A Milano, il risiko delle vetrine

Tra il Quadrilatero e il Duomo, firme in fermento per un posto in prima fila (e prezzi in crescita)

A Milano, il risiko delle vetrine

Milano. Se in città il risiko delle vetrine è un grande classico della stagione che separa le collezioni primavera/estate da quelle autunno/inverno, è vero che quest’anno il fenomeno appare più marcato. L’ultimo annuncio, in ordine di tempo, è quello di Woolrich, che fra le 9 nuove aperture del 2017 includerà Milano. Location Quadrilatero, inaugurazione nel tardo autunno, cifra investita top secret ma certo considerevole visti i settecento metri quadri di negozio. Pochi giorni dopo quell’annuncio, alla fine di giugno, era toccato agli svedesi di Acne Studios inaugurare il loro primo store meneghino, stavolta in piazza del Carmine a Brera: 165 metri quadri con pregevoli facciate ad arco fino a poco tempo fa occupate da Marc by Marc Jacobs. Perché la regola, ineludibile vista la scarsità di spazi disponibili nelle zone più appetite dai marchi della moda, è che qualcuno arriva solo quando qualcun altro decide di andarsene. I pochi intermediari specializzati, su questa dicotomia, hanno costruito carriere sfolgoranti, contraddistinte da silenzi aggirabili unicamente con la promessa di anonimato. “Le liste d’attesa restano lunghe, ma qualcosa sta cambiando”, dice al Foglio uno dei facilitator più attivi. “Per molte insegne è diventato difficile mantenere una presenza di livello, e per quanto tutti si sbraccino a parlare di strategie, il problema è soltanto uno: i soldi”.

 

Secondo l’osservatorio Nomisma-Septen sulle quotazioni retail, gli affitti fra via della Spiga, via del Gesù e Sant’Andrea viaggiano fra i quattromila e i settemila euro annui al metro quadro, ma nella parte più nobile di via Montenapoleone toccano i diciottomila. Le pigioni, schizzate ulteriormente verso l’alto ai tempi di Expo, si sono poi assestate ma senza calare. “Logico che se a condizioni economiche del genere abbiniamo costi di apertura, restyling e mantenimento, ma anche fattori congiunturali, come la crescita dell’ecommerce e la scelta di alcuni brand di investire più forte su eventi e temporary store, sopravvive con successo solo chi sa fare il pieno di buyer stranieri”. I dati confermano che lo shopping di cittadini extra Ue è in salute: nel trimestre compreso tra le sfilate donna e i saldi – tradizionalmente il periodo più florido insieme a quello prenatalizio – il tax free è cresciuto del 9 per cento in valore assorbendo il 34 per cento delle vendite totali, con punte superiori al 40 per cento nel Quadrilatero e uno scontrino medio di 1.044 euro contro una media italiana di 772.

 

Anche se la torta non basta a sfamare tutti, insomma, il mercato si mantiene dinamico, coinvolgendo vecchi e nuovi protagonisti in una Grande Jatte dove i posti al sole non sono facili da conquistare né da mantenere. Fra i newcomers che provano ad aggredire i marciapiedi di Montenapo c’è Coach, icona fighetto-chic quotata al Nyse ma poco conosciuta in Italia, che a fine febbraio è sbarcata al civico 19: i primi segnali pare siano molto incoraggianti. Poche vetrine più in là, ha invece salutato tutti una presenza storica come Ralph Lauren, sostituita in fretta da Dolce&Gabbana, mentre negli spazi lasciati per qualche mese liberi da Loro Piana arriverà Cucinelli.

 

Limitare il risiko in corso al solo Quadrilatero, tuttavia, sarebbe riduttivo. Molte anche le manovre in entrata e uscita da Galleria Vittorio Emanuele e zone limitrofe dove, come spiega la nostra fonte, “le dinamiche sono simili a quelle di Montenapoleone ma i prezzi continuano a crescere, nonostante una maggiore disponibilità di spazi”. L’asta più interessante, in queste settimane, è quella scatenata intorno alla filiale di Carige, che la banca ha incluso nel suo piano di dismissioni. I giapponesi di Uniqlo, come anticipato qualche giorno fa da MilanoFinanza, sono da tempo in cerca di una location di pregio, e avrebbero messo sul piatto 120 milioni. Secondo quanto risulta al Foglio, però, potrebbe essere della partita anche Inditex, presente con Zara poche centinaia di metri più in là ma interessata a un flagship store più piccolo per le collezioni home e accessori. Per chi vanta immobili di proprietà o contratti d’affitto pluriennali l’area offre anche la possibilità di interessanti turnaround: è il caso del gruppo Percassi, che ha chiuso lo storico punto vendita di scarpe d’alta gamma Vergelio per fare spazio a uno dei brand stranieri di cui cura la presenza italiana (probabilmente Victoria’s Secret), o di H&M, che libererà i suoi due piani all’angolo con San Babila a favore di un’altra label del gruppo, come Monky o Arket, primo esperimento multimarca degli svedesi che inaugurerà il suo primo store il 25 agosto nella londinese Regent Street.

 

In zona, infine, i rumors segnalano anche sondaggi da parte di Neil Barrett, che ha appena traslocato in via Ceresio, nell’ex palazzone Enel dove ha sede anche Dsquared, ma cerca uno store centrale di pregio per NB Kids, marchio junior da lanciare in pompa magna al prossimo Pitti Bambino. Il risiko continua.

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