Votare con la casa

Sono 300 mila i lombardi delle case Aler. Vogliono sicurezza. Un bel tema per Maroni e Gori

Votare con la casa

Le case Aler di Milano

Nel 1998 Vincenzo Guerrieri era presidente dell’Azienda Lombarda Edilizia Residenziale: l’Aler. Ci si iniziava a preparare al Millennium Bug (bufala del secolo), Pantani vinceva il Giro e a Palazzo Marino sedeva per il secondo mandato Gabriele Albertini. In Regione, Roberto Formigoni con la barba ancora nera e folta. Un’era geologica fa, eppure il tema della casa campeggiava – esattamente come oggi – al centro dell’agenda politica regionale. E’ un tema sul quale Roberto Maroni e Giorgio Gori si incontreranno e si scontreranno da qui alla primavera prossima. Guerrieri scrisse a quei tempi un agile libretto dedicato “a tutti gli inquilini delle case popolari, che sono un terzo della popolazione di Milano, la mia città”. Scandiva, il Guerrieri: “Deve essere quindi evidenziato che da sola l’Aler potrà perseguire solo una parte dei propri obiettivi e che è necessario il concorso dei vari organi e delle varie istituzioni che influenzano la politica della casa per poter registrare validi risultati”. E giù ad elencare le necessità: “Adozione di criteri di assegnazione degli alloggi rispondenti alle peculiari esigenze sociali, collaborazione con le autorità per il controllo dell’abusivismo e della morosità, adozione di un adeguato progetto di ripiano delle perdite pregresse, procedure per ottenere la disponibilità di risorse finanziarie pubbliche”.

 

Sono passati vent’anni, quasi. “Eppure sembra la fotografia della situazione di oggi”, spiega al Foglio Angelo Sala, presidente attuale di Aler. Nessuna abbronzatura se non quella causata dal sole durante le sue visite ai quartieri popolari, nell’agosto della Milano spopolata, Sala è uno che al ruolo dell’edilizia popolare ci crede sul serio. “Ci credo io e ci crede Maroni”, dice. “E’ chiaro a tutti che il tema delle case popolari è fondamentale. Trecentomila persone vivono nei nostri alloggi. Noi dobbiamo pensare ai morosi, agli abusivi e soprattutto dobbiamo pensare a tutti quelli che pagano e che sono onesti e che hanno il diritto di avere case ben manutenute e soprattutto sicure”. Ecco, ancora una volta il tema della sicurezza, il vero Leitmotiv di tutte le campagne elettorali in arrivo. “Sapete che cosa mi chiedono anche nei quartieri più degradati e in difficoltà, dove vogliamo intervenire con forza? Prima ancora delle manutenzioni, comunque al top per importanza, mi chiedono sicurezza. E con la Regione vogliamo agire in questo senso”.

 

La sfida è sugli abusivi, ovviamente. Ma anche sulla delinquenza spicciola. Quella che spacca gli ascensori per non far salire le forze dell’ordine agli ultimi piani dei caseggiati. “Situazioni intollerabili, sulle quali stiamo intervenendo”, spiega. Poi c’è la questione dei soldi: “E’ ovvio che tra tasse e morosità Aler parte con un handicap, ogni anno, di 80 milioni di euro. Questo non dipende da una buona o da una cattiva gestione: è semplicemente parte del costo ‘sociale’ delle case popolari. Io penso che la politica si debba far carico di questo problema. Per questo ritengo sia un provvedimento intelligente – se il sì vincerà al referendum e se otterremo nuove risorse – destinare una percentuale fissa, non mutabile, all’edilizia popolare”. E con il referendum la si butta in politica? “Assolutamente no: è una richiesta di buon senso. E credo che a destra come a sinistra non ci possa essere nessuno che neghi che la casa è un diritto. Ma anche un costo che il settore pubblico in buona sostanza deve finanziare. Il referendum può essere un’occasione per farlo”. Con il comune di Milano i rapporti sono buoni: “Sono una persona che dialoga. Maroni e il sindaco Beppe Sala hanno chiesto ad Aler e a MM di parlarsi. Lo stiamo facendo poiché non c’è contrapposizione tra di noi: la nostra mission è comune. A che pro fare polemiche inutili?”. In effetti il rischio è grandissimo: si potrebbe finire per pubblicare un libretto, tra qualche anno, con le stesse conclusioni cui era giunto Guerrieri di vent’anni fa. Non un successo per la politica, e un dramma vero per i cittadini.

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