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Politici e tribunali

Fabio Massa

Riusciranno i nostri eroi (nel senso di legittimamente eletti) a resistere all’autunno caldo dei pm?

L’estate sta finendo, un anno se ne va. E arrivano le elezioni regionali. In mezzo, tra mari (agostani) e monti (natalizi), ci sono le inchieste. Tre mesi di fuoco e di palcoscenico per i giudici. Tre mesi in cui si vedrà la politica quanto sarà resistente e a tenere testa all’autunno caldo della magistratura.

 

BEPPE SALA - A settembre è attesa la richiesta di rinvio a giudizio, poi l’eventuale udienza preliminare per decidere nel caso che riguarda l’appalto per la piastra di Expo. Il sindaco di Milano, ha detto fin dall’intervento alla convention dei circoli del Pd, il 30 giugno al Teatro Linear Ciak, che si aspetta il processo ma che va avanti “a lavorare serenamente”. In pratica, dopo lo sbandamento iniziale e l’improvvida autosospensione (le dimissioni – pur ventilate – sarebbero state la resa definitiva e catastrofica), Sala ha opposto la dignità della politica ai teoremi della magistratura, in attesa (sacrosanta) dei pronunciamenti dei giudici. Scelta saggia. Boatos da Palazzo di Giustizia, comunque, parlano di quotazioni in risalita per Sala: oggi c’è chi scommette che sarà prosciolto. In ogni caso, dopo il rientro dal suo breve tour toscano (vacanze nella splendida Val d’Orcia, San Casciano dei Bagni e puntata al palio di Siena), Beppe Sala saprà quale sarà il suo destino (processuale) con contorno di polemiche (immancabili, come il prezzemolo).

CRISTIAN MALANGONE - Per chi non lo conoscesse “Malanga” è uno degli uomini che Beppe Sala stima di più. Già direttore generale di Expo, è stato condannato a 4 mesi in primo grado con rito abbreviato per il caso Paturzo. Malangone attende l’appello, che tuttavia non è stato ancora fissato. Ovviamente, nel caso dovesse spuntarla (cosa del tutto probabile) l’intero castello accusatorio sulla vicenda di Maria Grazia Paturzo, la ex collaboratrice di Maroni che avrebbe dovuto viaggiare a Tokyo con il presidente di Regione Lombardia che – secondo l’accusa – insisteva affinché pagasse Expo 2015 Spa. Poi il viaggio non si fece, e partì invece Mario Mantovani (senza Paturzo). Che cosa accadrà a Malanga se sarà assolto? Facile intuirlo. Ad ogni modo, se son rose, fioriranno.

MARIO MANTOVANI - A proposito di Mario Mantovani (e Massimo Garavaglia). Il processo ha capi di imputazione vari, e abbastanza seri: concussione, corruzione, turbativa d’asta. Mantovani è finito in carcere (scelta assai discutibile) per 42 giorni. Prima, era l’assessore alla Sanità di Regione Lombardia. Oggi, Massimo Garavaglia è ancora l’assessore al Bilancio. Inutile dire che eventuali condanne ridarebbero la stura a una ridda di polemiche sulla giunta Maroni. Il quale tuttavia confida nella tenuta politica (così come l’ex assessore e l’assessore confidano nelle assoluzioni). Ad ogni modo, la sentenza pare arriverà entro fine anno.

ROBERTO MARONI - Il processo di cui più si discute. Quello su cui si appuntano alcune speranze inconfessabili di qualcuno del centrosinistra per scalzare l’apparentemente inamovibile Maroni. E quello che pure qualcuno, a destra, potrebbe usare in caso di condanna e intervento della Severino, per provare la corsa verso la presidenza della Regione. Un processo su un viaggio che non è mai stato fatto. Abbastanza buffo, sì. La lotta di Domenico Aiello, avvocato di Maroni, per posticipare il più possibile la sentenza è stata strenua. Dai mal di schiena al colpaccio su alcuni presunti errori di Scafarto (quello del caso Consip, per capirci) in una informativa del Noe al tribunale, il legale ha provato di tutto. Oggi i corridoi di Palazzo di giustizia mormorano che prima di fine anno di una sentenza non se ne parla. Missione compiuta? Chissà. Di certo tenere appesa la politica regionale a una eventuale condanna (con Severino) per il pagamento di un viaggio di una collaboratrice che poi non si è neppure tenuto, non sembra un indice di grande salute per il circuito politica-giustizia in Italia (anzi, il che è quasi peggio, nel nord Italia).

CONSIGLIERI REGIONALI - C’è un vecchio caso che arriva a sentenza, con tutta probabilità entro novembre. In questo periodo ci sono le arringhe. E’ un caso che – di fatto – si pone come spada di Damocle sopra la destra e la sinistra, sopra tutti i partiti, da Sel alla Lega. E’ quello che riguarda i rimborsi dei gruppi consiliari, un must della magistratura acchiappa applausi antipolitici. L’inchiesta si era chiusa nel 2015, e a marzo 2017 il pm ha chiesto 56 condanne su 57 posizioni aperte per consiglieri regionali ed ex assessori, imputati alcuni per truffa, la maggior parte per peculato. L’accusa è di aver portato a rimborso di tutto. Dal pranzo di nozze della figlia (Stefano Galli) ai cocktail di Renzo Bossi alle creme di Nicole Minetti. In mezzo però, ci sono molti altri che siedono ancora sugli scranni del Pirellone e che ci vorrebbero tornare. Ma come fare, in caso di condanna? Si prevede tempesta.

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