciarsi e poi si lasciano. Eravamo tutti molto sorpresi. E poi era la fine degli anni Settanta, e ancora colpiva il fatto che un uomo bianco stesse con una donna nera, e Corbyn fece anche un po’ quello che si mette in mostra: ‘Ho una nuova fidanzata, ed è nera’”.

 

La fidanzata-trofeo, che pure non se la prese troppo per quella incursione programmata, oggi è una delle sostenitrici più entusiaste del debolissimo Corbyn (nell’ultimo sondaggio pubblicato ieri da You Gove, il Labour è al 24 per cento, i Tory al 40, l’Ukip all’11), ma sulla Brexit anche lei ha avuto qualche difficoltà. Cioè, Diane è contro la Brexit, come lo è il suo partito, ala radicale e ala centrista assieme. Ma Corbyn no, non ama l’Unione europea e soprattutto ha deciso di non fare opposizione parlamentare ai primi passi della Brexit. Il suo è un calcolo elettorale: molte roccaforti laburiste hanno votato per uscire dall’Ue, e la loro opinione va rispettata. Il timore di uno sciacallaggio da parte del nazionalismo dell’Ukip – si vota la settimana prossima in due suppletive-test per la tenuta del Labour – ha fatto il resto, così Corbyn ha imposto un voto favorevole prima alla legge-programma della Brexit e poi a quella che attiva l’articolo 50, cioè dà inizio al negoziato con l’Ue per l’uscita. Alla prima votazione, Diane non si è presentata, e la motivazione ufficiale è la più bella di sempre, forse una vendetta tardiva di quella relazione così breve e così manipolata, forse soltanto la prima cosa che viene in mente a una donna, sempre: “Ho mal di testa”, disse Diane e in Parlamento non ci andò. Pochi giorni dopo, al voto più importante perché decisivo, quello in cui Corbyn ha detto: votate a favore o la pagherete, più o meno, Diane è andata e ha votato come voleva il suo leader. Nessun emendamento è passato, nessuna concessione è stata fatta, ma il Labour ha votato a favore della Brexit, con una consistente (ma irrilevante ai fini della votazione) ribellione di una cinquantina di parlamentari laburisti. Poi Corbyn ha tuittato: “La battaglia inizia ora” ed è diventato, ancora una volta, lo zimbello della rete.

  

Ma per Diane è iniziata un’altra avventura. Dopo la votazione, è andata a uno dei bar di Westminster, lo Strangers, e si è imbattuta in David Davis, il superministro del governo May per la Brexit, che voleva darle un bacio per celebrare la vittoria. Un bacio da un brexiteer si rifiuta a prescindere, ma lei evidentemente non era di buon umore e ha allontanato Davis dicendogli: vaffanculo. Ma Davis non condivide la ricostruzione dell’incontro. Secondo alcuni sms circolati nei giorni successivi, un amico di Davis gli avrebbe scritto: non posso pensare che hai provato a baciare DA. E lui: non l’ho fatto, ma il mito cresce. Le ho sussurrato all’orecchio: ‘Grazie per il tuo voto’ e lei mi ha detto ‘F off’. Non sono cieco”. Diane Abbott è imbaciabile, David Davis si è preso di misogino e pare che abbia poi offerto le sue scuse alla ministra ombra. Non si sa se le ha accettate, a Diane si può perdonare il fatto che un brexiteer di sicuro l’ha baciato (Corbyn, appunto), ma tutti ora pretendono gesti espliciti, tifoserie ben organizzate: “Baciare un brexiteer non è un reato” di là, “Mai baciare un brexiteer” di qui (proprio qui).

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