La Rai rilancia e torna in Fiera (forse). Bella idea

Daniele Bonecchi

“E’ fondamentale per la Rai investire a Milano, perché la città è diventata lo specchio del paese che funziona, è un’eccellenza europea", spiega Vinicio Peluffo (Pd), della Commissione parlamentare di Vigilanza

E’ la parabola (non in senso biblico) della Rai, che ha voltato le spalle a Milano quando il potere con la maiuscola si era trasferito a Roma e oggi, invece, visto che è proprio Milano a tirare la volata al paese, potrebbe avere un lieto fine. E’ proprio la Rai, infatti, a mettere a punto una strategia per tornare più forte di prima in città. “Un ritorno alle origini, dalla Fiera alla Fiera”, spiega Vinicio Peluffo (Pd), della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. Anche perché sono in molti a ricordare la stagione delle grandi produzioni e la simpatia, le battute di Mike al Teatro Fiera 1, quando andavano in onda le prime puntate di “Lascia o raddoppia?”, o il sorriso senza tempo di Paolo Limiti. Sembra tutto in discesa il ritorno di mamma Rai nel recinto della Fiera, al Portello. “E’ fondamentale per la Rai investire a Milano, perché la città è diventata lo specchio del paese che funziona, è un’eccellenza europea. E poi realizzare un nuovo centro di produzione è diventata una necessità per l’azienda di corso Sempione”, spiega Peluffo, che ha seguito la pratica fin dall’inizio, coi tre direttori generali che si sono scambiati il testimone in questi ultimi anni. A partire da Luigi Gubitosi, che si era opposto nettamente all’ipotizzato trasloco sull’area Expo ma che chiedeva una sede di prestigio dentro la città. Poi Antonio Campo dall’Orto, che dopo aver incontrato Pisapia aveva manifestato disponibilità sul nuovo centro di produzione in Fiera e aveva lanciato addirittura l’idea di un tg nazionale a Milano, un classico delle ambizioni mancate meneghine. Ora Mario Orfeo – già passato dalla commissione di Vigilanza – fa sapere che deve studiare la pratica. D’altra parte molto dipenderà da come finiranno le elezioni politiche. Orfeo spera nella riconferma al timone della Rai e dopo il voto non farà nulla – né sul piano informazione né sul futuro della nuova sede di Milano – per dispiacere a chi avrà vinto la partita. Ma né la Rai né Milano possono permettersi altri giri di valzer. L’ipotesi Portello, che è di FieraMilano, è ormai sul tavolo. E proprio un tavolo di lavoro si è insediato mesi fa a palazzo Marino. La soluzione Portello ha già ottenuto semaforo verde dal sindaco Sala e dalle organizzazioni sindacali prima dell’ultimo rimescolamento dei vertici Rai. All’inizio del 2019 scade il contratto di affitto per gli studi di via Mecenate e già oggi i problemi non mancano, a partire dagli spazi troppo angusti per ospitare la produzione di Fabio Fazio. “Credo che il rafforzamento e il rilancio della sede Rai, in una città come Milano, possa mettere in campo importanti sinergie”, spiega Peluffo. “La Rai al Portello – oltre a determinare un valore aggiunto in termini di cultura ed economia – può avere un valore simbolico anche per il servizio pubblico. Si tratterebbe di un ritorno alle origini: la Rai, oltre che in corso Sempione, ha realizzato le produzioni più importanti proprio negli studi della Fiera”, ricorda l’esponente del Pd. E da largo Domodossola (Fondazione Fiera Milano) – dopo che il bando di gara per la cessione del Portello ha subito due stop, prima col flop dello stadio destinato al Milan e poi attraverso le controversie col secondo arrivato, il costruttore Vitali, al quale sembra destinata un’area di circa 12 mila metri quadrati antistante al Portello – si pensa a una soluzione che possa essere remunerativa senza dover mettere in campo altre procedure di gara.

 

La Rai arriverebbe al Portello con un contratto di affitto, senza lasciare – almeno in una prima fase – corso Sempione. In via Gattamelata la tv pubblica avrebbe la possibilità di scegliere, tra i padiglioni, quelli più funzionali a una radicale ristrutturazione e realizzare – su un’area di 65 mila metri quadrati – il centro di produzione più moderno d’Europa. Per Fondazione Fiera, proprietaria dell’area, sarebbe comunque una boccata d’ossigeno e un abbattimento dei costi di manutenzione. Per Milano la consacrazione di un nuovo grande polo attrattivo, dopo Porta Nuova. Infatti CityLife – dove il terzo grattacielo, la Torre Libeskind, è in fase di realizzazione (sarà pronta a fine 2018) e a novembre aprirà il mega centro commerciale con 7 sale cinematografiche targate Anteo, sauna e 20 ristoranti – avrebbe il suo naturale completamento urbanistico lungo l’area Portello, dove già c’è il MiCo, il Centro congressi, col nuovo centro di produzione Rai. Sarebbe la fine logica del percorso che ha fatto nascere il polo esterno della Fiera a Rho proprio grazie alla vendita, nel 2004, della vecchia area fieristica (255 mila metri quadri) al raggruppamento CityLife che per la bella somma di 523 milioni si è aggiudicato la gara, grazie anche a un progetto di riqualificazione di caratura internazionale.

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