Maroni va a Roma a trattare di autonomia, appoggiato da tutti

Giovedì parte la trattativa con palazzo Chigi. Inizia la rivoluzione dolce del governatore lombardo

Maroni va a Roma a trattare di autonomia, appoggiato da tutti

Roberto Maroni (foto LaPresse)

Bobo c’è la fatta. La sua rivoluzione dolce all’anisetta, senza sparare un colpo di cannone (pensando all’incrociatore Aurora), né alzare il tono della voce, l’ha fatta. E ha convinto tutto (o quasi) il Consiglio regionale lombardo a schierarsi con lui, dopo aver portato al voto referendario del 22 ottobre il 40% dei lombardi. La Lombardia andrà a Roma a discutere i 20 capitoli della sua rinnovata autonomia.

 

E la trattativa tra una regione forte e un governo che sta ultimando il proprio mandato, anche se non porterà frutti maturi, sarà la rampa di lancio per un Maroni bis. “Giovedì c’è il fischio d’inizio della partita: sarà complicata e difficile ma io voglio vincerla”, ha detto il governatore, intendendo l’apertura giovedì a Roma del tavolo sull’autonomia tra le regioni Lombardia ed Emilia Romagna con il governo. E dopo le polemiche pre referendum sul “era meglio la strada dell’Emilia Romagna”, lui che si presenta con in tasca il voto dei cittadini, avrà un vantaggio politico. Ad esempio sul Pd, che in materia di autonomia ha fatto un po’ di capriole, per accodarsi alla fine alle indicazioni del Consiglio. Sul mandato a trattare con il governo, dice Maroni, “martedì siamo riusciti ad avere il voto di tutte le componenti, anche dell’opposizione, ed è la premessa necessaria per fare un buon lavoro a Roma”.

 

Mentre Maroni portava a compimento la sua rivoluzione dolce, nel Pd è invece cresciuta giorno dopo giorno la confusione. Anche su questa materia, e nonostante l’impegno di Giorgio Gori – candidato alle regionali a questo punto con molta strada da rincorrere – e quello un po’ meno campale di Beppe Sala. Di fronte alla sconfitta del referendum del dicembre scorso che avrebbe dovuto disegnare una nuova mappa delle istituzioni – e di fronte alle macerie delle province e delle città metropolitane senza guida né risorse – il Pd, invece di proporsi di ricostruire un nuovo credibile percorso sulle autonomie, possibilmente condiviso, ha scelto di non scegliere. Ora ci riprova, almeno in qualche sua componente (vedi l’articolo qui sotto) ma il tempo perso è molto. Bobo si gode il momento, ma ritrovare una direzione di marcia condivisa è la cosa migliore.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    10 Novembre 2017 - 19:07

    Qui in Lombardia siamo tutti in ansia per questa rivoluzione dolce del presidente della giunta regionale. Come al solito, prima si criticano le regioni autonome, poi si fa la corsa per essere tutte autonome. Sono i misteri nuovi di quest'Italia incomprensibile e senza memoria.

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