Pubblico e privato, come finanziare virtuosamente il comune

La difficoltà nel reperire risorse aprono a una "charity community", come l'ha definita il sindaco Sala

Pubblico e privato, come  finanziare virtuosamente il comune

Una panoramica di un cantiere verso i Bastioni di Porta Venezia, a Milano (foto LaPresse)

E’ sempre più segnata dalla presenza dei privati l’agenda di Palazzo Marino. Con una novità di rilievo rispetto al passato in cui si sollecitava il sostegno per le grandi opere cittadine come le metropolitane, i teatri o la manutenzione del Duomo. Adesso il coinvolgimento riguarda anche gli interventi di piccolo cabotaggio, come la costruzione dei bagni pubblici ai Giardini Montanelli, affidata al titolare del bar locale, o la risistemazione sponsorizzata delle aiuole. Tutti i settori municipali sono coinvolti, nell’edilizia pubblica è allo studio la progettazione di nuove scuole con projet financing, mentre è al via la seconda edizione del Bilancio partecipativo in cui saranno premiati i progetti presentati da cittadini e associazioni. E’ in corso, insomma, una ridefinizione del rapporto tra pubblico e privato stimolata dalle difficoltà di reperire risorse: “Come tutti gli enti territoriali abbiamo una serie di problemi con le finanze – ammette l’assessore comunale al Bilancio Roberto Tasca – purtroppo siamo in una fase in cui la entrate non aumentano. Detto questo avverto una nuova sensibilità, le opportunità crescono, ci sono le condizioni per dare vita ad una charity community, come ha detto il sindaco Sala: un mecenatismo da intendere non come collettore di favori ma come elemento di garanzia”.

 

Il modello da cui partire è l’art bonus, un credito di imposta, pari al 65% dell’importo donato, a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico: “L’assessore alla Cultura Del Corno lo utilizza per musei e teatri – spiega Tasca – perché non pensare altre declinazioni? L’input può partire da noi, proponiamo un progetto e chiamiamo coloro che sono disponibili ad intervenire”. Resta un punto fermo in questo discorso: la regia deve restare in mano al comune: “L’iniziativa deve partire da qua, noi decidiamo gli investimenti tenendo presenti le priorità. Per quanto riguarda il Bilancio partecipativo credo che debba essere limitato ai piccoli interventi con vocazione definita, non è uno strumento idoneo per la grandi opere”. Guardando Oltralpe, invece, il modello è sicuramente Londra: “Hanno una flessibilità amministrativa maggiore della nostra, basti pensare che possono fare ricorso a fondi d’investimento specifici – aggiunge l’assessore – mentre noi ci troviamo con procedure che finiscono per rallentare il meccanismo, cito ad esempio le tempistiche per i progetti esecutivi”.

 

Dal versante del centrodestra si guarda con attenzione a questo nuovo corso senza nascondere uno scetticismo di fondo: “E sensato che ci sia una compartecipazione da parte dei privati – sostiene Riccardo Puglisi, economista e consigliere del leader di Energie per l’Italia Stefano Parisi – ma la vera domanda da porsi è questa: si sta cercando di aggiungere qualcosa al pubblico o è il privato che si sostituisce al pubblico? Credo che la prima risposta sia quella giusta, la posizione ideologica della giunta non è cambiata, non vedo un ampliamento del perimetro del suo modello in cui resta sempre centrale la spesa pubblica”. Prima ancora di ipotizzare i mezzi adeguati per instaurare un rapporto virtuoso con i privati, Puglisi ritiene essenziale una nuova stagione culturale: “Milano vanta una storia di mutualismo e mecenatismo importanti, la prospettiva indicata da Sala è interessante, non so in quali tempi sia realizzabile ma sono convinto che occorre un cambio di rotta culturale”. La questione determinante su cui impostare il mecenatismo è il fisco: “La pressione è già elevata – conclude l’economista – se vogliamo davvero il coinvolgimento dei privati è necessario impostare politiche di detrazioni fiscali”.

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