La nuova vita di Lina Sotis, ovvero la carica dei buoni per i Quartieri Tranquilli

“Il mio obiettivo era riuscire a far diventare i quartieri delle piccole isole solidali”. Un compito non da poco in una società d’indifferenti

La nuova vita di Lina Sotis, ovvero la carica dei buoni per i Quartieri Tranquilli

Lina Sotis (foto LaPresse)

L’indirizzo è via Marsala 8, ex scuola Montessori, da tre anni Casa del volontariato. Al primo piano la Casa delle donne, al secondo scrivanie assegnate a varie onlus, al terzo l’Unicef e “noi”. Il noi sta per Quartieri Tranquilli, l’associazione nata da un’idea di Lina Sotis. “Quando ci hanno dato questo posto mi pareva di toccare il cielo con un dito. Sono andata in pensione a 65 anni come tutti e avevo un contrattino con il Corriere per la mia rubrica. Dissi a mio figlio che quel contratto non mi bastava e lui mi rispose ‘fai l’unico lavoro che avrà un futuro: il volontariato. Fatti venire un’idea e guadagnati la tua pensione’. Mi è piaciuto molto questo ‘guadagnati la tua pensione’. Ora siamo in tantissimi, sto coinvolgendo quelli che possono guadagnarsi la propria pensione facendo quello che hanno sempre fatto nella vita. Ovvero quello che li diverte e sanno fare. Se sei un avvocato fallo per le detenute che non possono pagarsi un avvocato, se sei medico metti a disposizione il tuo sapere e così via”.

  

Come è venuta l’idea di Quartieri Tranquilli? “Sono stata più di quarant’anni al Corriere, ero una cronista. Il capocronista diceva ‘delitto a Quarto Oggiaro’, Berticelli pensaci tu, ‘furto quartiere Magenta’, Lina informati chi sono questi. Per cui ho conosciuto quei quartieri nel modo antico, dalla cronaca. Da lì, l’idea di occuparmene”. L’antico amore di Lina Sotis, con l’orgoglio di essere rimasta 40 anni a Via Solferino, di essere stata una veterana, “tutti i ragazzi della cronaca, alla fine, mi chiamavano zia”. E ora questa idea, che qualcuno chiama la voglia di restituire alla società una parte di ciò che si è avuto, e che è tipica di molto volontariato “privato” meneghino. Torniamo ai quartieri. “Il mio obiettivo era riuscire a far diventare i quartieri delle piccole isole solidali. Sei povera e sola? Il tuo vicino ti viene a trovare. Sei il bambino più spampanato con vene di bullismo? Il tuo amichetto lo sa e ti dice non si fa così. Insomma fare in modo che tutti si sorridano”. Un compito non da poco in una società d’indifferenti.

  

“È molto più semplice di quello che credi in quanto Milano è il trionfo delle onlus: però non si conoscono tra loro e non collaborano. Itaca cura i malati mentali, Vidas cura i terminali, basta collegarle. Questo è un lavoro che si può fare o in equipe o in tribù. Metto insieme tutti gli amici che ho: chiamo Eva Catizzone a Cosenza (dove ha aperto Quartieri Tranquilli) e dico, aiutami! Chiamo Giustina Destro ed è uguale. Non ho connotazioni politiche, chiamo quella del Pd, quella di Forza Italia. Le persone che lavorano qui – Patrizia Bugatti, Letizia Rittatore Vonwiller, Cristina Castelli, una professoressa di resilienza alla Cattolica, Gianni Fumagalli ex capo educatore di San Vittore, Laura Guardini ex del Corriere, Salvatore Carruba, Franco Cologni il benefattore puro della città, fondatore di Arte e Mestieri, ex direttore della Cartier, ha in mano l’artigianato. Franca Fossati Bellani è responsabile dell’Istituto dei tumori, Pasquale Lebano è notaio, Salvatore Veca filosofo, tutte persone che hanno sostenuto Quartieri Tranquilli”.

 

In pratica, l’associazione individua i problemi, offre aiuto e costruisce progetti. “Facciamo cose meravigliose. L’Enel con Maria Patrizia Grieco, ha promosso ‘Enel nel cuore’: con noi ha preparato borse che riempiamo di cibo. Poi il premio ‘Miglioriamo Milano’ con la Fondazione Cariplo, il tema scelto è ‘il caso Corvetto città amica città nemica’, il presidente è Giangiacomo Schiavi e a questo premio partecipano l’università Cattolica, lo Iulm, la Statale, la Naba. La Prima della Scala a San Vittore è stato il nostro debutto nel 2013 e a ogni 7 dicembre ci ritroviamo in carcere. I ragazzi del Gratosoglio vanno in montagna con Quartieri in Quota. Per quanto riguarda la Scuola dei maestri artigiani Cologni si occupa di 35 tirocini. Abbiamo la musica all’Ospedale Buzzi dove Ida Salvo, primaria del Buzzi, agognava di avere nella sala rianimazione e sala accoglienza dell’ospedale per bambini un po’ di musica. Ho chiamato Francesco Micheli: “Francesco mi lasci i ragazzini operati senza musica?”.

 

E Francesco è arrivato e l’ha fatto. Seguiamo i rifugiati politici che sanno tutti cucire e ricamare: lo fanno per la Linea Adele e diamo 16 salari. Marco Predari presidente di Assufficio, si occupa degli animali. Con Giovanni Pasculli, ragazzo di don Gino Rigoldi, abbiamo creato la Coppa Quartieri. Siamo partiti con sette squadrette sono 51. E’ un miracolo divino. Si allenano all’Arena. Ora mi darò da fare per portarli a San Siro per la loro finale. Cocca Barbieri, presidente dell’Ali (Agenzia letteraria internazionale), va in giro per le scuole pubbliche a portare la bellezza della lettura. Luisa Poluzzi, farmacista dell’Antica Farmacia di Brera, ha organizzato il martedì un appuntamento con tutti i medici volontari in quattro quartieri”. Un cambio totale nella vita di Lina Sotis, figlia della buona borghesia romana, cresciuta “nei più altezzosi collegi romani”, entrata come una protagonista nella buona borghesia meneghina, che ha insegnato a tanti come si vive. “So fare una sola cosa, scegliere il momento giusto. Mi è venuto in mente di scrivere il bon ton quando era il momento dei nuovi ricchi. Bisognava almeno sapere come sedersi a tavola”. Ora apparecchia nuovi quartieri, si diverte (forse) di più.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi